Nell’ottica del mero approfondimento dei fatti e di un sereno confronto, di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Andrea Gagliarducci, pubblicato sul suo blog. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.
Durante i primi otto mesi del suo regno, Papa Leone XIV si è comportato come un leader di transizione. Le sfide che ha affrontato e le decisioni che ha preso sono state in qualche modo influenzate da Papa Francesco, che ha dato inizio all’Anno Santo e ne è rimasto il principale punto di riferimento fino alla sua conclusione.
Questo periodo è stato un “mondo intermedio” in cui il vecchio e il nuovo pontificato si sono sovrapposti.
La conclusione del Giubileo il 6 gennaio pone le basi affinché Leone XIV definisca il suo pontificato.
A parte alcuni necessari aggiustamenti, la vita della Chiesa è proseguita in modi che suggerivano che il pontificato precedente non fosse ancora terminato. Allo stesso tempo, quello nuovo era già iniziato. Ad esempio, Papa Francesco aveva lasciato una serie di documenti sul tavolo, come l’esortazione apostolica sulla povertà e il documento sui titoli di Maria, e Leone XIV li ha pubblicati.
C’erano anche degli impegni che Francesco aveva preso e che Leone XIV ha onorato scrupolosamente.
Le nomine dei vescovi sono andate in gran parte nella direzione desiderata da Papa Francesco. La sede di New York negli Stati Uniti ha un nuovo arcivescovo prima della sede di Chicago, anche se il cardinale arcivescovo di Chicago è più anziano. Anche il primo viaggio internazionale di Leone XIV, in Turchia e Libano, è stato un’eredità diretta del suo predecessore.
Con la chiusura dell’Anno Giubilare della Speranza, Leone XIV raggiunge un punto di svolta. Ora può plasmare attivamente il suo ruolo, come dimostra la sua decisione di convocare un concistoro il giorno stesso dopo la chiusura del Giubileo e di programmare un incontro anticipato con il corpo diplomatico.
Questi tre giorni diventano il crogiolo per Leone XIV. Sono la sua occasione per consolidare la sua direzione, ascoltare gli altri e infine affermare la sua leadership al di là dell’eredità di Papa Francesco.
Il concistoro prevede tre sessioni in due giorni, che coinvolgono tutti i cardinali nella discussione. Tutti avranno la possibilità di intervenire, moderati dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano. Questa mossa riporta in primo piano la Segreteria di Stato dopo che Papa Francesco l’aveva messa da parte. Francesco aveva escluso il Segretario di Stato dal Consiglio dei Cardinali, aggiungendolo solo in seguito e in modo informale.
Il concistoro affronta anche il problema della concentrazione del potere governativo. L’approccio sinodale di Papa Francesco utilizzava commissioni e comitati paralleli, lasciando le istituzioni ufficiali in gran parte fuori dal processo decisionale. Il Consiglio dei Cardinali, che non è mai entrato a far parte della nuova costituzione della Curia, ha agito come un governo ombra, un modello proposto ma mai adottato nemmeno negli ultimi anni di Giovanni Paolo II.
Papa Francesco ha infine seguito un modello di riforma discusso negli ultimi anni di Giovanni Paolo II.
Benedetto XVI decise di non perseguirlo, poiché il suo obiettivo finale non era il governo, ma la comunione.
La ricerca della comunione ha portato Benedetto XVI a prendere diverse decisioni controverse in materia di governance, tra cui quella di revocare la scomunica imposta ai quattro vescovi lefebvriani. Il desiderio di comunione di Benedetto XVI ha anche influenzato la sua decisione di liberalizzare l’uso dei libri liturgici e rituali preconciliari.
Allo stesso tempo, il desiderio di adeguare la conduzione degli affari temporali al mondo contemporaneo ha portato Benedetto XVI ad avviare la riforma finanziaria del Vaticano. Ha lavorato per distaccare la Santa Sede dal suo ingombrante vicino italiano, internazionalizzando la legge antiriciclaggio. Ha anche modificato l’Autorità di Informazione Finanziaria, sostituendo un gruppo composto interamente da italiani ed ex membri della Banca d’Italia. La Prefettura degli Affari Economici è stata ridefinita per funzionare più come un moderno Ministero delle Finanze.
Perché riforme così avanzate erano così scomode?
Sfidavano un modello di potere creato alla fine del pontificato di Giovanni Paolo II. Queste riforme mettevano anche in discussione idee residue di un dibattito post-conciliare che il papa polacco aveva cercato di superare. Papa Francesco ha ripreso molte di queste idee e ha riportato la vecchia Curia al centro. In seguito, l’ha minata con la sua forte personalità e il desiderio di centralizzare il governo.
Leone XIV ha il compito di guidare la Chiesa oltre i vecchi dibattiti, portando avanti discussioni che risuonano dalla fine del pontificato di Giovanni Paolo II e persino dagli anni ’70. Le recenti iniziative ideologiche durante il pontificato di Francesco sottolineano questo ritorno al passato, tra cui la rinascita del Patto delle Catacombe, i dibattiti sulle diaconesse e le proposte di modifica del ruolo dei nunzi apostolici. Queste proposte spesso nascono senza tener conto del loro mandato episcopale o della funzione diplomatica papale.
Il prossimo concistoro potrebbe non servire a porre fine a tutto questo, ma ci aiuterà a capire come lo slancio missionario e sinodale di Francesco (sulla carta) possa essere adattato non tanto ai tempi quanto a un’istituzione come quella che è realmente la Chiesa, che ha i suoi modi e la sua necessità di proclamare il Vangelo e di viverlo.
I quattro temi del concistoro – l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, la costituzione apostolica Praedicate Evangelium, la sinodalità e l’ampia questione della liturgia – segnalano il desiderio del Papa di porre fine al dibattito e trovare una visione comune per il rinnovamento.
Leone XIV, come Benedetto XVI, mira all’unità nella Chiesa. Leone, come Francesco, comprende la necessità di recuperare lo slancio missionario della Chiesa (il che significa in qualche modo coinvolgere tutti i fedeli). Narrazioni contrastanti, nel frattempo, cercano o una singolare continuità tra Francesco e Leone, o un assoluto ripudio del pontificato di Francesco.
Dopo il concistoro, ci sarà il discorso annuale al corpo diplomatico.
Il Papa, che non ha mancato di mettere a disposizione la Santa Sede per i colloqui di pace, è anche il papa che ha riportato in primo piano la diplomazia della verità, sottolineando nel suo primo incontro con i diplomatici che la Chiesa non può evitare di dire la sua verità, anche a rischio di essere impopolare. Questo è un segnale, la cui profonda grammatica denota una rottura decisiva con il pontificato di Francesco, almeno per quanto riguarda la conduzione della diplomazia della Santa Sede.
La riforma delle università pontificie intrapresa durante l’era di Francesco e sotto la sua direzione aveva come uno dei suoi principi guida la fusione delle lingue con il mondo secolare. Lo stesso valeva per la riforma della Pontificia Accademia di Teologia voluta da Francesco. Entrambe le riforme richiedevano la fusione delle lingue con il mondo secolare. Il desiderio o la visione alla base delle riforme era quello di adattarsi in modo da poter comunicare meglio con la Chiesa e il mondo nel momento presente.
Leone XIV, pur sostenendo l’evangelizzazione, sa che l’istituzione non deve essere messa da parte. Il suo secondo discorso al corpo diplomatico fornirà indicazioni chiare sulla portata e la direzione del suo pontificato ben oltre l’arena politica internazionale.
Questa settimana plasmerà il futuro del pontificato.
Una lettura attenta ne rivelerà la direzione.
Andrea Gagliarducci
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