Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Padre D. Vincent Twomey, S.V.D. e pubblicato su Catholic World Report. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

Papa Benedetto XVI il giorno della elezione 19 aprile 2005 (AP)
fonte – AP

 

Nota dell’editore: Joseph Ratzinger (Papa Benedetto XVI) è nato 97 anni fa, il Sabato Santo del 1927. Per ricordare questo giorno, la CWR ripropone questo saggio, pubblicato originariamente il 2 gennaio 2023, da uno degli studenti di Ratzinger.

 

Joseph Ratzinger/Papa Benedetto XVI sarà ricordato soprattutto per la sua produzione letteraria e accademica. Molte delle sue opere raccolte (sedici enormi volumi in tedesco) sono state tradotte in diverse lingue e solo ora vengono scoperte da una giovane generazione di teologi. Il suo primo classico Introduzione al cristianesimo (1968) è stato tradotto in oltre venti lingue.

I suoi scritti su un vasto spettro di argomenti teologici e filosofici hanno una chiarezza e una profondità che rendono la sua teologia stimolante e quindi liberatoria. La sua teologia stimola anche ulteriori ricerche accademiche, poiché tutto ciò che ha potuto fare è stato abbozzare i contorni della verità. Come un artista magistrale, dipinge a grandi linee e scrive in una prosa superba, a volte quasi poetica.

L’elezione ad arcivescovo e poi a cardinale prefetto mise fine ai suoi progetti, quando nel 1969 decise di trasferirsi dalla antica e famosa Università di Tubinga a quella poco conosciuta e tranquilla che era la nuova Università di Ratisbona. Lontano dalle tensioni e dai tumulti della facoltà di teologia di Tubinga, sperava che a Ratisbona, stimolato dai suoi studenti di dottorato e post-dottorato, avrebbe avuto le condizioni accademiche necessarie per ricercare e scrivere la Dogmatica in più volumi (cioè una sistematica completa della dottrina della Chiesa) che aveva progettato. La sua elezione ad arcivescovo nel 1977, e successivamente a cardinale prefetto, pose fine a questo progetto scientifico. Ora i futuri teologi potranno costruire sulle fondamenta da lui gettate.

Da tempo sosteneva che il problema più importante della teologia di oggi (che è alla radice della crisi attuale della Chiesa) si trova in un’interpretazione del Nuovo Testamento che, di fatto, nega la divinità di Gesù Cristo. Per sviluppare un’interpretazione della Scrittura che non solo tenesse conto della moderna metodologia storico-critica dell’esegesi, ma che fosse anche fedele all’intera Tradizione della Chiesa, ha utilizzato ogni minuto del suo tempo libero da Papa per scrivere i tre volumi di Gesù di Nazareth (2006-2013). Quest’opera sarà il suo lascito più duraturo nella disciplina teologica.

I suoi numerosi scritti su questioni culturali e politiche contemporanee – così come i suoi contributi originali alle questioni morali del giorno – restano da scoprire sia per gli studenti di politica che per i filosofi. I suoi storici discorsi ai politici di New York (all’ONU), Londra, Parigi e Berlino sono considerati capolavori di sagacia politica. Rimarranno un’ispirazione per tutti i politici integerrimi.

Gran parte di questa eredità deve essere costituita dalle sue omelie e dai suoi scritti pastorali come sacerdote, arcivescovo, cardinale prefetto e Papa, che continueranno a fornire ispirazione a persone di ogni estrazione sociale. Questo vale anche per i suoi discorsi del mercoledì sui Santi. Ha scelto i Santi come argomento principale perché era convinto che i Santi canonizzati, insieme all’arte e alla musica cristiana, sono l’apologia della Fede più convincente che la Chiesa possa offrire. Essi svolgono inoltre un ruolo centrale nell’ispirare i fedeli di ogni generazione a cercare la via della santità.

Le sue encicliche sull’Amore, la Speranza e la Fede (quest’ultima pubblicata con il nome di Papa Francesco) devono essere annoverate tra le più importanti mai uscite dalla penna di un Papa. La Caritas in Veritate, la sua enciclica sullo sviluppo umano integrale nell’amore e nella verità, avrà un’influenza duratura sull’insegnamento sociale cattolico.

Forse il suo contributo unico al rinnovamento della liturgia è la sua più grande eredità. Per tutta la vita ha promosso una riforma della liturgia secondo lo spirito e la lettera del Vaticano II. Quanto Benedetto XVI considerasse centrale la riforma della liturgia per la vita e la missione della Chiesa si evince dalla sua decisione di pubblicare come primo volume delle sue Opere Raccolte quello sulla Teologia della Liturgia (che è il volume 10 della serie).

Al centro di questo volume – 634 pagine nella traduzione inglese – c’è il suo libro The Spirit of the Liturgy (2000), scritto durante le vacanze del Cardinale Prefetto. Permettendo un maggiore uso della Forma Straordinaria del Rito Romano (la cosiddetta Messa Tradizionale Latina). Papa Benedetto XVI ha favorito un approccio più riverente e sacrale alla celebrazione dei sacramenti in vernacolo (la Forma Ordinaria del Rito Romano). Nonostante alcune recenti restrizioni, questa iniziativa trasformerà profondamente il modo in cui i sacramenti saranno celebrati in futuro.

Un’altra sua iniziativa con conseguenze a lungo termine è stata la creazione dell’Ordinariato anglicano. Introdotto per consentire agli anglicani di entrare in unione con Roma pur conservando la ricchezza della propria tradizione liturgica, col tempo arricchirà il Rito romano.

Il suo coraggioso commento alla Dominus Iesus è stato ed è un importante contributo alla cristologia, all’ecclesiologia e allo sforzo ecumenico della Chiesa ispirato dal Concilio Vaticano II. È una parte significativa della sua eredità in corso e deve essere vista sullo sfondo del suo contributo di tutta la vita al dialogo ecumenico con le Chiese ortodosse e le altre comunità cristiane.

Anche il suo originale contributo teologico al dialogo interreligioso darà i suoi frutti nel tempo. Ad esempio, nel suo discorso ai rappresentanti delle religioni mondiali ad Assisi nel 2011, ha richiamato l’attenzione sulla necessità che gli aderenti a tutte le religioni prestino ascolto alla voce degli agnostici sinceri. La loro ricerca della verità può aiutare i credenti a “purificare la loro fede, in modo che Dio, il vero Dio, diventi accessibile”, aiutando così a superare le patologie, come il fondamentalismo, a cui le religioni sono spesso soggette.

Nel suo dialogo con Jurgen Habermas, il più importante filosofo laico europeo, l’allora cardinale Ratzinger sottolineò quanto la filosofia dovesse prestare attenzione alla voce delle religioni per superare le patologie della ragione (come la bomba atomica e la fecondazione assistita). Sebbene inizialmente abbia suscitato indignazione per una citazione estrapolata dal contesto, la sua conferenza di Ratisbona sul ruolo della teologia nell’università ha portato a un nuovo e più intenso dialogo con l’Islam moderato. A Ratisbona ha anche sottolineato l’intrinseca relazione tra fede e ragione, leitmotiv della sua vita e dei suoi scritti, così necessaria per rendere l’umanità più pienamente umana.

In tutti i suoi scritti, la sua preoccupazione ultima è stata quella di evidenziare il primato di Dio e il dono della salvezza dell’uomo attraverso Gesù Cristo. Questa è la sua ultima eredità.

Padre D. Vincent Twomey, S.V.D.

 

Padre D. Vincent Twomey, S.V.D. ha conseguito un dottorato in teologia ed è professore emerito di teologia morale presso la Pontificia Università del St. Patrick’s College, Maynooth, Irlanda. Ex dottorando di Joseph Ratzinger, Twomey è autore di diversi libri, tra cui The End of Irish Catholicism?, Pope Benedict XVI: The Conscience of Our Age (A Theological Portrait) e Moral Theology after Humanae Vitae. Il suo libro più recente è The Dynamics of Liturgy-Joseph Ratzinger’s Theology of Liturgy: An Interpretation (Ignatius Press, 2022). Nel 2011 Benedetto XVI ha conferito a p. Twomey la medaglia Pro Ecclesia et Pontifice per gli eccellenti servizi resi alla Chiesa e al Santo Padre.


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