Davanti a Colei, che fu concepita senza peccato, il penitente si affida nella piena sicurezza di poterne imitare le virtù. Il peccatore, che si vuole convertire, trova nella Beata Vergine Maria la via più sicura per giungere a Gesù Cristo e alla sua misericordia.

 

 

 

di Silvio Brachetta

 

Con l’enciclica Ineffabilis Deus (8 dicembre 1854), il pontefice Pio IX proclama il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria e ribadisce, per converso, che l’uomo nasce con la macchia della colpa adamitica. È solo l’ultimo – e più solenne – pronunciamento a favore dell’Immacolata Concezione, già presente in abbondanza nella tradizione cattolica precedente.

Lo stesso Pio IX cita uno dei suoi predecessori – Alessandro VII (1599-1667) – molto chiaro sull’argomento, due secoli prima dell’Ineffabilis Deus. Alessandro VII, dunque, affermava:

«È sicuramente di antica data la particolare devozione verso la Beatissima Madre, la Vergine Maria, da parte dei fedeli: infatti erano convinti che la sua anima – fin dal primo istante della sua creazione e della sua infusione nel corpo – fosse stata preservata immune dalla macchia del peccato originale per una speciale grazia e per un singolare privilegio di Dio, in previsione dei meriti di Gesù Cristo, Figlio suo e Redentore del genere umano. Animati da tale persuasione, circondavano di onore e celebravano la festa della Concezione con un rito solenne». (Costituzione. Sollicitudo omnium Ecclesiarum, 8 dicembre 1661)

Si tratta, quindi, di un consenso popolare in credendo sul dogma, suffragato da pronunciamenti in docendo, da parte del magistero petrino. Pio IX parla, infatti di «chiare e reiterate dichiarazioni» da parte dei pontefici, per cui «l’Immacolata Concezione della Vergine, era e doveva essere considerata a pieno titolo assolutamente conforme al culto della Chiesa».

La Chiesa cattolica, nel XIX secolo, non aveva ancora alcuna remora a presentare se stessa come «madre e maestra di tutte le Chiese». Papa Mastai Ferretti non fu per nulla imbarazzato nel dichiarare che la Chiesa cattolica «è il centro della verità cattolica e dell’unità», che solo in essa «fu custodita fedelmente la religione» e che «da lei tutte le altre Chiese devono attingere la tradizione della fede». Tantomeno, dunque, la Chiesa era intimorita di parlare apertamente al mondo dei privilegi della Beata Vergine Maria.

L’Ineffabilis Deus dà molto spazio ad Alessandro VII, che riferisce del culto all’Immacolata come di una «lodevole e pia devozione», confermata e opportuna «nel rendere onore e nel celebrare la Beatissima Vergine preservata dal peccato originale con un atto preventivo della grazia dello Spirito Santo».

Non si tratta, insomma, di una dottrina moderna, partorita a tavolino, ma di una tradizione antica, nata nella sensibilità dei santi e del popolo orante. Tutti i dogmi, del resto, hanno il medesimo fondamento, che è l’autorità della Scrittura unita a quella della Tradizione apostolica.

Pio IX, nel merito, insegna che la dottrina dell’Immacolata Concezione è stata «tramandata, sostenuta e difesa dalle più illustri Famiglie religiose, dalle più celebri Accademie teologiche e dai Dottori più versati nella scienza delle cose divine». Lo stesso Concilio di Trento, quando si pronunciò sul peccato originale, escluse la Beata Vergine dal coinvolgimento in esso (Sess. V, n. 6). E, cioè, «i Padri Tridentini indicarono con sufficiente chiarezza, tenendo conto della situazione del tempo, che la Beatissima Vergine fu esente dalla colpa originale».

Nella Vergine Maria – continua Pio IX – i Padri videro una figura dell’Arca di Noè, sfuggita alla tormenta del diluvio. Videro anche la Scala di Giacobbe, sulla quale ascendevano e discendevano gli angeli di Dio. Come pure il Roveto ardente di Mosè, la Torre inespugnabile di Davide, l’Orto inaccessibile, la Città santa. Tutti elementi che, oltre alla santità, rimandano direttamente alla purezza e all’assenza della più piccola macchia morale (peccato).

Ma più che per via delle figure veterotestamentarie, Maria fu concepita immacolata per via dell’Incarnazione del Verbo, evento reale e carnale, non più figura, ma fatto. Per questo motivo Ella, «unita in un intimo rapporto e congiunta da un eterno patto di alleanza con Dio, non fu mai preda delle tenebre, ma fruì di una luce perenne e risultò degnissima dimora di Cristo».

Per questa grazia particolare, «la carne della Vergine, derivata da Adamo, non ne contrasse le macchie», ed Ella «fu quindi il tabernacolo creato da Dio stesso, formato dallo Spirito Santo». Con gli uomini, la Vergine condivide la natura, non la colpa. Ed era conveniente che la Madre di Dio fosse del tutto immacolata, dovendo dare alla luce Gesù Cristo, il Giusto.

Anche il linguaggio contribuì ad estendere la venerazione della Vergine immacolata. Lungo i secoli, Maria venne detta, ad esempio, «innocente, anzi innocentissima; illibata nel modo più eccelso; santa e assolutamente estranea al peccato; tutta pura, tutta intemerata, anzi l’esemplare della purezza e dell’innocenza; più bella della bellezza». Da qui, dunque, nacque la frequente impetrazione di Maria nelle Liturgie, nelle orazioni, nelle Litanie Lauretane, nel Rosario e in altre forme di pietà.

Per questo – si legge sempre nell’Ineffabilis Deus – «già dai tempi antichi i Vescovi, gli uomini di chiesa, gli Ordini regolari, gli stessi Imperatori e Re chiesero, con insistenza, che questa Sede Apostolica definisse l’Immacolata Concezione della Madre di Dio come dogma della fede cattolica».

A questa richiesta provvide, infine, Pio IX, non solo per onorare la Madre, ma anche perché tutti i penitenti potessero imitarne la vita, i pensieri, la santità – e giungere più facilmente alla rinuncia dei peccati e, dunque, al perdono di Dio e alla salvezza eterna.

 

 

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