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La libertà religiosa è un diritto soggettivo insopprimibile, inalienabile ed inviolabile, con una dimensione privata ed un’altra pubblica; una individuale, un’altra collettiva ed una anche istituzionale. Il rispetto della libertà religiosa, in quanto tutela della dimensione trascendente della persona umana, consente pertanto l’equilibrato sviluppo di tutte le altre libertà e diritti. Pertanto, essa non è soltanto uno dei diritti umani fondamentali; ben di più, essa è preminente fra tali diritti»

(Dichiarazione Dignitatis Humanae del Concilio Vaticano II)

 

«La sua difesa è la cartina di tornasole per verificare il rispetto di tutti gli altri; perché storicamente è stato fra i primi diritti umani ad essere rivendicato;

perché, infine, altri fondamentali diritti sono ad esso connessi in modo singolare. Dove la libertà religiosa fiorisce, germogliano e si sviluppano anche tutti gli altri diritti; quando è in pericolo, anch’essi vacillano»

(Papa San Giovanni Paolo II ai membri dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE)

 

«Fonte e sintesi del diritto alla vita, alla famiglia ed all’educazione dei figli, al lavoro è, in un certo senso, la libertà religiosa, intesa come diritto a vivere nella verità della propria fede ed in conformità alla trascendente dignità della persona umana.»

(Giovanni Paolo II, enciclica Centesimus annus)

 

«La dignità dell’uomo si fonda sulla sua capacità di verità. Assolutizzare [qualsiasi altro valore] è, invece, ritirarsi davanti a tale dignità. Significa trasformare [tale valore] , per quanto importante, in valore supremo, ma ciò inevitabilmente mette la verità in secondo piano e la relativizza.

La rinuncia alla verità, a sua volta, consegna luomo al calcolo del più forte, dell’utile o dell’immediato, privando la persona della sua grandezza».

(Mons. Dominique Mamberti, Segretario Vaticano per i Rapporti con gli Stati)

 

Sul concordato:

«È importante sottolineare che gli accordi bilaterali manifestano il riconoscimento della dimensione pubblica della religione da parte delle Autorità statali.

Non dobbiamo nasconderci che, nell’odierna società globalizzata, il contatto con le differenze può creare un`incomunicabilità di fondo e la tentazione di imporre lo spazio pubblico come neutrale. Tuttavia, se si vuole estendere al massimo la libertà di tutti senza recidere i legami che consentono di essere non soltanto più vicini, ma soprattutto più uniti, occorre riconoscersi pubblicamente in un codice etico comune. Ma perché ciò avvenga pienamente, è indispensabile riconoscere la dimensione pubblica della libertà religiosa. Questa libertà, infatti, è portatrice di valori etici capaci di fecondare la democrazia e di fare cultura.

La libertà religiosa possiede un’intrinseca dimensione pubblica, perché ciò che crede non è da nascondere, ma, invece, da partecipare.

Qualsiasi tradizione religiosa solida esige l’esibizione della propria identità; non vuole, cioè, restare nascosta o essere mimetizzata. E il volto migliore della laicità sa accogliere e tutelare il patrimonio di spiritualità e di umanesimo presente nelle varie religioni.

L’esito dell’impegno politico e diplomatico in favore della libertà religiosa è legato, in buona misura, ad una cultura che promuova la libertà autentica e la verità. Il vigore di questi valori, a sua volta, dipende dalla passione individuale e sociale per essi. Pertanto, se volete la libertà religiosa di tutti, accettate in prima persona il rischio della libertà e siate testimoni della verità!

La libertà religiosa aiuta l’esercizio del credo religioso di ogni persona. Tuttavia la fede cristiana dona una libertà più profonda di quella semplicemente religiosa. Ubi fides, ibi libertas diceva S. Ambrogio. E, quasi a commento, don Giussani ci ha insegnato che è la libertà l’idea forte dell’uomo cristiano. Cristo si rivela come il compimento della nostra libertà. Egli, però, non si svela prima che noi ci decidiamo liberamente per Lui. Cristo, cioè, non ci risparmia la fatica della libertà: d’altronde, come ha scritto Peguy: che cosa sarebbe una salvezza che non fosse libera?».

(Mons. Dominique Mamberti, Segretario Vaticano per i Rapporti con gli Stati)

 

Sunto, a cura di Giorgio Canu, tratto da

PROTEZIONE E DIRITTO DI LIBERTÁ RELIGIOSA,

Meeting di Rimini, 29 agosto 2008

– Partecipa: Mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati

– Moderatore: Mario Mauro, Vice Presidente Parlamento Europeo

(Trascrizione della registrazione non rivista dai relatori del video)

 

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