“Non può esserci una vera politica sociale quando le persone sono troppo terrorizzate nell’esprimere la loro opinione; quando una parola vagante qua o là può rovinare una carriera; quando il governo si basa su un’etichetta mai stabilita e sempre mutevole piuttosto che sulla legge, e quando la vita delle persone può essere lacerata da allusioni, pettegolezzi, maldicenze, detrazioni e calunnie, senza la percezione nella popolazione che queste cose siano al di sotto della dignità di una società che si autogoverna”.

Un articolo di Judy Roberts, pubblicato sul National Catholic Register, e tradotto da Stefania Marasco.

 

Joe Biden e Rachel Levine (transgender) - (Photo by Bonnie Jo Mount/The Washington Post via Getty Images)  JIM WATSON/AFP via Getty; Bonnie Jo Mount/The Washington Post via Getty
Joe Biden e Rachel Levine (transgender) – (Photo by Bonnie Jo Mount/The Washington Post via Getty Images) JIM WATSON/AFP via Getty; Bonnie Jo Mount/The Washington Post via Getty

 

David Upham dell’Università di Dallas è stato preso di mira da attivisti LGBT per un post su Facebook che si opponeva alla nomina da parte di Biden di un uomo che si identifica come donna quale assistente segretario alla salute e ai servizi umani.

Il professore dell’Università di Dallas David Upham stava seguendo un corso intensivo sulla cultura dell’annullamento (cancel culture, ndr) il mese scorso quando, in un post su Facebook, ha criticato le politiche transgender del presidente Biden, in particolare la sua nomina di una donna transgender, biologicamente maschio, quale assistente segretario della salute e dei servizi umani.

In tal modo, si è unito alla crescente compagnia di accademici e oratori nei college cattolici che sono stati redarguiti per aver espresso opinioni ritenute impopolari e inadeguate. Recentemente è stata presa di mira anche Alveda King, nipote del defunto Martin Luther King Jr., la cui condanna pubblica è stata richiesta dagli studenti attivisti della Georgetown University.

Il gruppo, obiettando ai relatori all’annuale Conferenza sulla vita del Cardinale O’Connor, l’ha accusata di promuovere “ideologie estreme anti-LGBTQ”, sostenendo l’ex presidente Trump e esprimendo opposizione all’organizzazione Black Lives Matter (leggi qui e qui).

Il post di Upham, che da allora egli ha cancellato, ha suscitato un’ira simile in una lettera della laureata transgender dell’Università di Dallas Bethany Beeler, che ha chiesto al vescovo cancelliere della scuola, al consiglio di amministrazione, al senato della facoltà, al presidente e al rettore “di rimuovere il prof. Upham da una posizione in cui si sente libero di trasmettere un tale odio che a malapena riflette l’amore di Cristo o la missione dell’Università di Dallas”. La lettera è stata firmata da più di 60 altri alunni della UD.

Nel suo post, Upham si riferisce alla dott.ssa Rachel Levine come nata Richard Levine e continua: “Da allora il Dr. Levine, attraverso l’ingestione di vari farmaci, ha indossato una sorta di costume ormonale in qualche modo convincente da abbinare al suo vestito convenzionalmente femminile. Potrebbe anche, in aggiunta, aver mutilato chirurgicamente i suoi organi riproduttivi una volta funzionanti – facoltà di procreazione datigli da Dio Onnipotente “.

Il post di Upham esprime anche preoccupazione per il fatto che Levine ora cercherà di usare i poteri del governo federale per costringere gli altri a partecipare a “queste falsità, questi danni ormonali e chirurgici”.

Beeler ha affermato in un aggiornamento successivo che la lettera originale non chiedeva che Upham fosse licenziato, ma solo che fosse ritenuto responsabile di ciò che diceva sui social media e che l’università valutasse che le sue posizioni potessero essere sostenute dalla scuola e insegnate agli studenti. Beeler ha continuato a perseguire la questione attraverso post sul sito web, bethanybeeler.com

Subito dopo la pubblicazione della lettera di Beeler, un gruppo di alunni e studenti dell’UD ha iniziato a far circolare una lettera di sostegno per Upham che ha raccolto 843 firme prima della data limite del 31 gennaio. Da allora, il dottorando che ha aperto la lettera – e ha chiesto di rimanere anonimo – ha detto che le risposte dei sostenitori continuano ad arrivare.

La lodevole risposta dell’UD

Nel frattempo, l’università è stata al fianco di Upham, che è professore associato, presidente del dipartimento di politica e direttore degli studi in materia legale. Una dichiarazione congiunta del 29 gennaio del presidente Thomas Hibbs e Jonathan Sanford, rettore e presidente entrante, afferma che la scuola non cede alle richieste interne o esterne di deviare dalle sue politiche su tali questioni, aggiungendo che non limita la libertà di parola nella facoltà e del personale sui siti di social media privati.

La dichiarazione ribadisce anche l’identità cattolica della scuola e la fedeltà all’insegnamento della Chiesa: “L’università abbraccia senza riserve l’articolazione della legge morale secondo la Chiesa, compresa la sua articolazione di quelle verità che riguardano la natura incarnata della persona umana e la sessualità umana”.

Patrick Reilly, presidente della Cardinal Newman Society, ha applaudito l’università per la sua posizione in un momento in cui ha affermato che l’ideologia e la politica dell’identità dominano completamente la maggior parte dei campus secolari e persino molte università cattoliche un tempo ammirevoli.

“Non sorprende che i pochi college che sono abbastanza forti da resistere alle richieste di chiudere la ragione e il dialogo siano i college fedelmente cattolici come l’Università di Dallas che si attengono fermamente alla verità. Si rendono conto che cedere all’ideologia significa tradire la loro missione di educare”.

Allo stesso modo, Anthony Esolen, che ha lasciato un incarico di ruolo al Providence College dopo essersi scontrato con la scuola cattolica sulla sua interpretazione della “diversità”, ha elogiato la risposta dell’UD. Quando le sue critiche al college nella rivista Crisis hanno fatto arrabbiare gli attivisti studenteschi e alcuni membri della facoltà, l’amministrazione ha affermato che Esolen era protetto dalla libertà accademica e dalla libertà di parola, ma nelle e-mail del campus ha precisato che egli non parlava a nome del college e “di molti altri che comprendono e valutano la diversità in un senso molto diverso da lui.”

Esolen ha detto al Register che nessuno nell’amministrazione ha chiesto di parlare con lui o gli ha fatto sapere che era stato oggetto di discussioni dietro le quinte. È stato isolato ed emarginato nel campus e alla fine ha deciso di andarsene. Attualmente è scrittore residente presso il Magdalen College per le Arti Liberali nel New Hampshire.

Tattiche intimidatorie

Esolen ha dichiarato di essere d’accordo con quanto detto da Upham nel suo post e ha aggiunto: “Non può esserci una vera politica sociale quando le persone sono troppo terrorizzate nell’esprimere la loro opinione; quando una parola vagante qua o là può rovinare una carriera; quando il governo si basa su un’etichetta mai stabilita e sempre mutevole piuttosto che sulla legge, e quando la vita delle persone può essere lacerata da allusioni, pettegolezzi, maldicenze, detrazioni e calunnie, senza la percezione nella popolazione che queste cose siano al di sotto della dignità di una società che si autogoverna”.

In effetti, nell’ambiente attuale, affrontare potenti movimenti che cercano di mettere a tacere chiunque sfidi determinate convinzioni può essere intimidatorio, specialmente quando gli attivisti ricorrono ad accuse di odio e violenza che bloccano efficacemente la discussione.

Il movimento transgender in particolare ha guadagnato influenza negli ultimi anni, secondo Ryan Anderson, autore di Quando Harry divenne Sally: rispondere al momento transgender, il quale sostieneche ciò sia in parte dovuto ad una politica di potere, alle organizzazioni di attivisti ben finanziate e alle coalizioni che si sono formate attraverso le teorie dell’intersezionalità.

Anderson, che è presidente del Centro per l’Etica e l’Ordine Pubblico, ha dichiarato al Register: “Molti gruppi per i ‘diritti dei gay’ non si aspettavano di ‘vincere’ il matrimonio tra persone dello stesso sesso così rapidamente come hanno fatto. Avevano costruito enormi apparati da guerra e infrastrutture profonde. Tutto ciò è stato poi diretto alla “T” in LGBT [NdR Transgender]. Molte persone non hanno avuto il tempo di pensare seriamente alle questioni transgender, ma hanno pensato che se fossero state un ‘alleato’ sulle questioni gay, allora avrebbero dovuto occuparsi delle questioni trans.”

Sebbene abbia avuto molte conversazioni con persone che non sono d’accordo con lui su questioni trans e sono aperte ad ascoltare punti di vista alternativi, Anderson ha riconosciuto che molti degli attivisti del movimento e delle “teste parlanti” professionali possono sembrare riluttanti a prendere in considerazione altri punti di vista. “Alcuni hanno appena compiuto sforzi in buona fede ma sbagliati per proteggere la dignità umana; altri sembrano più impegnati nell’ideologia di genere a tutti i costi”.

Le libertà dei campus minacciate

Tuttavia, la tendenza da parte dei sostenitori di certe cause a mettere a tacere altri punti di vista fa parte di una tendenza più ampia verso gli sforzi per limitare l’espressione individuale, specialmente nei campus universitari dove la libertà accademica è stata a lungo considerata sacrosanta.

Mary Zoeller della Fondazione per i Diritti Individuali in Educazione (FIRE), che difende la libertà di parola, la libertà religiosa, la coscienza e altri diritti di studenti e membri di facoltà nei college e nelle università degli Stati Uniti, ha affermato che il più grande problema di libertà di espressione nei campus oggi è un’intolleranza generale per idee e punti di vista diversi.

Due decenni fa, ha detto, era più comune vedere casi di censura da parte delle amministrazioni universitarie, ma da allora c’è stato un leggero spostamento verso gli studenti che chiedevano limiti all’espressione di certe idee. “Gli studenti nei college non sembrano in grado di affrontare idee che non gli piacciono e non sanno come contrastarle, quindi pensano che la censura sia una buona idea.”

Il fondatore e CEO di FIRE Greg Lukianoff e lo psicologo sociale Jonathan Haidt hanno sottolineato che esiste un movimento per trasformare i campus in “spazi sicuri” eliminando parole, idee e argomenti che potrebbero mettere a disagio gli studenti o offendere. Chiunque si intrometta in questo obiettivo deve essere punito, creando una cultura in cui le persone devono riflettere attentamente prima di parlare o rischiano di essere accusate di insensibilità o aggressività.

FIRE incoraggia i college e le università ad adottare la “Dichiarazione di Chicago”, che è stata sviluppata presso l’Università di Chicago nel 2014 e da allora è stata approvata da 81 istituzioni, tra cui la Georgetown University, che è l’unica scuola cattolica a farlo. La dichiarazione riafferma lo scopo principale di un’università come luogo di libera ricerca, dibattito e discussione.

Zoeller ha detto che l’Università di Chicago non solo ha dimostrato un impegno per la libertà di parola come si riflette nella dichiarazione, ma si è guadagnata il “via libera” da FIRE, il che significa che nessuna delle sue politiche viola la libertà di espressione. L’amministrazione universitaria è stata anche un modello per rispondere ai problemi di libertà di parola, ha detto. Ad esempio, ha recentemente detto no alle richieste di punire un professore di scienze che si è espresso contro la diversità, l’equità e gli sforzi di inclusione della scuola.

Sebbene l’UD non sia tra le scuole che aderiscono alla Dichiarazione di Chicago, John Paul Hasson, uno studente senior di filosofia politica, ha affermato di apprezzare l’atmosfera di dibattito aperto e discussione che esiste lì.

“La mia esperienza è che sei sempre ben accolto nel dichiarare apertamente le tue convinzioni così come le vedi e ad invitato a sfidare, replicare e discutere. È una delle cose che personalmente credo renda l’università così eccezionale. Il supporto per il dottor Upham conferma solo questo.”

Hasson ha detto al Register che sospetta che alcuni di coloro che hanno firmato la lettera a sostegno di Upham possano aver pensato che il suo post fosse privo di tatto o che sarebbe potuto essere espresso meglio.

“Ma volevano assolutamente sostenerlo e preservare quell’atmosfera di discussione intellettuale e libertà di parola”. Ha aggiunto: “Si suppone che le università siano luoghi in cui può esserci un libero scambio di idee senza timore di ripercussioni sociali perché alla fine stai perseguendo la verità”.

Avendo seguito molte delle lezioni di Upham, Hasson ha detto che il professore non è uno che rifugge dalle dure verità e premette a ciò che sta per dire che potrebbe mettere a disagio alcune persone. A questo proposito, ha detto, il suo post su Facebook era in linea con il suo modo di esprimersi.

La prospettiva di Upham

Upham ha detto al Register di aver scritto il post in risposta alle notizie sulle politiche dell’amministrazione Biden, e per la frustrazione che l’opposizione all’agenda del presidente fosse così silenziata. Ha ricevuto reazioni dai suoi amici di Facebook che vanno da elogi a moderato disaccordo a critiche brusche. Aveva programmato di cancellare il post e disattivare temporaneamente il suo account in previsione dell’inizio del nuovo semestre, ma si è mosso più rapidamente dopo aver sentito che il suo post aveva suscitato un’insolita indignazione.

Upham si è detto soddisfatto, ma non sorpreso dalla risposta dell’università.

“Siamo uno dei pochi college o università rimasti in America in cui si è liberi di credere e professare pienamente la verità sia naturale che rivelata come intesa dalla tradizione cristiana”, ha detto al Register.

Ha detto di non essere sicuro che avrebbe cambiato ciò che ha scritto, anche se ha ammesso che sarebbe stato meglio enfatizzare l’ingiustizia delle politiche di Biden in generale piuttosto che concentrarsi su come sono esemplificate in un particolare candidato. Ha detto che non ha alcuna opposizione personale a nessuno nell’amministrazione Biden.

Dato un clima carico in cui le sfide all’ideologia di genere sono spesso affrontate con affermazioni di odio e fanatismo progettate per chiudere la discussione, Upham ha detto che la cosa più importante che i cattolici possono fare è ricordare al mondo la verità del piano di Dio di “maschio e femmina” per la razza umana come base stessa della dignità umana universale.

Anderson ha aggiunto: “Innanzitutto, dovremmo rispondere rifiutando di silenziarci. Dovremmo dire la verità nell’amore. Ed entrambi questi concetti contano. Dobbiamo fare i compiti, per così dire, per informarci sulla verità di queste questioni, e poi dobbiamo comunicare quelle verità in modi che siano accessibili a persone che potrebbero non essere d’accordo con noi e in modi che mostrino chiaramente una motivazione di cura e preoccupazione.”

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