Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto, oltre alla pubblicazione dei nostri articoli originali, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo l’articolo scritto da Eric Sammons, pubblicato su Crisis magazine. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.
Quattro sacerdoti della Fraternità San Pio X sono stati consacrati vescovi ieri (avantieri, ndr) senza mandato papale, e questa mattina (ieri, ndr) è stato annunciato che essi (insieme ai due vescovi della Fraternità che li hanno consacrati) sono scomunicati. Inoltre, tutti i sacerdoti della Fraternità sono stati dichiarati “scismatici”, e i fedeli laici che “aderiscono formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X devono essere considerati scismatici e scomunicati”.
Nessun cattolico, indipendentemente dalla propria posizione su questa controversia, dovrebbe rallegrarsi di questo caos. Ma cerchiamo anche di chiarire bene ciò che è accaduto, poiché tocca il cuore stesso di ciò che significa essere cattolici.
Sebbene la Fraternità abbia disobbedito a un comando diretto del Sommo Pontefice della Chiesa cattolica, essa giustifica le consacrazioni sostenendo che la Chiesa si trovi attualmente in uno «stato di necessità»; vale a dire, in una crisi così grave che tali atti non sono in realtà canonicamente illeciti (cfr. Canone 1323 §4) e non comportano la pena della scomunica.
Non dovrebbe sorprendere i miei lettori che, nel complesso, io sia solidale con la Fraternità e con la sua analisi dello stato della Chiesa odierna. In qualità di caporedattore di Crisis Magazine, ritengo ovviamente che la nostra epoca veda la Chiesa afflitta da una grave crisi. Sebbene, in un certo senso, la Chiesa sia sempre stata in uno stato di crisi — è sempre composta da uomini caduti e peccatori — la crisi odierna è particolarmente acuta, dal punto di vista storico. E come assiduo frequentatore della Messa tradizionale in latino, non posso negare di dover ringraziare il fondatore della Fraternità, l’arcivescovo Marcel Lefebvre, per aver preservato quasi da solo i riti antichi quando quasi tutti erano contrari al suo impegno. Inoltre, sebbene abbia qualche piccola riserva al riguardo, la Dichiarazione di fede cattolica della Fraternità è piacevolmente chiara e ortodossa, in netto contrasto con le dichiarazioni confuse e talvolta contraddittorie che i funzionari vaticani e molti vescovi rilasciano oggi.
A proposito del Vaticano, diciamolo senza mezzi termini: nel corso degli anni ha gestito in modo maldestro l’intero rapporto con la Fraternità. Indipendentemente dal fatto che si ritenga la Fraternità San Pio X un faro di luce per la Chiesa o un gruppo scismatico che agisce in contrasto con la fede, la disparità tra il modo in cui il Vaticano ha trattato la Fraternità e il modo in cui tratta tutti gli altri non può che apparire, a qualsiasi osservatore obiettivo, terribilmente incoerente. Da tredici anni ci viene detto che le nostre parole d’ordine devono essere «misericordia», «dialogo» e «accompagnamento», eppure, quando si tratta della Fraternità, le parole d’ordine del Vaticano sembrano essere «intolleranza», «giudizio» e «condanna».
I papi incontrano ogni leader cristiano eretico del pianeta, i promotori dell’immoralità e le celebrità degenerate di Hollywood, ma non il capo di una comunità fiorente e in crescita all’interno delle proprie file. Tutto perché la comunità presumibilmente non «accetta il Concilio Vaticano II» (un peccato che il Vaticano, in realtà, non definisce). Se solo il Vaticano fosse stato così audace nel corso degli anni nel disciplinare i cattolici che rifiutavano la condanna del controllo delle nascite da parte del Concilio Vaticano II (Gaudium et Spes 51) o la difesa da parte del Concilio della necessità della Chiesa per la salvezza (Lumen Gentium 14).
In sintesi, in un’epoca di eresia dilagante, liturgie irriverenti e immoralità nella Chiesa, nonché di applicazione svogliata dell’insegnamento cattolico da parte della gerarchia, concordo con le opinioni di Darrick Taylor, che ha scritto su Crisis che «La Fraternità San Pio X non è il problema», e ritengo che il Papa avrebbe dovuto approvare le consacrazioni episcopali in un atto di misericordia e riconciliazione.
Ma ciò non significa che la Fraternità sia al di sopra di ogni critica, né che ogni sua decisione sia prudente o addirittura fedelmente cattolica. Né significa che le scomuniche siano invalide o addirittura ingiustificate.
La Fraternità San Pio X ha sempre presentato la controversia tra sé e il Vaticano come una questione dottrinale, ed è giusto che lo faccia. Chiunque pensi che si tratti dell’estetica della Messa Tridentina non capisce cosa abbia spinto l’arcivescovo Lefebvre, né cosa spinga oggi la leadership della Fraternità. La Fraternità ritiene che i leader della Chiesa abbiano fallito nel trasmettere la fede cattolica così come ci è stata tramandata dalle passate generazioni di cattolici. Ed è difficile contestare questo punto. Basta partecipare alla Messa in una parrocchia locale.
Tuttavia, la Fraternità sta ignorando l’elefante dottrinale nella stanza, ovvero la comunione con il Papa di Roma. Essere in comunione con la persona del Papa — non solo con un’eterea «Roma eterna» come definita dalla Fraternità — è sempre stato identificato come una parte essenziale di ciò che significa essere cattolici; è, infatti, un punto chiave della dottrina cattolica, poiché è fondamentale per l’unità visibile della Chiesa.
All’inizio del XX secolo padre Adrian Fortescue difese la necessità della comunione con il Papa contro le argomentazioni anglicane contrarie. La sua applicazione alla Fraternità San Pio X di oggi è sorprendente:
Per essere membro della Chiesa cattolica, un uomo deve essere in comunione con il Papa… L’unità visibile della Chiesa di Cristo è la radice di tutta la nostra fede, dopo l’esistenza di Dio, l’affermazione di Cristo come nostro maestro e il fatto che Cristo abbia effettivamente fondato una Chiesa… Ogni nozione di autorità di origine divina, di insegnamento guidato da Dio, dipende dal concetto primo di tutti, vale a dire una Chiesa unica e unita, in comunione con se stessa in tutto il mondo. Purtroppo, su questo punto l’anglicano estremista è lontano da noi quanto qualsiasi protestante. Ecco perché la sua intera posizione è errata e impossibile. Egli copia i nostri riti; adotta la maggior parte dei punti della nostra fede; usa il nostro linguaggio. Ma non possiede il fondamento su cui poggiano tutte queste cose. In realtà non è più vicino a noi, non è un briciolo più cattolico, di quanto lo siano l’evangelico o il protestante schietto. Possiamo lasciare tutto il resto come di secondaria importanza finché non lo avremo convinto su quell’unica questione vitale: l’unità visibile della Chiesa. (Dal primo papato al Sinodo di Calcedonia del 451, p. 80)
E per coloro che potrebbero pensare che si tratti semplicemente dello scritto di un altro ultramontanista dell’inizio del XX secolo, si noti che padre Fortescue definì (in privato) il papato del suo tempo «disastroso» e il papa «deplorevole». Eppure riconosceva che la comunione con il papa, a prescindere dall’opinione che avesse di lui, rimaneva comunque vitale.
Ora, per essere chiari, non sto dicendo che esista un parallelo esatto tra gli anglicani tradizionali e la Fraternità San Pio X; tuttavia la questione di fondo è la stessa: agendo in diretta contraddizione con il comando esplicito del papa, la Fraternità San Pio X si separa dall’unità visibile della Chiesa, che è il fondamento di tutto l’insegnamento cattolico.
E la comunione con il papa non è un insegnamento successivo, inventato per resistere alla rivoluzione protestante antipapale del XVI secolo. Fin dall’inizio, i cristiani hanno compreso che la comunione con il papa è un elemento essenziale di quell’unità visibile.
Solo per citare un esempio, san Girolamo scrisse a papa Damaso:
Parlo con il successore del pescatore e il discepolo della croce. Io, che non seguo altri se non Cristo come primo, sono unito in comunione con Vostra Santità, cioè con la Sede di Pietro. So che la Chiesa è stata edificata su questa roccia. Chiunque mangi l’agnello fuori dalla propria casa è profano. Chiunque non sia nell’arca di Noè perirà quando verrà il diluvio… Chiunque non si raduni con voi disperde; poiché chiunque non appartiene a Cristo è dell’Anticristo.
(Ep. XV, ad Damasum, 2)
Potrei aggiungere molte affermazioni simili sull’importanza della comunione con il papa tratte da altri Padri della Chiesa. In diversi casi, lo stesso Padre della Chiesa in questione era in disaccordo con il papa su varie questioni di disciplina o dottrina. Eppure nessuno contestava la necessità vitale di mantenere la comunione con lui.
Sebbene la Fraternità San Pio X (SSPX) abbia molte lamentele legittime riguardo a ciò che i leader della Chiesa hanno promosso come dottrina cattolica negli ultimi 60 anni, la Fraternità stessa aggrava la crisi rompendo la comunione con il Papa attraverso queste consacrazioni.
Ora molti difensori della Fraternità sostengono che le scomuniche siano invalide e che essi siano ancora in comunione con Papa Leone, adducendo argomenti di diritto canonico relativi allo stato di necessità. Ma ciò va contro l’evidenza: a rischio di un’analogia un po’ semplicistica, la difesa della Fraternità è come un fidanzato che dice di non aver rotto con la sua fidanzata, mentre la fidanzata afferma che, in realtà, si sono lasciati. La fidanzata ha l’autorità assoluta di prendere quella decisione, indipendentemente dalle argomentazioni ingegnose che il fidanzato possa escogitare.
- Il Papa li dichiara scomunicati.
- Loro sostengono di non essere scomunicati.
- Il Papa, tuttavia, ha giurisdizione universale sulla disciplina della Chiesa, compreso il potere di scomunica.
- Pertanto, essi sono legittimamente scomunicati.
Si nega la giurisdizione universale e l’autorità del Papa se, quando il Papa dice: «Sei scomunicato», questi nega di essere, di fatto, scomunicato.
In questo dibattito sulla «comunione con il Papa», dovremmo anche ricordare (o imparare) cosa significhi esattamente questa comunione, in particolare quando il Papa è una figura che consideriamo imperfetta, persino profondamente imperfetta. Ho scritto un articolo che spiega questo punto durante il pontificato di Francesco, e incoraggio le persone a rileggerlo. La mia argomentazione fondamentale è questa: essere «in comunione con» non equivale a essere «d’accordo con»; quello è un modello protestante di comunione (ed è per questo che esistono decine di migliaia di denominazioni protestanti). La comunione rappresenta un riconoscimento visibile della Chiesa visibile. Siamo membri di una Chiesa visibile e universale, che comprende non solo tutti i cattolici di oggi, ma tutti i cattolici nel corso della storia e in futuro — i santi e i peccatori. Quando rompiamo la comunione con il centro dell’unità in quella Chiesa visibile e universale — il Papa — cadiamo, forse, nell’errore protestante di una Chiesa «invisibile» unita da un accordo condiviso piuttosto che da un’unione mistica con Cristo per mezzo della sua Chiesa visibile sulla terra.
Nulla di tutto ciò significa che la maggior parte, se non tutte, le lamentele della Fraternità riguardo alla Chiesa postconciliare non siano legittime e necessitino di una risposta seria. Deploro il rifiuto del Vaticano di confrontarsi seriamente con tali lamentele. Ma è meno probabile che tali lamentele vengano prese sul serio da un gruppo che a sua volta viola un principio fondamentale della dottrina cattolica.
Dobbiamo tutti lavorare per la riforma della Chiesa… dall’interno della Chiesa, non al di fuori della sua unità visibile. Solo allora essa sarà in grado di superare la crisi che la affligge.
Eric Sammons
Eric Sammons è il caporedattore di Crisis Magazine. I suoi libri più recenti sono Moral Money: The Case for Bitcoin e il romanzo di fantascienza Shard of Eden.
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Ave Maria, io lascierei parlare Don Daniele di Sorco della FSSPX: perchè la fraternità NON è scismatica.
https://www.aldomariavalli.it/2026/07/04/ne-scismatica-ne-disobbediente-e-le-scomuniche-sono-senza-effetto-domande-e-risposte-sulla-fsspx/
E’ importane riflettere su queste parole.