Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Leonardo Lugaresi, pubblicato sul suo blog. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

Adamo ed Eva
Adamo ed Eva

 

Non l’avevo mai capito come l’ho capito oggi, sentendo leggere a messa per l’ennesima volta il passo di Genesi 3 in cui si racconta del peccato di Adamo ed Eva e dei primi provvedimenti presi da Dio per rimediare.

Quando il Signore Dio, sceso nel giardino a fare la Sua passeggiatina, si accorge che c’è qualcosa che non va, perché Adamo – quell’altro-da-sé che aveva creato con tanto amoroso entusiasmo a propria immagine e somiglianza perché gli corrispondesse – invece di andargli incontro si era nascosto con sua moglie in mezzo agli alberi, vuole vederci chiaro e gli domanda: «Dove sei?». (Che domanda profonda, che domanda giusta, proprio degna di Dio! “Dove sei?”. Non è forse questa la domanda prima e ultima da fare, a se stessi e agli altri? Dove sono? Dove sei? La domanda che identifica la posizione dell’essere, che nella vita è tutto).

Adamo capisce al volo, e infatti non risponde a tono: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». L’essenza del peccato: nascondersi. La radice di ogni cosa che non va bene, a questo mondo: nascondersi. Nascondersi a Dio.

Come un buon maresciallo dei carabinieri d’altri tempi, il Signore prosegue senza scomporsi la sua indagine: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». E come un qualsiasi ladro di polli colto sul fatto, Adamo scarica la colpa: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato» (oltretutto col sottinteso vigliacco: se mi lasciavi da solo forse era meglio). Imperturbabile, il divino maresciallo si rivolge allora alla complice appena denunciata: «Che hai fatto?». (Anche questa è una buona domanda, una domanda tanto formidabile quanto semplice. Sono così le domande di Dio: dove sei? che cosa hai fatto?).

Anche la donna, come l’uomo, non risponde a tono e scarica la colpa: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». (Sono uguali, quei due. Tutto il cianciare che si fa adesso sulla diversità dei generi e sulla presunta superiorità del femminile sul maschile crolla miseramente davanti a questo dato antropologico primitivo).

Siamo arrivati al serpente, cioè al Nemico, a cui non viene data la parola e che non ha nessun altro a cui rinviare la palla: è lui il vero mysterium iniquitatis, perché qui lo vediamo già strisciare a terra in una delle sue estrinsecazioni più ripugnanti e triviali, ma d’altro canto sappiamo che anch’egli era stato creato libero e bellissimo, fatto per amare il suo amoroso Creatore. Come ha fatto a ridursi così? Ma di questo ora non parliamo.

La cosa di cui volevo parlare, quella che non avevo mai capito come l’ho capita stamattina è che il primo gesto salvifico di Dio verso l’uomo peccatore è un’inimicizia. Si, proprio un’inimicizia, un odio, un’estraneità assoluta. Dio, che non maledice l’uomo (e neanche la donna), maledice invece il serpente, ma soprattutto decreta un’ostilità ontologica, se così posso dire, tra il Nemico e l’umanità: «Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno». La prima misura di salvezza della storia, il primo provvedimento preso da Dio per rimediare alla cazzata di quei due è un’inimicizia. Grazie ad esso, non siamo del Nemico, non abbiamo niente a che fare con Lui, non siamo roba sua, anche se lui tante volte si presenta come se fosse dei nostri, come se fossimo parenti; se si avvicina possiamo e dobbiamo schiacciarlo, fargli del male. Non dobbiamo neanche parlargli, stare a sentire le sue ragioni (perché, a lasciarlo parlare, dirà che anche lui ha le sue ragioni, come tutti).

Il primo gesto di salvezza di Dio è un’inimicizia: così, non l’avevo mai colto. L’amore separa, fa krisis tra sé e il suo contrario. L’amore è odio del male. Il che taglia le gambe a qualunque irenismo.

Leonardo Lugaresi

 


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