Nell’ottica del mero approfondimento dei fatti e di un sereno confronto, di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da George Weigel, biografo di San Giovanni Paolo II, pubblicato su First Things. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.
Vostra Eminenza,
In un articolo pubblicato di recente da un importante sito web cattolico tedesco, Lei ha suggerito che la questione della possibilità per la Chiesa di ordinare le donne non è stata risolta in modo definitivo: «Non riesco a immaginare come una Chiesa possa continuare a esistere nel lungo periodo se metà del popolo di Dio soffre perché non ha accesso al ministero ordinato». Mettendo da parte per un momento le questioni relative a cosa e come la sofferenza sia causata dall’antica pratica della Chiesa di chiamare solo uomini agli ordini sacri, la sua formulazione solleva interrogativi sul passato, sul presente e sul futuro.
Sta suggerendo, ad esempio, che ci sia stato qualcosa di essenzialmente sbagliato nella concezione cattolica degli ordini sacri per due millenni? Come si concilierebbe una tale nozione con la promessa del Signore di preservare la sua Chiesa nella verità attraverso la continua effusione dello Spirito Santo (Gv 15,16; 16,13)? La questione di chi possa essere ammesso agli ordini sacri non è mai stata intesa come una questione secondaria di disciplina ecclesiastica; è stata intesa come qualcosa che riguarda la natura stessa del ministero ordinato, che è parte costitutiva della struttura della Chiesa — e la Chiesa è una creazione di Cristo, non nostra. La Chiesa ha frainteso Cristo per duemila anni? Oppure Cristo ha sbagliato nel strutturare la Chiesa e il suo ministero ordinato così come sono stati strutturati per due millenni?
Per quanto riguarda la tua incapacità di immaginare un futuro per la Chiesa in cui le donne non siano chiamate agli ordini sacri, ciò non suggerisce forse una comprensione piuttosto clericalista della vita del Regno che stiamo vivendo ora (Marco 1,15)? Se il Regno è entrato nella storia durante il tempo del Signore tra noi, e se quell’irruzione e la sua promessa di vita eterna sono la realtà in cui viviamo ora (per quanto spesso ce ne dimentichiamo), come può “metà del popolo di Dio” essere esclusa dalla pienezza della vita nello Spirito? E cosa dice la vostra paura per il futuro della vostra comprensione dell’irruzione del Regno nel passato? La Madonna è stata esclusa dal vivere la pienezza della vita del Regno proclamata da suo Figlio perché Lui non l’ha chiamata agli ordini sacri? Lo sono state Caterina da Siena, Teresa d’Avila ed Edith Stein, tutte sante patrone d’Europa? Lo è stata vostra madre? Lo è stata la mia?
Poi c’è il presente. La Chiesa cattolica prende sul serio la rivelazione divina, il che significa che la creazione da parte di Dio degli esseri umani come uomini e donne – ugualmente umani, distintamente umani e complementariamente umani – non è stata semplicemente una questione di opera del Creatore attraverso i meccanismi della biologia evolutiva. Genesi 1,27 – «Maschio e femmina li creò» – non è una mera descrizione; rivela profonde verità insite nella condizione umana. Ecco perché la Chiesa cattolica non accetta e non può accettare la presunzione tardo-moderna e postmoderna di un’umanità unisex in cui la mascolinità e la femminilità sono ridotte a semplici differenze anatomiche.
Nel quinto capitolo della Lettera agli Efesini, san Paolo descrive il rapporto del Signore con la sua Chiesa come sponsale: il Signore ama la Chiesa come un marito ama sua moglie. Il sacerdote ordinato, così come lo intende la Chiesa cattolica, incarna quel rapporto sponsale di Cristo con la Chiesa. I sacerdoti non sono solo membri di una casta clericale autorizzata a svolgere determinate funzioni ecclesiastiche. Piuttosto, il sacerdote ordinato è un’icona di Cristo Sommo Sacerdote, lo sposo della Chiesa.
Le culture unisex trovano difficile cogliere questa idea. Lo stesso vale per le culture che immaginano che due uomini o due donne possano “sposarsi” tra loro. Ma la Chiesa non è obbligata a cedere alle confusioni di nessuna cultura. E certamente non può sacrificare a quelle confusioni la sua convinzione che Dio abbia rivelato importanti verità sulla nostra umanità quando lo Spirito Santo ha ispirato l’autore di Genesi 1,27 a scrivere ciò che ha scritto, e quando quello stesso Spirito ha ispirato san Paolo a scrivere Efesini 5.
San Paolo descrisse anche questo rapporto sponsale di Cristo con la Chiesa, che è cruciale per la comprensione della Chiesa cattolica di chi possa essere chiamato agli ordini sacri, come un “grande mistero” – nel senso di una profonda verità di fede che può essere compresa solo nell’amore, per quanto attentamente cerchiamo di comprenderla intellettualmente. Permetta il suggerimento, Eminenza, che i pastori della Chiesa dovrebbero evitare di causare ulteriore confusione (e, di fatto, qualsiasi sofferenza causata da tali confusioni) aiutando il popolo di Dio ad abbracciare i misteri della fede nell’amore, piuttosto che suggerire che ciò che è stato stabilito dalla rivelazione divina e dall’insegnamento autorevole della Chiesa (nella lettera apostolica del 1994 Ordinatio Sacerdotalis) non sia, in realtà, stabilito.
Vostro nella comunione della fede pasquale —GW
La rubrica di George Weigel “The Catholic Difference” è distribuita dal Denver Catholic, la pubblicazione ufficiale dell’Arcidiocesi di Denver.
George Weigel
George Weigel, biografo di San Giovanni Paolo II, è Distinguished Senior Fellow dell’Ethics and Public Policy Center, dove ricopre la cattedra William E. Simon in Studi Cattolici.
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