Arriva un’altra conferma alla testimonianza dell’arcivescovo Viganò. Lo racconta Christopher Altieri in un suo articolo.

Eccolo nella mia traduzione.

Foto: Card. Donald Wuerl

Foto: Card. Donald Wuerl

La lettera bomba di “testimonianza” scritta dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, riguardo alla mala gestione da parte del Vaticano delle accuse di cattiva condotta sessuale contro il decaduto ex arcivescovo di Washington, DC, Theodore McCarrick, ha sollevato con più forza che mai diverse questioni, tra cui: cosa sapeva – e quando – il successore di McCarrick, il cardinale Donald Wuerl?

Il cardinale Wuerl ha detto di non sapere nulla del presunto comportamento di McCarrick fino a quando non gli sono giunte notizie di un’accusa in corso di esame nell’arcidiocesi di New York, dove McCarrick ha iniziato la sua carriera ecclesiastica, secondo la quale McCarrick avrebbe aggredito sessualmente un chierichetto in numerose occasioni nella cattedrale di San Patrizio, a partire dal 1971.

Nella sua lettera di 11 pagine, l’arcivescovo Viganò afferma che papa Benedetto XVI è venuto a conoscenza di almeno alcune delle accuse contro McCarrick, e gli ha imposto una rigorosa disciplina intorno al 2009 o al 2010. “Ho appreso con certezza – scrive Viganò – attraverso il cardinale Giovanni Battista Re, allora prefetto della Congregazione episcopale, che la coraggiosa e meritoria dichiarazione di Richard Sipe (psicoterapeuta americano specialista in abusi sessuali clericali, ndr) aveva avuto il risultato desiderato”.

Nella sua lettera, Viganò precisa poi la natura delle sanzioni disciplinari. “Papa Benedetto XVI aveva imposto al cardinale McCarrick sanzioni simili a quelle ora impostegli da papa Francesco: il cardinale doveva lasciare il seminario dove viveva, gli era proibito di celebrare in pubblico, di partecipare a riunioni pubbliche, di tenere conferenze, di viaggiare, con l’obbligo di dedicarsi ad una vita di preghiera e di penitenza”.

È legittimo chiedersi se il cardinale Wuerl – ormai arcivescovo di Washington, l’arcidiocesi in cui McCarrick risiedeva – fosse del tutto all’oscuro delle sanzioni denunciate. L’arcidiocesi di Washington ha comunicato al Catholic Herald: “Nonostante quanto indicato nella nota dell’arcivescovo Viganò, il cardinale Wuerl non ha ricevuto alcuna documentazione o informazione durante la sua presenza a Washington in merito ad alcuna azione intrapresa contro l’arcivescovo McCarrick”.

Un dettaglio del racconto che l’Arcivescovo Viganò dà nella sua lettera rende tale affermazione particolarmente degna di attenzione. L’episodio è avvenuto qualche tempo dopo che Viganò assunse l’incarico di nunzio nel 2011, e prima dell’elezione di Francesco nel marzo 2013:

Io dovevo richiamare l’attenzione (del cardinale Wuerl) sulle (misure disciplinari), perché mi resi conto che in una pubblicazione dell’arcidiocesi, a colori in quarta di copertina, c’era un annuncio che invitava i giovani che pensavano di avere una vocazione al sacerdozio a un incontro con il cardinale McCarrick. Telefonai subito al cardinale Wuerl, che mi espresse la sua sorpresa, dicendomi che non sapeva nulla di quell’annuncio e che lo avrebbe cancellato. Se, come continua ad affermare, non sapeva nulla degli abusi commessi da McCarrick e delle misure adottate da papa Benedetto XVI, come si spiega la sua risposta?”

Il portavoce dell’arcidiocesi Ed McFadden ha confermato al Catholic Herald che il cardinale Wuerl ha, infatti, annullato l’evento “su richiesta del nunzio”.

A questo punto, la domanda diventa: se il cardinale Wuerl non era a conoscenza delle sanzioni, e non ne conosceva la ragione, perché non ha fatto domande al nunzio riguardo alla ragione della sua richiesta?

Ancora, le sanzioni a cui fa riferimento l’arcivescovo Viganò sembrano essere state un segreto custodito.  Questo reporter ha parlato con un ex dipendente della Radio Vaticana che non ha ricordi di aver mai ricevuto l’ordine di non parlare con McCarrick. In qualche maniera, la cosa suona come se fosse una sorta di “double-secret probation (periodo di prova segreto con seconda chance, ndr)” ecclesiastica in cui solo pochi funzionari di alto rango sarebbero stati a conoscenza delle misure, che in realtà non sono state altro che un avvertimento a McCarrick affinché tenesse la testa bassa.

In ogni caso, una fonte vicina al cardinale Wuerl ha detto al Catholic Herald che Wuerl ha scritto a McCarrick nel bel mezzo dell’indagine preliminare sull’accusa che il comitato di revisione arcidiocesano di New York alla fine avrebbe trovato “credibile e motivato”, suggerendo che McCarrick si togliesse dal ministero pubblico e cessasse le comparse in pubblico. McCarrick – che all’epoca era ancora un cardinale e apparentemente un chierico di buona reputazione – respinse il suggerimento del cardinale Wuerl.

 

Fonte: Catholic Herald

 

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