Negli ultimi decenni abbiamo purtroppo potuto testimoniare come musica e liturgia abbiano conosciuto un enorme crisi che sembra non finire mai. Ci vorrebbe forse una nuova presa di consapevolezza su questo argomento così centrale nella vita della Chiesa.
Ne parliamo con il M° Aurelio Porfiri, fecondo compositore di musica liturgica e saggista. Egli inoltre è responsabile di un importante newsletter su musica e liturgia (musicasacra.substack.com).
Maestro, come le è venuto in mente di fare una newsletter?
In realtà ne ho più di una. Mi sembrava importante creare una possibilità di collaborazione più diretta fra me e coloro che trovano importanti le mie riflessioni. Richiede molto lavoro, ma sono ripagato dalle migliaia di persone che la seguono.
A cosa serve la musica nella liturgia?
Alla gloria di Dio e all’edificazione dei fedeli. In questo ordine.
Gli stili musicali del canto liturgico non cambiano con i tempi?
Sì e no. È vero che ogni epoca culturale ha degli apporti per quello che riguarda il linguaggio musicale, ma quello che c’è alla base del fare musica liturgica non cambia, né può cambiare.
E sarebbe?
Che la musica liturgica, in qualunque stile sia scritta, deve possedere le qualità di cui parlava san Pio X nel 1903: santità, bontà di forme e universalità. Aggiungo io, che deve essere anche musica che ha una “pertinenza rituale”, cioè musica che rispetta le esigenze del momento liturgico per cui è composta; deve anche rispettare non solo il tempo liturgico, ma anche l’identità della singola domenica in cui viene eseguita, armonizzandosi con lo specifico significato che ogni cosa ha nella sinfonia liturgica.
Perché questo non accade?
Perché troppi Vescovi, parroci, canonici di Basiliche e Cattedrali, non hanno idea a loro volta del ruolo della musica nella liturgia, e a volte non hanno idea anche della liturgia stessa, che celebrano più come un dovere che per intima comprensione della sua grandezza.
Si aspetta una ripresa in questo ambito per quanto riguarda il Giubileo?
Guardi, io sono a Roma, e i segnali anche in luoghi di culto importanti della Roma cristiana sono deprimenti. Mi piacerebbe dire che sono ottimista, ma mentirei a me stesso e a voi.
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