don Emanuele Personeni
don Emanuele Personeni

 

Lettera a Papa Francesco

Papa Francesco, da cristiani di alcune comunità parrocchiali, laici e preti, ti raggiungiamo con questa lettera quale segno della nostra partecipazione alla tua premura pastorale nei confronti della Chiesa e dell’umanità intera.

Siamo consapevoli che il tuo video-appello alla vaccinazione come “atto d’amore” è stato possibile in virtù delle informazioni che all’epoca le autorità sanitarie possedevano circa l’efficacia e la sicurezza dei vaccini anti-covid. Non possiamo nasconderci tuttavia che nel corso degli ultimi mesi il quadro pandemico sia profondamente mutato e che la vaccinazione di massa non sia riuscita nell’intento di immunizzare dal contagio. Non è un’accusa, é un dato di fatto. Non solo. Gli effetti collaterali da vaccino attestati dagli organismi di vigilanza americani, europei e italiani hanno raggiunto livelli tali da spingere organismi tecnico scientifici indipendenti a suggerire la necessità di una ri-valutazione della strategia vaccinale complessiva, soprattutto presso la popolazione giovanile e adulta.

Abbiamo deciso di scriverti papa Francesco perché constatiamo che le politiche attuate in Italia continuano invece imperterrite sulla strada intrapresa all’inizio, quella della vaccinazione indiscriminata. Quel che amareggia di più è constatare che la stragrande maggioranza delle reti televisive e dei giornali continuino a relegare le narrative divergenti, anche quando fondate sui dati nel recinto delle teorie cospirazioniste e anti-scientifiche.

Non è questo il luogo dove entrare nel merito di un simile dibattito. In questa sede ci interessa parlare con te dello spirito con cui oggi un cristiano dovrebbe risolversi circa la scelta di vaccinarsi o no. In particolare vorremmo capire in che modo interpretare oggi il tuo invito alla vaccinazione quale atto d’amore. Se presso molti preti e vescovi queste tue parole sono l’argomento principale per incoraggiare energicamente la campagna vaccinale, presso altri cristiani sono risuonate come un giudizio e hanno aperto un dissidio interiore che chiede di essere illuminato.

Sarà stato l’utilizzo strumentale delle tue parole compiuto dai media ma di fatto quelle parole hanno portato molti a considerarsi in diritto di trattare ogni dubbio e resistenza alla vaccinazione come segno di irresponsabilità ed egoismo. A noi pare improponibile l’equazione “vaccinazione-amore” nella misura in cui genera di riflesso l’equazione opposta “non vaccinazione-egoismo”. Tu cosa pensi? Avremmo bisogno Papa Francesco che, con parole semplici, ci aiutassi ad andare in profondità, tutti, vaccinati e non, per ritrovare un po’ di verità e un po’ di umanità tra di noi.

Ecco, l’umanità. Lo stigma gettato addosso a coloro che non si sono vaccinati ha generato nel cuore di questi ultimi (anche nelle parrocchie) sentimenti di marginalizzazione e di colpa che intrecciati a quelli del giudizio hanno creato lacerazioni interiori che fanno male all’umanità comune perché fanno male alla fraternità. I provvedimenti delle autorità civili hanno assunto da diverso tempo profili francamente persecutori e ricattatori, del tutto incompatibili con la Costituzione, figuriamoci col Vangelo: pensiamo al disprezzo sparso quotidianamente contro chi ha scelto di non vaccinarsi per timore di reazioni avverse. Pensiamo all’esclusione dalla vita sociale di persone sane nonostante siano in possesso di dispositivi di protezione. Pensiamo alla decisione di sanzionare la disobbedienza all’obbligo vaccinale surrettizio con la sospensione dal lavoro e dallo stipendio. Pensiamo alla proposta di alcuni medici e politici di curare solo pazienti vaccinati con tre dosi, escludendo dalle cure i non vaccinati. E si potrebbe continuare

Non possiamo nasconderci il fatto che anche i regolamenti attuativi decisi dalle diocesi in ottemperanza ai provvedimenti governativi hanno contribuito, a modo loro, ad alimentare in parrocchia queste divisioni esacerbando i sentimenti che le accompagnano. La loro applicazione letterale ha finito per diventare in talune parrocchie la cosa più importante da garantire, anche più del legame fraterno, più della misericordia, più del rispetto. Le cose non avrebbero dovuto andare così. Ciò che adesso ti chiediamo, Papa Francesco, é in che modo attraversare questa situazione imparando qualcosa. E cosa soprattutto? La tua parola per noi è importante. E in ogni caso lascia il segno. Sappiamo che il peso che porti è grave. Per questo vogliamo dirti la nostra vicinanza e assicurarti la nostra preghiera.

don Emanuele Personeni, della diocesi di Bergamo

 

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