Perché Papa Francesco è stato così disposto ad attingere ai pensieri e alle parole di un uomo le cui idee e azioni sono così radicali da contraddire in modo così completo l’insegnamento cattolico?

Un articolo di Julio Loredo, pubblicato sul National Catholic Register, nella mia traduzione. 

 

Leonardo Boff
Leonardo Boff

 

Originariamente presentato come un raduno internazionale ad Assisi, l’evento del mese scorso “L’economia di Francesco” si è tenuto online a causa delle restrizioni del coronavirus. Coinvolgendo decine di relatori e centinaia di partecipanti sotto l’egida di Papa Francesco, l’evento si è presentato come uno spartiacque storico: mirava a cambiare l’economia del pianeta cambiando la mentalità stessa dell’uomo contemporaneo, proponendo un “nuovo sviluppo umano integrale”. A giudicare dalle valutazioni e dalla copertura mediatica, sembra che l’evento abbia mancato il bersaglio di molto.

La conferenza, tuttavia, ha funzionato come trampolino di lancio per alcuni schemi radicali. Uno degli oratori principali è stato il teologo brasiliano Leonardo Boff, che si presenta sempre più come una sorta di presunto portavoce di Papa Francesco con alcune delle sue proposte più audaci. Egli ha affermato di essere uno dei maggiori contributori dell’enciclica Laudato Si’.

Ma chi è esattamente Leonardo Boff?

Per molti anni, ancora frate francescano, Boff ha mantenuto un rapporto poco chiaro con la sua assistente Márcia Monteiro da Silva Miranda, madre divorziata di sei figli e militante dei movimenti della sinistra radicale brasiliana. Nel 1992, di fronte a nuove misure disciplinari, Boff scelse di lasciare l’Ordine dei Frati Minori. Senza mai ottenere la necessaria dispensa, si dichiarò distaccato dall’ordine e sposò civilmente Monteiro da Silva, solitamente presentata come sua “compagna”.

Leonardo Boff è meglio conosciuto come uno dei principali rappresentanti delle varianti radicali della “Teologia della liberazione”, condannate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 1984. Questa teologia parte dall’analisi degli attuali processi rivoluzionari, in particolare quelli che portano al comunismo. A questo scopo ricorre all’analisi marxista. “Quello che proponiamo non è di mettere la teologia nel marxismo, ma di mettere il marxismo – il materialismo storico – in teologia”, scriveva Boff nel suo libro del 1980 Marxismo e teologia. 

L’impegno marxista di Boff lo portò a sostenere le dittature comuniste. Nel 1985, un trio di teologi della liberazione si recò a Cuba – i fratelli Leonardo e Clodovis Boff, insieme al domenicano fratel Betto. Le loro impressioni sul regime di Fidel Castro furono riportate in un’insolita “Lettera teologica su Cuba”, scritta a nome del trio da fratel Clodovis: “Sebbene la presenza della Chiesa sia molto debole, quella del Regno è molto forte…. Il Regno di Dio è scritto nelle strutture cubane”. Incapaci di negare l’estrema povertà che affliggeva l’ex “Perla delle Antille”, hanno cercato di darle un carattere spirituale: “C’è una grande sobrietà e austerità. Ci piaceva la vita ridotta all’essenziale. Per noi l’austerità è un ideale di vita sociale… Cuba sembrava un’immensa comunità di religiosi che viveva la povertà evangelica”. 

Alla “Lettera teologica su Cuba” è seguita un’altrettanto bizzarra “Lettera teologica sull’URSS”, frutto di un viaggio del 1987 dello stesso trio in Unione Sovietica. Anche lì i teologi della liberazione vedevano “i valori del regno”. Per completare il loro giro di dittature comuniste, il trio si recò anche in Cina e lodò la “vita modesta e sobria” dei cinesi sotto il socialismo. 

Per quanto scioccanti possano essere le posizioni socio-politiche di Boff, la sua ecclesiologia lo è ancora di più. Nel 1985 è stata formalmente condannata dal Vaticano: “Le opzioni di L. Boff qui analizzate mettono in pericolo la sana dottrina della fede”.

Boff propone una rivoluzione ecclesiale che porterebbe alla fine della Chiesa cattolica come la conosciamo da duemila anni e alla nascita di una nuova Chiesa: “Stiamo assistendo alla nascita di una nuova Chiesa, nata nel cuore della vecchia Chiesa”, ha scritto nel suo libro del 1986 Chiesa: Carisma e potere (che il Vaticano ha censurato). “Reinvenzione” è la parola d’ordine usata per descrivere questo immenso sconvolgimento. Boff non vuole altro che “reinventare” la Chiesa: “La migliore concettualizzazione di questa esperienza è l’espressione ‘reinvenzione della Chiesa’. La Chiesa comincia a nascere alla base”, ha scritto nel libro Ecclesiogenesi del 1986, le Comunità di base reinventano la Chiesa.

In quell’opera, Boff parte da una tesi modernista che “durante la sua vita Gesù non ha fondato una Chiesa” – pensando formalmente condannata come eretica da Papa Pio X. Per sostenere la sua tesi, Boff non esita ad invocare lo scomunicato Alfred Loisy: “Alfred Loisy, il modernista, affermò bene il problema quando scrisse, in modo un po’ sconcertante, ‘Cristo predicò il regno di Dio, e la Chiesa apparve al suo posto’”. Secondo Boff: “In sostanza, la Chiesa sostituisce il Regno. La Chiesa come istituzione non si basa sull’incarnazione del Verbo, ma piuttosto sulla fede nella potenza degli apostoli ispirata dallo Spirito Santo”. È quindi fondamentalmente un’istituzione umana che può essere cambiata a piacimento.

L’aspetto più controverso della sua ecclesiologia, però, è la proposta di una Chiesa “pneumatica” o “cosmica”, “identificata con lo Spirito, piuttosto che in termini di Gesù carnale”. La “Chiesa pneumatica” sarebbe un’assemblea fluida di persone che ricevono ispirazioni direttamente dallo “Spirito” sotto forma di certi movimenti interni e “carismi”. Questi movimenti, condivisi dalla comunità attraverso alcuni rituali, sarebbero la fonte di autorità e di ministero nella nuova Chiesa. La “Chiesa pneumatica” non conoscerà limiti, non avrà una dottrina fissa o una liturgia stabilita, una struttura o un’autorità visibile. Per appartenere a questa Chiesa basterebbe seguire le ispirazioni dello Spirito che soffia dove vuole. Non si avrebbe più bisogno di obbedire a nessuna gerarchia, di credere in certi dogmi, né – sembra – di essere battezzati.

Secondo il teologo brasiliano, sempre scritto nel suo libro Chiesa: Carisma e potere, il Cristo “cosmico” è una presenza immanente e indistinguibile dall’universo, un’energia che scorre dentro tutte le cose. La Chiesa, quindi, ha le dimensioni del Cristo pneumatico, cioè è sconfinata: “Se il Cristo pneumatico – risorto – non conosce limiti, neppure il suo corpo, la Chiesa, può limitarsi ai limiti dei suoi dogmi, dei suoi riti, della sua liturgia, della sua legge canonica. La Chiesa ha gli stessi confini del Cristo risorto; e queste dimensioni sono di natura cosmica”.

Come molti dei suoi confratelli della Teologia della Liberazione, dopo la caduta dell’Urss e la conseguente fine della prassi rivoluzionaria che lo aveva ispirato per decenni, Leonardo Boff ha dovuto riciclarsi. Lasciata la militanza comunista, nel 2013 si è proclamato “ecoteologo” e ha lanciato l’Ecoteologia della Liberazione: “Al grido dei poveri si aggiunge ora il grido della Terra”. Per comprendere questa ecoteologia dobbiamo dire una parola sul suo nucleo dottrinale.

Boff parte dal concetto marxista di “alienazione”, secondo il quale ogni distinzione genera una gerarchia e, di conseguenza, la sottomissione dell’inferiore al superiore. E questo è male. L’unico modo per essere “liberi” è liberarsi di ogni “alienazione”. E questo può avvenire solo cancellando ogni traccia di gerarchia nell’universo. Secondo questa concezione, la civiltà cristiana medievale ha segnato l’apice dell’alienazione in ogni campo. Da allora, attraverso un processo rivoluzionario di progressiva emancipazione, l’umanità si muove verso forme sempre più libere e uguali: “Questo desiderio libertario è l’impulso più forte nella cultura moderna”, scriveva Boff nel suo libro del 1982, San Francesco: Un modello per la liberazione umana.

In quel libro, il teologo brasiliano sostiene che questo processo libertario si è svolto in varie fasi: dall’umanesimo (liberazione della ragione dalla “totalità religiosa”), al protestantesimo (libertà dalla “dittatura del papato”), all’idealismo (libertà dal rigore della logica), così come la Rivoluzione francese (liberazione politica), il Comunismo (liberazione dall’oppressione borghese). Nietzsche proclamò la liberazione degli istinti, e Freud liberò la psiche umana, mentre Herbert Marcuse della Scuola di filosofia di Francoforte proclamò una liberazione totale: “Marcuse lanciò il manifesto della liberazione dell’uomo industriale, ridotto a una sola dimensione dalla catena di produzione di montaggio”.

Dopo aver “liberato” l’uomo da tutti i vincoli intellettuali, religiosi, sociali, politici, economici, morali, culturali e psicologici, ci si chiede se ci siano ancora tracce di gerarchia nell’universo che richiedano una “liberazione”. Il teologo brasiliano risponde affermativamente: dobbiamo “liberare” la Terra dall'”oppressione” dell’uomo, e l’universo stesso dall'”oppressione” delle leggi naturali. Boff non si sottrae a questa posizione definendola “utopica” in un saggio che anticipava il suo intervento in “L’economia di Francesco”.

L’utopia di Boff comprende sviluppi che vanno molto lontano. Esponendo il suo concetto del “Regno di Dio”, egli afferma che esso implica “la trasformazione totale e globale di questo vecchio mondo, che, attraverso l’intervento divino, diventerebbe il nuovo mondo dove il peccato, la malattia, l’odio e tutte le forze alienanti che influenzano la vita umana e il cosmo sono superati”.

Per il teologo brasiliano, l’avvento del Regno di Dio presuppone la distruzione di tutte le “alienazioni”, cioè dei fattori che producono gerarchia e dipendenza, non solo tra gli uomini ma anche nel cosmo. Cosa intende con questo riferimento alle alienazioni che producono gerarchie nell’universo? Non è questa una conseguenza della volontà di Dio? Dio ha creato un universo gerarchico. Egli ha sottomesso tutte le creature alla Sua legge, e le creature inferiori a quelle superiori. Cosa implica questa liberazione del cosmo predicata da Boff? Come può caratterizzare il Regno?

L’ecoteologia ci dà una prima risposta. In nome dei diritti degli animali, e persino delle piante, questa teologia rifiuta il dominio dell’uomo sulla natura come oppressione inammissibile, un “imperialismo della specie” insopportabile come l’imperialismo socio-politico ed economico denunciato dalle forme più primitive della Teologia della liberazione. Boff proclama la liberazione del cosmo che metterebbe fine a questo dominio. Infatti, se l’intero cosmo è animato da un’unica, immanente forza vitale, diventa imperativo per l’uomo trattare la natura come un eguale, una sorella, e non cercare di subordinarla ai propri fini: “[Dobbiamo cercare] un nuovo, tenero e fraterno rapporto con tutti gli esseri umani e con tutti i nostri fratelli e sorelle della natura”, ha scritto nel novembre di quest’anno. 

Che cos’è questa “liberazione” della natura? Quali sono le sue implicazioni per la moderna società industriale? L’uomo dovrebbe rinunciare allo sfruttamento industriale delle risorse naturali e tornare a un qualche tipo di vita più semplice, magari ispirata a modelli tribali primitivi, come suggerisce lo stesso Boff?

Almeno come ipotesi di lavoro, possiamo immaginare “liberazioni” ancora più radicali? Quanto tempo ci vorrà prima che qualche versione estrema dell’ecoteologia sollevi il problema dei “diritti minerari” e proclami una sorta di “liberazione” in questo regno? Impensabile? Qualche anno fa la sola idea dei “diritti degli animali”, per non parlare dei “diritti delle piante”, sarebbe stata derisa come stravagante. Oggi, anche autorevoli agenzie internazionali li promuovono.

Questo, in fondo, rientra nella logica livellatrice di Leonardo Boff. Dopo aver “liberato” tutta la natura vivente, l'”alienazione” rimarrebbe ancora in un regno: la materia inerte. Sottoponendo le cose al loro dominio e stabilendo l’ordine nell’universo, le leggi che governano la materia sono strumenti e simboli del Legislatore e Governatore Supremo. Dovrebbero anche loro in qualche modo cedere a qualche processo di “liberazione”? Ma allora, cosa ne sarebbe dell’universo se anche questi elementi fondamentali dell’ordine venissero cancellati? Cosa significherebbe questo nichilismo radicale se non la distruzione definitiva di qualsiasi immagine del Dio trascendente nella creazione?

Il teologo brasiliano sembra insinuare proprio questo quando, commentando papa Francesco, si scaglia contro tutte le dominazioni: “Dominazione dell’altro, delle classi sociali, dei popoli, delle culture dell’Africa, dell’Asia e delle Americhe, della natura fino alle particelle subatomiche come il bosone di Higgs, e della fonte stessa della vita come il codice genetico”.

Cosa diamine può intendere il teologo brasiliano quando dice che il bosone di Higgs (quello che dà massa alle particelle fondamentali) e il codice genetico subiscono il “dominio”? Da chi? Dalle leggi della fisica? I teologi brasiliani porteranno la sua frenesia iconoclasta a un tale limite? Non è così inverosimile che le correnti estreme del pensiero moderno, alle quali egli fa sempre riferimento, propongono una trasmutazione della natura che porta alla fusione definitiva di tutti gli esseri, cancellando ogni distinzione tra di loro e quindi la possibilità stessa di ogni “alienazione”. Ammirate il vecchio sogno gnostico che si eleva alla ribalta del pensiero moderno. Ancora una volta ci chiediamo: quali sono le implicazioni finali della liberazione proposta da Leonardo Boff?

Una cosa è chiara, stiamo parlando di un radicale cambiamento di paradigma: “Oggi stiamo assistendo alla fine dell’economia del Logos”, scriveva in San Francesco: Un modello per la liberazione umana. “Tutto indica che oggi stiamo arrivando alla fine di questo lungo processo, non alla fine della ragione, ma alla fine del suo dominio totale. … In questo senso [siamo] all’inizio di una nuova alba culturale, possiamo sognare l’inizio di un nuovo regno, quello di Eros e Pathos. … Il Logos greco è alla radice della nostra cultura, e il Cogito cartesiano alla radice della modernità. Ma la ragione non spiega e non tocca tutto. … Dal basso emerge qualcosa di più profondo, più elementare e primitivo: l’affettività, come esperienza oltre il concreto. … gratificante sentimento, simpatia e tenerezza”.

Parlare della fine della civiltà del Logos e del ritorno a strutture “più elementari e primitive” è l’essenza stessa dell’utopia panteista gnostica: “L’uomo antico, prima dell’egemonia della ragione, viveva in un’unione mistica con tutte le realtà, compreso Dio, si sentiva legato al mondo circostante con l’ombelico e con la propria intimità. … Egli viveva le vere strutture arcaiche della vita”. Ancora: quali sono gli ultimi orizzonti della “liberazione” proposta da Leonardo Boff?

Concludo scusandomi con il lettore se, in più di un’occasione, ho dato forse l’impressione di scrivere delle sciocchezze. Quando si tratta di Leonardo Boff, invece, è inevitabile. La domanda è: come ha fatto una persona del genere a diventare portavoce di Papa Francesco?

 

 

Facebook Comments
image_pdfimage_print
1