Ricevo e volentieri pubblico una lettera aperta scritta da Antonio e Caterina, pseudonimi di un sacerdote ed una consacrata. Gli stessi invitano i fedeli ad inviare ai propri sacerdoti, vescovi e cardinali il seguente testo. 

 

Cardinali (Shutterstock-Giulio Napolitano)

 

 

CATECHESI NECESSARIA

Ai cardinali e ai vescovi di santa Romana Chiesa, che in modo eminente la rappresentano e che in modo totale dovrebbero testimoniare Cristo Signore, salute, grazia e pace da Dio Onnipotente. Ai molti irreprensibili nell’amore di Dio e nel servizio ai fratelli, ogni benedizione e supplica, al Signore, di santa perseveranza; agli infedeli e tiepidi che gettano discredito sulla fede cristiana e sul luminoso Vangelo del Signore, «la punizione per i giorni dedicati ai Baal» (Os 2, v.15), e «il vino dell’ira di Dio, che è versato puro nella coppa della sua ira» (Ap 14, v.10), se non si convertiranno.

Il tempo quaresimale è ormai finito, ma il tempo pasquale si apre innanzi a noi con grande forza e lezione di carità, tanto che, animati da santo zelo, vi indirizziamo una lettera-catechesi, perché il vostro vestito non sia insozzato dal mondo e dalle sue idee o atteggiamenti. Noi infatti, ammonisce il Signore, dobbiamo vivere nel mondo ma non essere del mondo; questo monito non muta al mutar del tempo. Faremo costante riferimento a Cristo Gesú, di modo che non si possa rimandare indietro questo scritto, come fosse uno dei tanti esercizî di parolaî e rètori del nostro tempo. Anzitutto prendete come oro questa regola generale che san Girolamo indirizzava al monaco Eliodoro nel deserto di Calcide: «Tutto quello che è contrario a Dio, procede dal diavolo; tutto quello che poi proviene dal diavolo è idolatria, poiché a lui sono sottomessi tutti gli idoli [cfr Col 3, vv 5-6.]»[1]. Poi, sappiate per certo che noi veneriamo tanto le vostre persone, quanto la vostra dignità di ordine sacro e di berretta cardinalizia, ma odiamo il peccato, la smania di bene e il finto zelo di chi con tanta fretta giudica, condanna e sparla, da nemico della carità. Questa catechesi è necessaria per scuotere e illuminare le vostre coscienze, ma non per sostituirci noi al Giusto Giudice. Santa Caterina, scrivendo a Bernabò Visconti, diceva di non spargere il sangue dei sacerdoti, quantunque rei; e lo invitava a onorare il pontefice, foss’anche indegno: «Non vogliate fare giustizia di quello che non tocca a voi. Il nostro Salvatore non vuole; dice che sono i suoi unti: non vuole che né voi né veruna creatura faccia questa giustizia, perché la vuol fare Egli. Oh quanto sarebbe sconveniente che il servo volesse tôrre la signoria di mano al giudice, volendo fare giustizia del malfattore! Molto sarebbe spiacevole; perocché non tocca a lui; e ‘l giudice è quello che l’ha a fare. E se dicessimo: “Il giudice nol fa: non è ben fatto che ‘l faccia io?”. No. […] Tu debbilo lasciar punire al sommo Giudice, che non lascerà passare le ingiustizie e gli altri difetti, che non siano puniti a luogo e a tempo suo, singolarmente nell’estremità della morte, passata questa tenebrosa vita: nel qual punto, passato, ogni bene è rimunerato, e ogni colpa è punita»[2]. Pensate, dunque, alla morte e al giudizio, e queste nostre parole vi saranno care come rimedio salutare.

 

SE GESÚ NON CAMBIA

«Gesú Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre! Non lasciatevi sviare da dottrine varie ed estranee» (Eb 13, 8-9).

Il primo e necessario punto di partenza del vostro essere cardinali e vescovi è questa verità principale: il Cristo conosciuto, predicato e testimoniato dagli Apostoli, deve restare lo stesso Cristo della vostra vita. Il presente e i desiderî di ogni tempo non intaccano assolutamente il Figlio di Dio e la sua dottrina, semmai possono solo fuorviare noi, se saremo accomodanti, per farci tralignare fuori dai binarî della Verità. Il principe di questo mondo, il diavolo, che anche fra di voi ormai è ignorato o peggio considerato un retaggio del passato, non aspetta altro per inculcare, nelle vostre menti e nella pastorale che conducete, le ideologie imperanti, partendo ad esempio da quella “ecologista” che pone al centro la salvezza dell’ambiente e trascura la salvezza delle anime. L’uomo è cosí ridotto ad un “operatore del verde”, e si diventa dimentichi che la principale missione della Chiesa è quella di salvare le anime immortali degli uomini dalla dannazione, e testimoniare l’orizzonte dell’eternità, affermando una vita che non sia limitata alla sola superficie della terra, ma abbia il coraggio di sollevare lo sguardo alle cose di lassù. Vi sono poi altre ideologie, come quella “pacifista”, che sventolando bandiere multicolori, pretende di affermare una pace ipocrita. Sí, ipocrita, perché ipotizzata a partire da un mondo senza Croce, senza sacrificio, senza redenzione. Questa è l’essenza dell’umanesimo senza Gesú Cristo! In quanto cristiani dovremmo essere noi a condurre l’umanità nel nome del Santo Vangelo, con le ‘armi’ della preghiera, con la forza dei Sacramenti e con le virtú cardinali e teologali come bandiera, e invece ci accodiamo alle “bandiere del mondo”, lasciando che la lampada sia messa sotto il moggio.  E cosí a seguire: le omelie che dovrebbero infondere speranza nella parola di Dio, suscitare conversioni, comunicare “vita eterna”, sempre piú di frequente sono diventate propaganda del pensiero dominante, la longa manus dei sindacati, o di alcuni determinati partiti politici, sterili parole lontane dalle Sacre Scritture. Dovreste essere luce per questo mondo, luce capace di dissolvere le tenebre che offuscano l’intelletto e il cuore degli uomini che hanno bisogno della Verità, perché solo la Verità rende liberi, e invece è sempre piú evidente, anche ai comuni fedeli, che fra voi vi sono Pastori che semplicemente riflettono la società odierna e non gli insegnamenti del Maestro Gesù Cristo.

Noi prendiamo la parola e vi parliamo cosí francamente, in obbedienza ai sacri canoni del Diritto Canonico che qui di séguito riportiamo:

 

«Can. 212 –

  • 1. I fedeli, consapevoli della propria responsabilità, sono tenuti ad osservare con cristiana obbedienza ciò che i sacri Pastori, in quanto rappresentano Cristo, dichiarano come maestri della fede o dispongono come capi della Chiesa.
  • 2. I fedeli sono liberi di manifestare ai Pastori della Chiesa le proprie necessità, soprattutto spirituali, e i proprî desiderî.
  • 3. In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l’integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l’utilità comune e la dignità delle persone.

Can. 213 – I fedeli hanno il diritto di ricevere dai sacri Pastori gli aiuti derivanti dai beni spirituali della Chiesa, soprattutto dalla parola di Dio e dai sacramenti».

 

Non arrivano questi aiuti, invece, quando ad esempio vediamo accondiscendere alle unioni tra persone dello stesso sesso, senza cenni alla castità, ammiccando a forme di benedizione in Chiesa, scimmiottando in tal modo il matrimonio fra un uomo e una donna, e senza indicare a codesti uomini e donne, creature di Dio, la via di santità come un vero padre farebbe. Questo agire vi rende tiepidi e complici della loro possibile dannazione eterna. Persino legittimare in qualche modo la “Legge 194” sull’aborto, definendola addirittura un “pilastro” della società, è cosa abominevole tanto quanto avere come sede vescovile una cloaca urbana. Le vostre sedi e i vostri palazzi li fate tenere puliti, presumiamo. Perché non vi prendete la stessa premura per i corpi di queste persone che sono tempio dello Spirito Santo? San Paolo per amore delle anime correggeva con forza il prossimo e lo redarguiva secondo la di lui immoralità, non per gratuita cattiveria ma per spirito di carità (Cfr 1 Cor 6, 12-20; Rm 1, 22-28); sant’Agostino d’Ippona diceva nitidamente che «è certo che non è secondo natura, ma contro natura, che i maschî siano considerati di sesso femminile»[3]; oggi alcuni fra voi ammiccano alla “teoria gender”, benedicono il peccato, tacciono sulla pratica che condannò Sodoma e Gomorra, e perseguitano i Sacerdoti che hanno lo zelo di ammonire taluni peccatori, esprimendo parole chiare sul peccato mortale. La generazione in cui vi trovate è per la maggioranza senza la luce di Cristo, perché l’ha rinnegata, per cui «in mezzo a loro voi dovete risplendere come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita» (Fil 2, 15-16). Salda! Non annacquata. Salda! Non calpestata e ignorata. Salda! Non preferita a quotidiani asserviti alla bestia di cui parla l’Apocalisse. Senza questa parola di vita tenuta salda e onorata integralmente, che luce volete donare al mondo? La vostra? Invocando lo Spirito Santo, noi diciamo «senza la tua forza nulla è nell’uomo, nulla senza colpa». Spero che lo teniate sempre presente, ogni volta che vi preparate a parlare, a scrivere e a governare. «Dunque, fratelli, dimostriamo ai nostri fratelli che la loro vita dipende da noi, che le nostre cose sante, il tempio e l’altare, poggiano su di noi» (Gdt 8, v. 24).

 

IL PADRE CI LIBERA

«Io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10, v.30).

Se Gesú rimane lo stesso Gesú per cui sono morti gli Apostoli e i màrtiri, i santi vescovi e le sante vergini, la vostra relazione principale deve essere con il Padre eterno e non con il padre della menzogna. Questa intimità con Dio Padre, fatta di adorazione, gratitudine e timore, sarà quanto mai feconda per la vostra paternità e santificazione nella verità, ragion per cui parlerete poco e farete le stesse opere di Nostro Signore; e quando parlerete sarete credibili, riconosciuti come buoni pastori, e sapienti secondo l’accezione biblica.

Quando vi saranno presentati modelli di vita nuova secondo il sentire della maggioranza o secondo gli inganni di false promesse, fiuterete l’inganno e lo respingerete con forza nel calderone «dei cetrioli, dei cocomeri, dei porri, delle cipolle e dell’aglio» (Nm 11, v.5) di Egitto, perché la bontà di una cosa non si misura sulla lode che ne fanno i tiepidi, i lestofanti, gli usurai, o i padroni del mondo. Per essi la libertà, la dignità delle persone, e la coscienza, sono cose commerciabili, catalogabili, tracciabili, controllabili e pilotabili; per noi, figlî di Dio, sono sacre e inviolabili. Nessun virus e nessuna promessa di salvezza immanente possono sostituirsi al Salvatore e alla coscienza in cui Egli parla. Ricordatevelo in vista delle nuove “emergenze” attraverso le quali si vorranno imporre soluzioni ad appannaggio di vere e proprie dittature, con limitazioni che colpiscono la vita sacramentale, perché se non alzerete la voce contro i potenti, Dio vi consegnerà ai demonî che adorate e, «Dovunque sia il cadavere, lì si raduneranno gli avvoltoî» (Mt 24, v.28).

 

DAI LUPI DEL REGNO DEI PIACIONI

«Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe» (Mt 10, v.16).

Il lupo della favola di Esopo e di Fedro è sempre lo stesso lupo anche oggi: cerca pretesti per divorarvi, e se non li trova vi divora comunque, se non siete uniti a Cristo vincitore. Non un lupo vi attende nel mondo, ma molti lupi, cioè molti furbi che talora si mascherano con le virtú dell’affabilità, della gentilezza, della simpatia, della riverenza, del trattamento di favore. State attenti a non preferire al “favor Dei” i favori umani. La Scrittura vi insegna che solo «chi detesta i regali vivrà» (Pr 15, v.27), perché resta libero nell’esercizio del suo ministero e nel suo agire. «Io darò loro fedelmente il salàrio» (Is 61, v.8), promette il Signore.

Dice Rufino di Concordia: «Tutti coloro che sono perfetti e che, spiegando i cibi delle Scritture con interpretazioni degne e competenti, offrono al corpo della Chiesa una intelligenza sottile e sminuzzata, devono essere candidi e puri e liberi da ogni macchia affinché non si possa dire loro: Tu che insegni agli altri, non insegni a te stesso»[4]. Il vostro cuore pulito e la semplicità delle colombe non sono dunque sinonimo di codardia e leggerezza, e nemmeno di ingenuità, ma di prudenza arricchita dal richiamo della retta coscienza. Per questo il Maestro ha associato la virtú del candore a quella della prudenza, per ricordarci che non ci vuole né indecisi nell’agire, né ‘politicamente corretti’, ma determinati e circospetti come i serpenti, i quali raggiungono l’obbiettivo che si prefiggono senza danneggiarsi la vita, o farsi ferire mortalmente. La prudenza che vi è chiesta è l’audacia del serpente che si muove sulla roccia (Cfr Pr 30, v.19); è la capacità di essere realisti alla luce del Vangelo e non delle istanze del mondo, che chiedono una Chiesa aperta a qualsiasi vento di nuova dottrina. Il vostro realismo non deve cercare la luce di teologie moderniste!

La prudenza autentica è il continuo discernere vie di estensione del Regno di Dio, non un mezzo per depotenziare l’irruzione del Vangelo e la potenza della Croce.

La prudenza, come il coraggio, sono proprî del soldato di Cristo, e fanno parte della poliorcetica dei santi, i quali disarmavano tutti appena aprivano bocca, perché in loro risuonava la forza della Verità: «infatti la parola di Dio è viva, efficace e piú tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore. Non v’è creatura che possa nascondersi davanti a lui, ma tutto è nudo e scoperto agli occhî suoi e a lui noi dobbiamo rendere conto». (Eb 4, 12-13)

Fra voi, purtroppo, vi sono pure coloro che quando aprono bocca, sembrano parlare come i rappresentanti delle Nazioni egemoni, come i sociologi del Novecento, o come i demagoghi delle piazze. San Paolo viene raffigurato con una spada non certo perché andava fino agli estremi confini della terra con un’arma contundente costantemente sguainata, ma perché, nella sua Lettera agli Efesini, descrive l’“armatura di Dio”: l’armatura spirituale che prepara il cristiano a «resistere alle insidie del diavolo».

Durante la Quaresima abbiamo letto foglietti, in talune Parrocchie, al limite del grottesco, con inviti a ‘digiunare’ dall’uso del gas e del riscaldamento per diventare cristiani migliori. Con questi mezzi volete che si resista alle insidie del diavolo? Ogni commento al riguardo lo riteniamo superfluo.

Il sale ha perso il sapore…e voi state perdendo l’identità che vi ha dato il Signore, per questo, quando rilasciate interviste ai lupi del giornalismo, vi fate condurre dal loro desiderio di irenismo, indifferentismo, e relativismo. Tuttavia, il Regno di Dio non è il regno dei piacioni compiacenti! Gesú stesso lo ha descritto come un Regno sotto attacco, nel quale resta chi combatte per mantenerlo celeste: «Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono» (Mt 11, v.12). È chiaro che non allude alla violenza fisica, ma al vigore di chi resiste saldo nella volontà di Dio agli assalti del nemico, il demonio. Vi ricordiamo le parole di San Paolo sul combattimento spirituale, precedentemente accennate, che leggiamo in Efesini al capitolo 6: «Per il resto, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia, infatti, non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza…».

Chi vuole piacere al mondo, perderà il Regno dei cieli e finirà per somigliare al serpente, ma non a quello prudente, bensì a quello antico, che ha avvelenato Adamo ed Eva.

Cari cardinali e vescovi scelti da Nostro Signore, senza ascesi personale, siete dei gaudenti senza autorità, bisognosi di fare parlare di voi a causa di gesta mondane: o perché siete entrati in chiesa con i paramenti e il monopattino; o perché omettete il Credo o modificate arbitrariamente il contenuto di certe preghiere, per non urtare chi non ci crede o chi vuole sentire parlare solo di misericordia senza giustizia; o perché annunciate gesta di pubblico soccorso, cosí da ottenere l’ammirazione dei centri sociali, ma di fatto decadete nel piú meschino pauperismo; o perché negate qualche verità di fede; o perché siete molto “social” sul web, e poco cristiani nelle opere e parole. Vigilate su voi stessi, dunque, prima di voler vigilare sugli altri, e imparate a pensare e a volere solo ciò che Cristo pensa e vuole. Questo conta!

 

 

DIFENDETE IL CELIBATO

«Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti, vi sono eunuchi che sono nati cosí dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca» (Mt 19, 11-12).

La vostra vocazione è una vocazione che esige il cuore indiviso. Non può pensare di metter sú famiglia per rispondere alla drammatica crisi vocazionale, o di dare soddisfazione ai nemici del celibato, ritenendolo il responsabile di casi di pedofilia o di scandali sessuali in cui sono stati coinvolti sacerdoti e religiosi. Gesú fu celibe: non ci servono altri modelli ed esempî da tirare in ballo per sostenere il valore del celibato. I santi sacerdoti accolgono e vivono con fede lo status nel quale furono chiamati alla vita consacrata: celibi furono chiamati, celibi furono formati, e celibi furono ordinati. Questa vocazione non è naturale o contronaturale, ma soprannaturale. Gli abusi di cui qualcuno si è gravemente macchiato, non sono colpa del dono soprannaturale del celibato perpetuo, nulla hanno che fare con la vera formazione del sacerdote. Difendete perciò il celibato come ha fatto il cardinale Alfonso Maria Stickler[5] e curate la formazione del clero, dando ai seminaristi educatori e formatori umanamente maturi e spiritualmente illuminati. Piú che di psicologi, di cui pure nessuno disdegna l’aiuto, la Chiesa ha bisogno di uomini di preghiera, perché in essa Dio ci ispira ed ha l’iniziativa di guidarci; mentre a noi tocca il dovere di ascoltarlo e di fare la nostra parte.

Il clero uxorato, che persiste nelle chiese di rito greco e che non ha vissuto il matrimonio come sant’Epifanio e san Girolamo insegnano (cioè nella perfetta continenza), per noi non rappresenta un modello da proporre e imitare: svilisce il sacerdozio ministeriale, espone a possibili maggiori sofferenze la famiglia carnale, e trascura anche quella spirituale.

Le vostre spinte verso questa direzione sono il suicidio del sacerdozio della Nuova Alleanza, nel quale la libertà di servire in modo indiviso il Signore, potrebbe diventare un “mestiere ad ore”, tradendo il mandato di Gesú: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà». (Mt 16, 24-25).

Vi ricordiamo anche le parole di papa Benedetto XVI e del cardinal Sarah: «Questa totale consegna di sé in Cristo è la condizione di un dono totale di sé a tutti gli uomini. Chi non si consegna totalmente a Dio, non si dona perfettamente ai proprî fratelli»[6].

 

SENZA PAURA

«Chi teme il Signore non ha paura di nulla e non si spaventa perché è Lui la sua speranza» (Sir 34, v.16).

Il vestito corale che portate, rosso o paonazzo, non è tale in quanto colore di chi si vergogna e arrossisce, ma è il colore del martirio: è memoria costante di quanto è successo a Gesú: «Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra» (Mt 27, v.28-29). Ecco perché san Paolo dice: «Ritengo infatti che Dio abbia messo noi, gli apostoli, all’ultimo posto, come condannati a morte, poiché siamo dati in spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini» (1 Cor 4, v.9). Il mondo condanna a morte chi proclama e difende la verità e i deboli, mentre onora e dedica copertine di riviste, o poltrone di salotti, ai falsi profeti, ai filantropi e ai massoni. Non temete nessuno! Non temete i clamori e ruggiti del mondo e dei suoi leader! Non temete di risultare inattuali o retrogradi. È storia di sempre, credere che chi osserva i Dieci Comandamenti appartiene ai secoli buî, mentre chi li calpesta e irride è maestro di luce e di progresso. Preoccupatevi piuttosto del giudizio di Dio e non di quello dei potenti di turno. A voi è chiesta la forza di opporvi ai flussi di sentimentalismo, paternalismo, scientismo, fideismo, razionalismo, achitofellismo. A proposito di quest’ultimo, il Signore ha in abominio tanto la connivenza con i poteri forti, e il cedere alla ragion di Stato, quanto che Cesare non dia a Dio ciò che è di Dio. A voi tocca, e a nessun altro, opporvi ai nuovi faraoni. Siete voi (dovreste essere voi) i difensori della vera libertà, della vita nascente, dei principî non negoziabili, dei doveri verso Dio, dei diritti inalienabili, della famiglia cosí come l’ha pensata il Creatore, della giustizia sociale, della pace nel mondo. Ovviamente tutto questo deve starvi a cuore come cosa costata cara a Nostro Signore Gesú, perché voi non siete i rappresentati di un partito, ma i paladini delle anime. Perciò, ognuno di questi temi, se non è difeso in vista della salvezza delle anime, può diventare ideologico, arrogante, menzognero, squilibrato, fuorviante. Inoltre, per difendere, bisogna essere molto preparati, e amare ardentemente Gesú. Il buon evangelizzatore difende dallo scoraggiamento e dall’ignoranza sulla vita di Gesú; il buon predicatore difende dalle fallacie e dagli inganni dei ragionatori di questo mondo; il buon padre spirituale difende dalle insidie del demonio; un buon confessore difende da una coscienza addormentata o superficiale; un dotto vescovo difende il suo gregge dai lupi rapaci; un santo e colto cardinale difende la Chiesa e il Papa da gravissimi errori e dall’apostasia. Dice Orígene: «non si confà l’ignoranza a colui che è innalzato ad ammaestrare gli altri»[7].

Ovviamente la cultura, non ricapitolata in Cristo, vale quanto la fede senza le opere. Perciò non sentitevi grandi se predicate con capacità di mondano intrattenimento o ipnosi: il criterio è il bene che ne viene alla profondità dell’anima, non lo stordimento e la distrazione dalla volontà di Dio. Senza questo criterio, da príncipi della Chiesa pronti al martirio diventate anticristi. Lo dice sant’Ilario: «È un anticristo chiunque nega il Cristo, cosí come ci è stato predicato dagli apostoli. Il termine “anticristo” significa propriamente nemico di Cristo.

E oggi questo si ottiene sotto la credenza di una presunta pietà, questo si cerca di conseguire sotto l’apparenza della predicazione evangelica: che il Signore Gesú Cristo venga negato, mentre si crede che lo si sta predicando»[8]. Volete una prova che state facendo bene il vostro servizio alla Chiesa? La persecuzione. Infatti, «tutti quelli che vogliono rettamente vivere in Cristo Gesú saranno perseguitati» (2 Tim 3, v.12). E Gesú stesso ci ha messi in guardia su un segno sicuro che non si sta annunciando Lui, ma noi stessi e la nostra vanità e avidità di applausi: «Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi» (Lc 6, v.26).

 

CONTRO IL PAUPERISMO

«Chiunque osservi tutta la Legge, ma la trasgredisca anche in un punto solo, diventa colpevole di tutto» (Gc 2, v.10). Tenendo a mente queste parole di san Giacomo, unite a tutte quelle sulla povertà e i poveri che vi vengono in mente della Sacra Scrittura, non dimenticate che per servire bene i poveri dovete prima rispettare i primi tre comandamenti, che sono l’anima degli altri sette. Per avere l’arte sacra che merita la casa di Dio, si deve sempre rispettare questo santo equilibrio in cui Dio è la Bellezza da cui partire e di cui parlare. Per avere una vita spirituale contagiosa e davvero tendente alla santità, si deve amare la preghiera e il silenzio e sempre partire dall’Autore della Legge, che a tutto dà ordine. Le membra sofferenti di Cristo, non vi facciano mai concentrare solo sulle piaghe e sul corpo piagato, che merita ogni rispetto e cura, ma che deve sempre ricordarsi di avere un’anima. La salus animarum, come suprema lex, vi ricorderà che dare un piatto di pasta, dei vestiti e un lavoro o un medicamento a quanti sono in stato di indigenza e spoliazione materiale, non è la principale preoccupazione della Chiesa e quindi del cristiano, ma un effetto secondario intimamente connesso alla cura spirituale della vera miseria: la lontananza da Dio e dalla sua amicizia, lo stato di peccato mortale. Gesti “disperati” e di dubbia legalità come ad esempio quello del cardinale Konrad Krajewski, nel 2019, che ha riallacciato la luce elettrica allo Spin Time, un palazzo romano occupato da decine di famiglie in stato di indigenza, può suscitare ammirazione o indignazione a partire dalla prospettiva di chi guarda a questo gesto, ma certamente non è la misura dell’umanità ritrovata da quelle persone “aiutate”. L’elemosiniere dice di averlo fatto per i bambini, da cinque giorni senza luce né acqua; noi chiediamo alle vostre coscienze se altrettanto zelo viene applicato da voi Ministri di Dio innanzi alla moltitudine di casi in cui alle persone manca la luce della grazia e il pane di vita eterna! La carità non è mai ingiusta, ma sempre perfettamente giusta, perfettamente attenta a tutto, non solo a un gesto clamoroso (che non si può giudicare come elemosina). Gesú è stato povero, ma ha sempre pagato le tasse del suo tempo, finché hanno richiesto ciò che è dovuto a Cesare o al Tempio. Pagare una bolletta della luce, non è praticare lo strozzinaggio; confidiamo che l’elemosiniere del Papa, incontrando quelle famiglie abbia anche ricordato l’importanza di attingere alla fonte della vita vera, la Parola di Dio, e i Sacramenti. In nulla volendo giudicare la sua persona, abbiamo voluto esporvi uno dei tanti casi in cui ci sembra confusa la (vera) povertà evangelica richiesta da nostro Signore, con l’impegno a contrastare la sola povertà materiale, e dunque l’avanzare del pauperismo nella Chiesa.

«La Chiesa povera e per i poveri» deve da una parte ricordarsi della sua identità, dall’altra di tutte le povertà (ignoranza di Dio, malattie corporali e spirituali, possessioni diaboliche, settorialità senza visione di insieme, idolatria della tecnologia, alienazione dalla realtà…). Laddove il pauperismo restringe il campo della sua azione, il Cuore di Cristo lo allarga ad ogni forma di povertà e miseria umane.

Circa la sua identità, vi rimandiamo alle parole del Benson nei “Paradossi del Cattolicesimo”, che sono parole da ricordare a chi vorrebbe una baracca per il Re dei re, e una reggia per sé stesso; oppure da dire a quelle commissioni d’arte sacra che dissacrano con progetti al limite della decenza: «La Chiesa fa uso di ogni bellezza terrena che il mondo produce per rendere omaggio alla sua Maestà. Forse è giusto ornare con una collana di diamanti il collo di una donna, ma è certamente giusto che ne sia ornato il calice del Sangue di Dio. Se un re della terra indossa abiti di panno intessuto d’oro, non è ancor piú conveniente che li indossi il re del cielo? Se la musica viene usata per la dannazione delle anime, perché non usarla per la loro salvezza? Se un palazzo di marmo è ritenuto dimora confacente al Presidente della Repubblica Francese, per quale motivo gli uomini dovrebbero rifiutarlo al Re dei Re?

Càpita a volte che il mondo sottragga alla Chiesa le sue ricchezze. E allora? Essa può servire Dio anche senza di esse, nonostante il suo legittimo diritto di possederle. Se gli uomini si lamentano in modo servile, oppure fanno i prepotenti e urlano, per avere indietro i gioielli con i quali i loro antenati intesero onorare Dio, la Chiesa non esiterà a lanciarglieli dietro tirandoli giú dai suoi altari; e adorerà Dio in un fienile o in una catacomba spoglia di quegli ornamenti.

Quantunque essa non serva Dio e Mammona, tuttavia si fa degli amici per mezzo delle inique ricchezze. Essa non potrà giammai servire Dio e Mammona, ma quando il mondo non glie lo impedisce, lascia che Mammona serva lei, in quanto la Chiesa è la Maestà di Dio che risiede sulla terra. [Perciò…] ha diritto a tutto ciò che la terra produce…Tutte le cose del mondo sono sue per diritto divino. Tutte le cose sono sue perché essa è di Cristo. Ciò nonostante, essa sopporterà la perdita di ogni cosa, piuttosto che perdere Cristo»[9].

Chiedetevelo spesso: è meno povero di un uomo che non mangia il pane tutti i giorni, un uomo che ha smarrito Dio e vive lontano dai suoi insegnamenti?

 

IL FARMACO DI IMMORTALITÀ

Vorremmo concludere con un richiamo forte al Sacrificio incruento della Santa Messa, quello in cui voi, uniti al “Mediator Dei”, celebrate da Sacerdoti e da Vittime d’amore. Perdonate la franchezza, ma non vediamo in molti di voi la fede, il cuore innamorato, e la devozione adorante di chi si accosta al culmine dei misteri cristiani: Cristo Crocifisso e vivo per noi in ogni messa e in ogni ostia consacrata. Avete tra le mani il Corpo e il Sangue, l’anima e la divinità di Nostro Signore; siete sul Calvario con Lui e a Lui dovreste avere gli occhî e tutto voi stessi; ma sembrate o sul treno ad alta velocità, che deve arrivare in tempo non si sa dove; o sul palcoscenico del protagonismo, della vanità, della stravaganza. Molti di voi celebrano come macellaî impegnati a squartare un animale morto. Ma ci credete nella transustanziazione? Ci pensate che Gesú, il Figlio di Dio, ubbidendo alle vostre parole umilmente si fa realmente e sostanzialmente presente? A suffragare le nostre domande potremmo porvi innumerevoli esempî; ci limitiamo a giudicare da quello che avete permesso nel cosiddetto tempo della pandemia (ci riferiamo al meglio noto tempo del Covid 19). Di fatto sono stati negati i sacramenti proprio nel momento del maggior bisogno. A seguire, l’ordine irrazionale di estendere un indulto a legge universale della Chiesa (la comunione solo in mano, pratica ormai dilagata con ogni nefasta conseguenza: dalla dispersione dei frammenti che restano tra le pieghe della pelle delle mani, e poi ‘trasferiti’ per contatto sulle mascherine, sui banchi, sugli abiti, alle ostie che cadono in terra con frequenza, alla facilità di trafugamento delle ostie, per essere dissacrate, vendute al mercato dei satanisti!), e ancora a seguire, Chiese chiuse, via l’acqua benedetta, divieto di inginocchiarsi, mascherine e disinfettanti prima di toccare il Santissimo; pinzette e guanti per distribuirlo come fosse materiale radioattivo. Tutto ciò ha colpito il cuore di molti fedeli in lacrime innanzi a questo scempio: osiamo dire che ci vergogniamo per voi e non sappiamo come voi non vi vergogniate di voi stessi. Avete chiesto perdono per questi abusi e orrori?

Sant’Ignazio di Antiochia chiamava l’Eucaristia “farmaco di immortalità”; voi l’avete fatta diventare “comunione con la tossicità”. Quanta sofferenza avete causato ai fedeli che amano l’Eucaristia piú di voi!; che la adorano quotidianamente o almeno una volta a settimana; che si preoccupano che nessun frammento, anche il piú piccolo di essa vada perduto, visto che Gesú è tutto nell’intero e nel frammento. Potete ancora riparare facendovi voi stessi promotori di adorazione e degna ricezione del Corpo di Cristo e smettendola di denigrare, o peggio escludere dalla vita ecclesiale, quanti vogliano ricevere la comunione in bocca, e in ginocchio.

Tra di voi c’è il futuro Papa, che dovrà guidare la Chiesa verso il suo Signore. Se il “Sacramentum caritatis” viene trattato senza fede e rispetto, quale prospettiva volete che assuma la vita della Chiesa? Una desolazione e sterilità infinita, senza vocazioni e senza la forza dei martiri e dei confessori.

La cattedra di sapienza che è la Croce, si ridurrebbe a comodino del nostro sentimento e a barzelletta dei senza Dio e delle loro filosofie. In realtà, come dice Etienne Gilson: «Il Cristianesimo si rivolge all’uomo per sollevarlo dalla sua miseria mostrandogli quale ne è la causa e offrendogliene il rimedio. È una dottrina della salvezza e per questo è una religione. La filosofia è una scienza che si rivolge all’intelligenza e le dice quel che le cose sono, la religione si rivolge all’uomo e gli parla del suo destino, sia perché egli vi si sottometta, come la religione greca, sia perché egli lo costruisca, come la religione cristiana. Per questo, d’altronde, le filosofie influenzate dalla religione greca, sono filosofie della necessità, mentre le filosofie influenzate dalla religione cristiana saranno filosofie della libertà»[10]. Ed ora perdonate la parentesi ma ce lo impone la coscienza: il fatto che durante la cosiddetta pandemia da Covid-19, nelle Parrocchie, e ovunque nella Chiesa, sia stata permessa la palese discriminazione fino all’esclusione, di coloro che ragionevolmente hanno scelto di non sottoporsi all’inoculazione di un ‘siero sperimentale’, protetto da segreto militare e  possibilmente causa di effetti avversi anche gravi e letali, giungendo addirittura a vietare ai sacerdoti non vaccinati di celebrare la Santa Messa o di confessare (misura illogica e iniqua, considerando fra l’altro che anche i vaccinati possono contrarre il virus e contagiare a loro volta), la dice lunga sul paganesimo in cui si sono adagiati parte degli uomini di Chiesa. Inoltre, il non aver alzato un solo dito a difesa della dignità umana, quando intere famiglie restavano senza reddito, o i nostri giovani non potevano accedere allo sport o le persone in generale non potevano usufruire dei mezzi del trasporto pubblico o essere adeguatamente assistite a livello sanitario, o fare catechismo e altro, perché non provvisti del cosiddetto certificato “green pass da vaccino” (che una parte accreditata di scienza definisce a ragione ‘siero genico sperimentale’), vi ha reso ‘sepolcri imbiancati’, ipocriti, tanto piú per quei gesti clamorosi che invece alcuni fra voi sbandierano per l’applauso del mondo, riguardanti taluni “diritti” (escludendone altri ben piú importanti). Omettiamo poi la questione della liceità morale dell’uso di questi ‘vaccini’ anti-Covid-19, conseguenza dell’utilizzo di linee cellulari derivanti da aborti pianificati, tema che avete archiviato con fretta, imprudenza, e cecità. La ‘Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica’ vi ammonisce: «Quando l’azione politica viene a confrontarsi con principî morali che non ammettono deroghe, eccezioni o compromesso alcuno, allora l’impegno dei cattolici si fa piú evidente e carico di responsabilità. Dinanzi a queste esigenze etiche fondamentali e irrinunciabili, infatti, i credenti devono sapere che è in gioco l’essenza dell’ordine morale, che riguarda il bene integrale della persona […] Allo stesso modo occorre ribadire il dovere di rispettare e proteggere i diritti dell’embrione umano».

La vostra fede ritorni ad avere Cristo come Re, Dio dell’altare. Fate vostre le parole di Pio XII: «Trionfi dunque in voi la fede che opera per la carità. Esaltate questo Re e Signore…Glorificatelo in voi con quell’amore che vi esalta davanti a Lui, che sperde le ombre del vostro cammino, che purifica i balzi del vostro cuore, che signoreggia le passioni, che vi eleva sopra la corruzione del mondo, che vi pareggia agli angeli, che vi sublima in quel fuoco, cui Cristo venne ad accendere in terra. Cristo trionfi nei piccoli, suoi prediletti; trionfi nella gioventú studiosa con la fede vincitrice delle insidie dell’incredulità; trionfi nella famiglia col sacro vincolo che comanda e fa santo l’amore nella gloria dei figlî; …trionfi nell’uno e nell’altro clero, affinché la luce della pietà, dello zelo, dello spirito di abnegazione, delle virtú sacerdotali e religiose in esso risplenda ad edificazione e salute dei fedeli»[11].

Ritornate, vi preghiamo, a Gesú Via Verità e Vita, perché non si realizzino quelle sue parole: «Chi mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli» (Mt 10, v.33).

Santa Pasqua di resurrezione a tutti voi, devotamente in preghiera per la vostra conversione e rinascita.

 

In fede

Antonio e Caterina, schiavi di Maria e della Santa Croce

 

Roma, 12 aprile 2023

76° anniversario delle apparizioni della Vergine della Rivelazione

Memoria di San Giuseppe Moscati

 

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Note:

[1] San Girolamo, Le Lettere, Città Nuova Editrice, Roma, 1996, vol. I, lett. XIV, 5, pag. 95

[2] Pietro Misciattelli (ed.), Le Lettere di S. Caterina da Siena ridotte a miglior lezione, e in ordine nuovo disposte con note di Niccolò Tommaseo, Giunti-Barbèra, Firenze 1970, Vol I, lett.XXVIII, p.98.

[3] De civ. Dei, VI, 8, 1

[4] Rufino di Concordia, Le benedizioni dei Patriarchi, I, 10, Città Nuova, Roma 1995, p.56.

[5] Stickler Alfons M., Il celibato ecclesiastico. La sua storia e i suoi fondamenti teologici, Chirico, Napoli 2010.

[6] Ratzinger J. Benedetto XVI, Sarah R., Dal profondo del nostro cuore, Edizioni Cantagalli, Siena 2020, pag. 65.

[7] Orígene, Omelie sul Levitico, II, 1, Città Nuova, Roma 1985, p.45.

[8] Sant’Ilario di Poitiers, Contro Aussenzio, Città Nuova Editrice, Roma, 2003, pag. 40.

[9] Robert H. Benson, I paradossi del Cattolicesimo, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1923, p.19

[10] Étienne Gilson, La filosofia nel Medioevo. Dalle origini patristiche alla fine del XIV secolo, Sansoni, 2008, pag. 4.

[11] Atti e discorsi di Pio XII, Istituto Missionario – Pia Società San Paolo, Roma 1943, Vol II, 383-84: Radiomessaggio al Congresso eucaristico Nazionale del Perú, 27 Ottobre 1940.

 


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