Per una migliore introduzine dell’argomento, riprendo da MyPersonaltrainer: ” La linfoadenopatia è il sintomo anche noto come ingrossamento dei linfonodi o linfonodi ingrossati. Nella maggior parte dei casi, la linfoadenopatia è dovuta a un’infezione, infezione che il più delle volte non è nulla di preoccupante. Più raramente, è il segnale di una grave condizione di salute, quale un tumore del sangue, una neoplasia metastatica o una malattia autoimmune. Non bisogna poi dimenticare una serie di altre cause non infettive e non gravi, come per esempio le vaccinazioni effettuate sulla spalla (che potrebbero provocare linfoadenopatia ascellare). I linfonodi ingrossati sono spesso anche dolorosi; inoltre, potrebbero mutare la loro consistenza, diventando duri, e cambiare sotto il profilo della forma e del rapporto con le strutture circostanti; inoltre, potrebbero associarsi ad altri sintomi, alcuni preoccupanti e che non devono essere trascurati. Il trattamento della linfoadenopatia varia in funzione della causa; nella maggior parte dei casi, i linfonodi ingrossati hanno un’evoluzione benevola.

Rilancio dunque l’abstract di uno studio pubblicato nel 2021. A mio parere è significativo alla luce di tutto quello che è avvenuto e sta avvenendo in questo periodo. Lo studio è stato condotto da Renata Faermann, MD,a,b,c, Noam Nissan, MD, PhD,a,b Osnat Halshtok-Neiman, MD,a,b,c Anat Shalmon, MD,a,b,c Michael Gotlieb, MD,a,b,c Yael Yagil, MD,a,b,c David Samoocha, MD,a,b,c Eitan Friedman, MD, PhD,b,c and Miri Sklair-Levy, MDa,b,c. prevalentemente appartenenti allo Sheba Medical Center (il più grande di Israele e tra i primi 10 al mondo) di Ramat Gan, una cittadina alla periferia di Tel Aviv, e alla Sackler Faculty of Medicine, Tel-Aviv University, Tel Aviv, Israele. Ecco l’abstract dello studio nella mia traduzione. L’evidenziato è mio.

 

Pfizer vaccino

 

Introduzione: In seguito alla vaccinazione della popolazione israeliana con il vaccino COVID-19 di Pfizer-BioNTech, è stato osservato un insolito aumento delle linfoadenopatie ascellari. Questo studio valuta il tasso e l’entità di questa tendenza dal punto di vista dell’imaging mammario.

Materiali e metodi: Le partecipanti sottoposte a imaging mammario, nelle quali è stata rilevata una linfoadenopatia ascellare isolata, sono state interrogate in merito al vaccino SARS-CoV-2 nel braccio omolaterale. Le caratteristiche delle pazienti e dell’imaging sono state confrontate statisticamente. Per eseguire un follow-up a brevissimo termine, dodici membri sani del personale medico vaccinato sono stati sottoposti a ecografia ascellare poco dopo la seconda dose e al follow-up.

Risultati: In 163 donne sottoposte a ecografia mammaria, comprese le portatrici di BRCA, è stata riscontrata una linfenopatia ascellare attribuita alla vaccinazione. Durante lo studio, il numero di linfadenopatie rilevate è aumentato del 394% (p = 0,00001) rispetto ai due anni consecutivi precedenti. Lo spessore corticale medio dei linfonodi anomali dopo la seconda dose di vaccinazione era di 5 ± 2 mm. È stato notato un diametro dei linfonodi più lungo dopo la seconda vaccinazione (da 15 ± 5 mm a 18 ± 6 mm, p = 0,005). Nel sottogruppo dei membri del personale medico sono state osservate le seguenti tendenze: nei pazienti con anticorpi positivi, lo spessore corticale dei linfonodi era maggiore rispetto ai pazienti con sierologia negativa (p = 0,03); lo spessore corticale dei linfonodi è diminuito nelle 4-5 settimane di follow-up (p = 0,007). La linfoadenopatia era evidente alla mammografia solo nel 49% dei casi.

Discussione: La linfoadenopatia associata al vaccino è un fenomeno importante con un grande impatto sul carico di lavoro della clinica senologica. I risultati suggeriscono la comparsa di un ispessimento corticale poco dopo entrambe le dosi. La sierologia positiva è associata a un aumento dello spessore corticale dei linfonodi. Nelle donne vaccinate asintomatiche con linfonodi ascellari omolaterali come unico reperto anormale, il follow-up radiologico non è probabilmente indicato. Le portatrici di BRCA, pur essendo a maggior rischio di cancro al seno, dovrebbero probabilmente ricevere la stessa gestione delle pazienti a rischio medio.

 


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