Un mio amico mi scrive:

“Di fronte alle proteste delle femministe in Polonia, Elena (nome di fantasia, ndr), mia figlia, mi ha detto per telefono che è una lotta sacrosanta, per tutelare la salute della donna e per risparmiare inutili sofferenze a bambini che nascerebbero sicuramente con gravissimi handicap e che morirebbero dopo poco, facendoli soffrire inutilmente.
Io non resisto al mio amore per lei, e al bisogno di dirle la verità, che è l’unico vero bene.
Così le ho spedito via mail questa lettera, piena di calore e di passione per lei ed insieme per la Verità.

Non so se scalfirà il suo cuore e la sua intelligenza, ma non potevo non farlo, se non lo avessi fatto non le vorrei abbastanza bene”

Polonia: Donne irrompono in chiesa mentre il sacerdote celebra la messa per protestare a favore del Diritto all'aborto
Polonia: Donne irrompono in chiesa mentre il sacerdote celebra la messa per protestare a favore del Diritto all’aborto

 

Cara Elena,
Ti scrivo un po’ di cose, e anche se è un discorso un po’ lungo, ti prego di leggerlo, e di prenderti il tempo per pensarci, perché ci tengo molto.
Non mi aspetto una risposta, solo che tu ci pensi.

Quando mio fratello Antonio (nome di fantasia, ndr) è morto, papà ci disse di non piangere, perché Antonio, anche se non lo vedevamo più tra noi, era con noi più di prima. Ci spiegò che Antonio non era nostro, ci era solo stato affidato, per farlo crescere, ma ad un certo momento era stato preferito da Gesù che lo aveva voluto con sé, ed ora diventava per noi una specie di Angelo custode, a cui potevamo rivolgere sempre la nostra preghiera.
Non avevo ancora 5 anni, ma ricordo come fosse oggi il punto preciso in cui mi trovavo nella stanza, mentre ci parlava.
Questo momento e queste parole mi sono rimaste impresse negli occhi e nella memoria e mi hanno guidato per tutta la vita, come un paradigma, un punto di giudizio e di speranza su tutto.
Speranza, perché il significato della vita è altro rispetto al benessere e alla riuscita ed è più grande rispetto ai nostri progetti.

Più tardi, avevo da poco compiuto 19 anni, ho scoperto che questo non solo era buono per me, ma che corrispondeva totalmente alla domanda più profonda del mio cuore.
È stato quando don Giussani ci spiegò che «dire alla tua morosa “ti voglio bene” equivale a dirle “tu non puoi morire”».
E ancora “che cosa vale guadagnare il mondo intero se poi perdi il significato di te?“.
Toccava due punti fondamentali in quel periodo della vita, l’amore e il senso delle cose.
Dire a qualcuno “ti voglio bene” significa dirgli “tu non puoi morire”. E che cosa ci garantisce che tu non morirai mai?
Solo Dio, e la Sua promessa di eternità, che è scritta nel cuore, per cui nulla di noi deve finire.
Ecco di questo ti voglio parlare, della vita come dono e della promessa di felicità.
Non in futuro, ma oggi, in ogni istante in ogni circostanza. Perché solo il significato di noi ci rende felici.
E ogni cosa che viviamo ha come un grido dentro, che è questa domanda di significato, di felicità, e del per-sempre.

Ti scrivo queste cose perché le proteste che riempiono le piazze della Polonia contro la sentenza della Corte Costituzionale ci chiedono di giudicare quello che lì sta succedendo.
Quelle piazze, tra l’altro create e manipolate ad arte da un certo femminismo oltre che da movimenti della sinistra anticristiana (tanto è vero che si scagliano contro le chiese ed i preti, nella cattolicissima Polonia) non sono contro la sentenza, né a favore delle donne, sono innanzitutto contro Dio. Sono la pretesa dell’uomo di essere padrone di sé.
Mentre la realtà smentisce sempre tale presunzione (è bastato un banalissimo virus per metterci alle corde), imperterriti si cerca in tutti i modi di eliminare Dio dalla società, cancellandone ogni riferimento, al massimo relegando Dio al sentimento e al culto personale.

Ma perché l’aborto eugenetico, come ogni altro, è sbagliato?
Tu trovi giustificazioni “terapeutiche”, che sembrano umane, in particolare il pericolo della nascita di un figlio gravemente handicappato, ma in sostanza tutto si riconduce alla presunta “inutilità” di un figlio che vive pochi anni o giorni, o che potrebbe essere gravato da sofferenze indicibili. Ma è così? E poi chi decide se una vita è degna di essere vissuta?
Al di là di ogni altra considerazione, a decidere di questo o è Dio, oppure, se è l’uomo (senza Dio), o se è la scienza, se concediamo questo, se tra le nostre regole fondamentali (la costituzione appunto) c’è questa che a decidere del valore della vita è l’uomo, un uomo, una legge… ci sarà sempre un uomo più forte che imporrà la sua legge, sarà sempre un uomo contro un altro, sarà sempre o una guerra o un contratto, una compravendita. Il giocattolo si rompe? Ne compro un altro, e quello rotto lo butto.
Oggi una donna butta via il suo bambino, domani una legge dirà che dopo una certa età non saranno più garantite cure…ma intanto devi morire, e curarti sarebbe quindi inutile e costerebbe troppo (sta succedendo in questi giorni in Svizzera, dove è stato deciso che gli ultrasettantacinquenni con altre patologie non vengano curati se contagiati dal covid e se la stima di vita non sia superiore ai 24 mesi).

Dio non è un di più, una sovrapposizione, senza Dio l’uomo non c’è, non si spiega, e anzi, senza Dio gli uomini sono gli uni contro gli altri, e il criterio che regola la loro convivenza è il profitto, l’utilità: sei utile, mi fai comodo, con te sto bene, e allora vivi; non sei utile, e allora muori, o, al meglio, neppure mi interessi.
Ti piace una società così?
Non te ne accorgi, perché sei nel pieno della giovinezza, del tuo sviluppo fisico e intellettuale, perché sei sana, perché sei piena di attese e di progetti.
Ma una società senza Dio è solo questo. Vuoi questo per te?
Se pensi questo, potrai mai guardare negli occhi un uomo e dirgli veramente, con piena coscienza, “io ti amo”, senza che questo sia un inganno?
Potrai guardare tuo padre e tua madre e dire loro “ti voglio bene”?
Quando arriverà il momento in cui vedrai tuo padre morente, cosa ti mancherà? Per che cosa piangerai? Pensi che sarà tutto finito lì? O potrai dire “tu non puoi morire”?
Quel punto e quel “ti voglio bene” sarà una illusione? Perché ciò che finisce è una illusione. O sarà per sempre?

La vita è sacra, e nessuno di noi ha il diritto di sopprimerla, in qualsiasi condizione si manifesti.
Qual è la misura delle cose?
“Se io sono la misura di tutto, allora è giusto misurare anche i figli (non solo nella quantità, ma perfino nella qualità). La fede invece ci dice proprio il contrario: che io non sono mio, ma di un Altro”.

Se vuoi ti mando alcuni link per documentarti sulla situazione in Polonia, sapendo tra l’altro che quello che la stampa di sinistra fa passare contiene molte bugie.
Per esempio dice che la sentenza della Corte Costituzionale impedisce di abortire in caso di gravi malformazioni fetali che porterebbero a morte certa o a gravissima disabilità; ma non è così: quell’articolo di legge, dichiarato incostituzionale, è servito in moltissimi casi, sembra la maggior parte, in Polonia, per abortire un bambino che sarebbe nato con la Sindrome di Down.
Chi protesta vuole per le donne la libertà di uccidere il bimbo, che non può difendersi, in nome di un loro presunto “diritto” a fare ciò che vogliono.
Ma se il diritto alla vita non è il primo diritto, nessun diritto avrà più ragione di resistere. Il “primo diritto” sarà sempre un capriccio nelle mani del più forte.
E non ci sarà dignità per nessuno.
Questa è la ragione per cui non è giusto non solo per i bambini con Sindrome di down, ma neppure nei restanti casi.

Solo riconoscendo l’Assoluto, per quanto misterioso, ci si può salvare dal potere che ci vuole individui e non persone, sudditi e non liberi.

Ti ho scritto perché ti voglio bene, e non potevo non fare chiarezza di ciò che ho nel cuore.

TUO, papà.

Polonia-dopo aver fatto irruzione durante la celebrazione inscenano una protesta
Polonia-dopo aver fatto irruzione durante la celebrazione inscenano una protesta
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