La morte del professore decapitato da un giovanissimo islamista in Francia ha suscitato molta indignazione. La reazione però sembra dimenticare che il laicismo esasperato che si respira in quel Paese è il rovescio della medaglia dell’atteggiamento da struzzo che tiene la testa sotto la sabbia rifiutando di vedere il montante islamismo alimentato dall’ immigrazione anche di persone provenienti da territori problematici.

Questo articolo-comunicato, pubblicato su L’Agrif, in toni molto accesi, richiama questi temi sottolineando come laicismo e islamismo si uniscano in un comune anticristianesimo.

La traduzione è a nostra cura. 

 

Manifestazioni in piazza in memoria del prof. Samuel Paty del 19-10-2020 (Getty Images)

 

 

Ignoranza sull’Islam, persistente negazione della realtà da parte dell’élite intellettuale politico-mediatica e apice della violenza anticristiana.

  • Venerdì 16 ottobre 2020: decapitazione con un coltello, al grido di Allah Akbar, di Samuel Paty, insegnante al Collège du Bois d’Aulne a Conflans-Sainte-Honorine.
  • Autore di questa atrocità: Abdoullakh Abouyezidvich Antonov, un giovane musulmano ceceno russo di 18 anni, proveniente da una famiglia di immigrati in Francia, rifiutato per la prima volta il 19 novembre 2010, con decisione dell’OFPRA (Ufficio francese per la protezione dei rifugiati e apolidi) ma imposto poco dopo con decisione del tribunale emessa il 15 aprile 2011 dal magistrato B. Longchamp della Corte Nazionale per l’Asilo, annesso al Consiglio di Stato.
  • Probabile movente del fanatico secondo tutti i commenti: Samuel Paty aveva mostrato pochi giorni prima ai suoi studenti della 4 ° la caricatura del “profeta” Maometto recentemente ripubblicata a Charlie Hebdo che ha portato al famoso massacro del 7 gennaio 2015, negli uffici di questo periodico.

Doveroso richiamo: le illusioni dell’avvocato Malka e del direttore del Charlie, Philippe Val.

L’8 febbraio 2007, davanti alla 17a Camera Penale di Parigi, l’avvocato di Charlie-Hebdo, Richard Malka, si è rivolto ai rappresentanti e agli avvocati della Grande Moschea di Parigi, dell’Unione delle Organizzazioni Islamiche di Francia e della Lega Islamica Mondiale che avevano attaccato Charlie-Hebdo per la pubblicazione delle arcinote vignette:

“Se chiedete che si riservi un trattamento speciale all’Islam, se chiedete che non possiamo più criticare il ‘Profeta’ come vogliamo, anche in modo violento mentre facciamo caricature di Gesù in modo molto ben peggiore, allora uscireste dal cuore della società. Proteggerete Dio ma creerete dei reietti…state giocando con il fuoco”.

“Ci state chiedendo parità di trattamento con i Cristiani? Non sembrate sapere con quanta virulenza Charlie abbia sempre trattato la Chiesa Cattolica: lasciate che ti mostri alcune copertine di Charlie relative al Papa o a Gesù e ditemi se volete davvero la parità di trattamento.”

Quello che posso dirti è che anche in Charlie, ahimè, non oseremmo fare un decimo di questa satira sul Profeta Maometto.

Poco dopo Philippe Val, direttore ai tempi di Charlie, riprende, in poche parole, lo stesso ragionamento. Ovviamente, entrambi condividevano l’illusione più sciocca che mostrando a queste associazioni Islamiche come Charlie fosse almeno dieci volte più duro contro la Chiesa cattolica, sarebbero stati felici di non essere trattati altrettanto male…

Abbiamo visto cosa è successo…

Ma non sono stati solo i collaboratori di Charlie-Hebdo assassinati a pagare con la vita la tragica ignoranza riguardo la realtà dell’Islam. Perché, molti di più negli Stati Islamici (Nigeria, Libia, Pakistan…) sono stati altri i Cristiani,  massacrati, decapitati perché assimilati ai “blasfemi” di Charlie-Hebdo.

Nonostante ciò, senza il minimo pensiero per questi cristiani martirizzati, si è quindi deciso che contro Cristo si poteva fare non solo dieci volte di più che contro Maometto, ma cento volte di più, senza altro rischio se non una nuova denuncia da parte di AGRIF (Alleanza generale contro il razzismo e per il rispetto dell’identità francese e cristiana, ndt).  E di questo né Malka né Philippe Val contestano la legittimità.

Ed è arrivata poi la pubblicazione, il 13 marzo 2019, lo sfregio al volto di Cristo in croce, in una vergognosa oscenità perpetrata a firma “Coco”. Un Cristiano può solo provare pietà per questa Coco. E speriamo che il tribunale porrà dei limiti da non superare anche nelle ingiurie più disgustose. Qualunque cosa accada al nostro ricorso alla giustizia umana, giudicherà Dio .

Nessun Cristiano può voler decapitare la squallidissima Coco! Querelarla e compatirla è già abbastanza per noi.

Ma quello che è certo è che se, sfortunatamente, una composizione di organi sessuali maschili simile venisse fatta sul volto di una caricatura di Maometto, allora non ci sarebbero più solo proteste dei funzionari delle istituzioni islamiche e qualche attacco contro Charlie ma ci sarebbe un’esplosione di furore da parte dell’intera Umma, in Francia e nel mondo.

Da parte nostra, siamo totalmente contrari all’islamizzazione della nostra Francia e del mondo in generale.

Ma può esserci una politica più irresponsabile, più folle, più criminale che proclamare, come ha fatto il signor Macron, il (nuovo) diritto alla blasfemia e continuare a consentire a centinaia di migliaia di musulmani di venire in Francia ogni anno?

Note e considerazioni aggiuntive

  • Non è irresponsabile da parte dei decisori dei programmi scolastici nazionali permettere l’insegnamento della libertà di espressione ai ragazzini di 4° (13 anni, ndt) con l’esempio di Charlie Hebdo? Perché sappiamo bene che quelle blasfeme e scurrili oscenità possono causare sconcerto tra i ragazzini cristiani e, soprattutto la derisione nei confronti di Maometto, una terribile aggressività da parte dei ragazzini musulmani e dei loro genitori.

E a proposito di questo, che dire della laicità? E della neutralità della scuola? La cosiddetta scuola laica è il luogo in cui dobbiamo insegnare ai bambini una libertà di espressione che sia deridere attraverso l’oscenità, la scurrilità e il gusto di bestemmiare?

Sebbene il signor Macron abbia proclamato questo diritto, che dire del rispetto per la sensibilità delle persone e in particolare dei bambini? Tra l’ormai diritto “repubblicano” alla blasfemia e il suo insegnamento programmato, non abbiamo raggiunto un ulteriore grado di condizionamento antireligioso e persino, in realtà, anti-laico?

Nemmeno Jaurès (politico francese fondatore del giornale comunista L’Humanité, ndt) avrebbe tollerato una cosa simile!

  • Domenica sera 18 nella lunga retrospettiva di D.Leconte su Ciné+ (nota piattaforma televisiva francese, ndt) dedicata al processo sopra citato, Philippe Val, l’ex boss di Charlie-Hebdo, racconta con gioia il momento in cui, al bar, l’avvocato Malka, con gioia, tira fuori, una per una, le peggiori copertine fatte da Charlie contro la Chiesa.

È l’ammissione esplicita che era proprio di una strategia di alibi il riservare all’Islam solo un  decimo di ciò che è stato riversato addosso al Cattolicesimo e … un piccolissimo centesimo verso gli “ortodossi” del giudaismo o  buddisti.

Philippe Val evoca poi le risate che i querelanti islamici non possono trattenere di fronte alle caricature anticristiane. Allora si dimostrano umani, dice!

Per chi pensava che gli Islamici non ridessero mai, la prova è che gli avvocati delle moschee apprezzano Charlie-Hebdo! Quando vengono attaccati i Cristiani…

E a dire il vero, per quanto riguarda Charlie, ovviamente non ci si aspettava che i musulmani se la prendessero così a male per delle caricature che secondo loro non sono in alcun modo abominevoli. Non si sarebbe potuto andare d’accordo come compagni di merenda?

Si contava sulla connivenza da parte di altre religioni che accettavano la meschina derisione finché l’obiettivo era solo “massacrare” senza sosta con le volgarità più abiette il cattolicesimo.

Philippe Val si atteggia a difensore dei musulmani “laici e repubblicani”. È una cosa totalmente assurda. Di tutti gli altri due miliardi di musulmani nel mondo, quanti  saranno “laici e repubblicani”? Uno su centomila, uno su mille? Comunque, senza alcuna influenza sulla realtà della Umma.

Val e Malka evocano un Islam laico che hanno costruito per le esigenze della loro causa, un Islam per i charlots di Charlie, una completa negazione della realtà.

  • Ed ecco che in tutti i nostri media audiovisivi sproloquiano i responsabili di SOS razzismo, Licra, UEJF, UNEF e di altre organizzazioni che si occupano di immigrazione. Queste organizzazioni, per più di mezzo secolo, hanno incoraggiato l’aumento ogni anno in Francia da due a trecentomila richiedenti asilo, al 90% musulmani e molti di questi decisamente invasati.

Per i figli di questi ultimi, da più di mezzo secolo, i responsabili dell’Istruzione nazionale hanno vantato una missione di “melting pot repubblicano”. Il loro fallimento è totale. Ma continuano a servirci instancabilmente, senza vergogna, i loro bla bla. Questi ignoranti, affascinati dai imbonitori di un Islam dalle “mani innocenti”, infatti, avranno solo troppo facilitato l’incremento sotto copertura di quest’ultimo di un Islam “mani insanguinate”: attraverso i mille canali delle organizzazioni il vero Islam, quello dell’obbedienza al profeta, come incessantemente sostenuto nel Corano e negli hadith: “Obbedisci ad Allah, obbedisci al suo profeta”. E per coloro che lo avessero deriso, secondo l’insegnamento degli Hadith, Maometto aveva deciso una sola punizione: la morte.

Questo è ciò che lo sfortunato decapitato Samuel Paty non sapeva, così poco istruito nella conoscenza della realtà dell’Islam.

Di Maometto si potrebbe voler ridere con Charlie, ma per questo crimine le disposizioni della Sharia sono definitive. E ogni mattina, ahimè, nonostante le invettive di Macron, la Francia diventa un po’ più un paese dell’Islam.

 

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