Dal Catechismo all’esperienza cristiana
Questa rubrica è il proseguimento di quella dedicata all’esposizione del Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica.
Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Dal Catechismo all’esperienza cristiana, Amazon 2022. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaA
Puntata n. 1 – La coscienza della creaturalità (I)
Nella Sacra Scrittura. La coscienza della creaturalità e l’interpretazione di ciò che accade nella propria storia personale, così come nella storia di un popolo e nella storia come tale, è il principio base su cui si fonda la mentalità biblica. Ci aiuteremo perciò anche attraverso alcuni testi scritturistici a recuperare tale sensibilità.
Il punto di vista della Scrittura rispecchia la sensibilità di un autore che vive in un popolo nomade del medio oriente, in un arco di tempo che va dal XIX secolo a.C. circa, fino a mezzo secolo prima della nascita di Gesù. Si tratta di una sensibilità che – pur con le varianti dovute all’influsso ellenico dei tempi più recenti – ha bisogno di “immagini concrete” anche per descrivere dati che la cultura greca prima e la nostra poi, hanno espresso abitualmente con concetti astratti. Così la Scrittura, se si fa eccezione del “primo racconto della creazione”, tende a tradurre la categoria metafisica, oggettiva di “creazione” nella descrizione dell’“esperienza soggettiva” che l’uomo ne fa.
L’esperienza della presenza di Dio. L’uomo della Scrittura vive la continua esperienza della presenza di Dio. L’autore biblico, i personaggi biblici – in particolare modo i patriarchi, i re, i profeti – vedono e comprendono tutto alla luce della presenza di Dio, che fa la storia dei singoli come quella del popolo d’Israele. Gli israeliti fanno l’esperienza di “appartenere” a Dio.
Creazione e appartenenza: vocazione. Se la parola “creazione” esprime principalmente il dato oggettivo, metafisico della condizione umana, la parola “appartenenza” caratterizza maggiormente il dato soggettivo, descrive l’esperienza dell’uomo creato: l’uomo percepisce anche soggettivamente, psicologicamente “di essere di un Altro”, di ricevere esistenza e vita e un compito per la vita, da un Altro. Ed è proprio nella prospettiva di questa chiamata all’esistenza e in questo compito per la vita che si comprende cos’è una vocazione. Questo dato elementare, oggi, è stato tendenzialmente rimosso dalla coscienza dell’uomo; ma esso costituisce, invece, un dato di “natura”, una “legge” di natura, e deve essere recuperato come fondamento dell’antropologia se si vuole raggiungere una concezione dell’uomo che lo rispetti interamente e che gli faccia percepire il senso, il fine della propria vita.
Come leggere e meditare la Scrittura. Abbiamo allora bisogno di imparare a confrontare la nostra co- scienza e la nostra esperienza con questi esempi che la Scrittura ci offre per riscoprire come un’evidenza elementare e razionale il dato della “creaturalità”: questa è la via per una nostra più profonda umanizzazione, in vista di una umanizzazione anche degli altri. La storia dei singoli personaggi è paragonabile, e per certi aspetti analoga alla nostra: ciò che è accaduto loro è riferibile anche a noi. Si tratta della antica “lettura spirituale” (oggi la chiameremmo “esistenziale” o “esperienziale”) della Scrittura che costituiva l’elemento formativo della lectio divina dei monaci.
- a) La coscienza della creaturalità nell’Antico Testamento
Mi limiterò a riportare solo alcuni tra i passi che mi sembrano più significativi. Anzitutto, prima ancora di tratteggiare le figure dei singoli personaggi vale la pena rilevare lo stesso clima di appartenenza dell’uomo a Dio presente nell’Antico Testamento, che è riconoscibile attraverso la dimensione della “familiarità” che gli uomini hanno con la presenza del Creatore. Per i progenitori, ad esempio, è evidente che questa familiarità rappresenta un dato talmente costitutivo della natura umana che non viene distrutto, ultimamente, neppure dal peccato di origine appena commesso: «Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino» (Gen 3,8).
È un’immagine particolarmente espressiva della familiarità della presenza di qualcuno alla cui casa si appartiene: niente è più familiare e più facile da riconoscere del rumore dei passi di uno di casa. Non c’è neppure bisogno di vederlo per riconoscerlo, uno di casa; lo si riconosce dal suono dei passi.
Questa esperienza del riconoscere la presenza di Dio come abituale, domestica, è attribuita ad Adamo dall’autore biblico, che pone sulle sue labbra le parole: «Ho udito il tuo passo nel giardino» (Gn 3,10). L’aggettivo tuo denota questo riconoscimento.
- b) Le vocazioni nell’Antico Testamento
Nell’Antico Testamento la creazione (oggettiva) entra a far parte della coscienza (soggettiva) di appartenere a Dio, attraverso diversi elementi caratterizzanti che cerchiamo di indicare.
- i) La “manifestazione” di Dio ai patriarchi, ai profeti e ai re: questa manifestazione è descritta dalla Scrittura sotto forma di un “incontro tra persone”, che avviene in un luogo fisico, materiale, visibile. Questo incontro si realizza nel momento in cui Dio “chiama per nome”, attirandolo verso il luogo dell’incontro, il patriarca, o il profeta, o il re e gli assegna un “compito”, gli affida un “mandato”: questa è la vocazione di colui che è stato chiamato.
- ii) C’è poi la “trasmissione” ad un popolo di ciò che Dio ha rivelato ai patriarchi, ai profeti e ai re; in questo modo il popolo stesso diviene chiamato, riceve la “vocazione”, il “compito” che Dio gli affida. E diviene il “luogo” vivente della memoria dell’incontro che si rinnova, nel popolo, attraverso la successione delle vocazioni dei patriarchi, dei profeti, e dei re.
Secondo il linguaggio di san Paolo si deve dire che questi elementi, e questi personaggi, sono “figura” di Cristo e della Chiesa: dunque devono essere ritrovati nell’essenza, nella nozione di Chiesa che noi abbiamo e devono ripercuotersi, quindi, nel nostro modo di partecipare alla vita di fede, nella Chiesa e secondo la nostra vocazione. In questo senso la coscienza della creaturalità è il passo indispensabile, il fondamento naturale insopprimibile della coscienza della redenzione, poiché Gratia supponit naturam, la Grazia si fonda sulla natura, assumendola e non eliminandola. Nei brani che seguono la coscienza della creaturalità costituisce il tessuto della coscienza dei personaggi biblici ed è questa coscienza che apre la strada a Dio per renderli parte attiva della preparazione all’opera della redenzione.
Nelle prossime puntate tracceremo la descrizione che la Scrittura ci offre dell’esperienza/vocazione di Abramo, Giacobbe, Mosè, Samulele, Davide, Isaia e Geremia, prima di passare alle due figure centrali del Nuovo Testamento: Maria, Paolo, tutte incentrate su Cristo.





















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