Un lettore mi scrive. 

 

 

Egr. dott. Paciolla,

le confesso che ancor oggi sono sconfortato pensando alle reazioni scomposte di certi benpensanti, tolleranti, moderni (ed ovviamente buoni) alle parole del ministro Lollobrigida “sostituzione etnica”. Parole che non costituiscono certo una novità, forse sgradevoli, ma in tutta franchezza difficilmente attaccabili senza risultare in qualche modo faziosi o in malafede. Eppure, nel nostro paese sono tabù. E naturalmente le fonti cosiddette ufficiali derubricano il piano Kalergi a complottismo.

Da almeno un ventennio sto amaramente constatando come uno dei mali più evidenti e fastidiosi che affligge il nostro sistema sociopolitico (dopo l’ideologia, si intende) è quello del “politicamente corretto”. Perché è un cancro che si insinua ovunque, ed è rivelatore dell’infinita ipocrisia che caratterizza una classe politica risibile oltre al popolo che ancora la segue.

Ma che un fenomeno migratorio fuori controllo, paradossalmente pure in crescita proprio con un governo di cosiddetto centro destra alla guida del paese, sia in atto e che tutto ciò costituisca parte di una progettualità di lunga data è assai più che verosimile (ricordo un libro intitolato “L’invasione silenziosa”, parliamo del 2002!). Perché la caratteristica emergente dei poteri sempre meno profondi e sempre più espliciti è quella di parlare ormai apertamente, con l’acquisita certezza che anche così la gente non capisce, non reagisce, non sa mettere in relazione le cose, non sa fare due più due. Prova ne è che l’annunciata e nefasta agenda 2030 non sembra destare particolare preoccupazione, tanto che in pochi si scompongono all’idea che “non avremo più niente e saremo felici” né a fronte delle recenti dichiarazioni di Jamie Dimon che inizia a metterci la pulce nell’orecchio dell’esproprio “ecologico” per combattere lo spauracchio della gente per bene: il cambiamento climatico, naturalmente!

L’azzeramento del campo da gioco, per il tramite dell’incedere di un meticciato di nazionalità, lingue, culture, religioni teso ad appiattire, uniformare ed omologare il tessuto sociale sembra proprio un obiettivo da perseguire (non ho parlato di razze perché pare esse non esistano essendo solo il frutto della mente malata di qualche xenofobo: lo dice la scienzah!) e che non coinvolge unicamente il nostro paese, ma l’intero nostro continente una volta culla di civiltà e valori, oggi nichilista, dimentico delle proprie radici ed ostentatore di una falsa idea di accoglienza. Naturalmente il nostro Paese risulta quello maggiormente esposto, e non solo per ragioni puramente geografiche.

È sempre lo stesso meccanismo, lo stesso refrain che si ripete: il finto buonismo a giustificazione di ogni nefandezza, dall’ecologismo al vaccinismo al genderismo all’animalismo e chi più ne ha più ne metta. Ma proprio qui sta il vero razzismo: puntare ad azzerare le diversità proprio con il pretesto di avvalorarle: un ossimoro, ma tant’è. Talvolta mi domando: ma questa Lelli Kelly che strilla al “suprematismo” è un essere umano o un ologramma dotato di un’A.I. calibrata sulla base di un’ideologia trita e ritrita che ha generato danni in ogni dove (nonché impostata sulla relativa neolingua)? Ricordo che quando venne proiettato in Italia “Ted 2”, il seguito del film con il noto orsacchiotto (non stiamo parlando di Jj4, si intende) ricordo che il medesimo, di fronte al giovane avvocato che non sapeva chi fosse Samuel L. Jackson spiegò: “Basta guardare un film qualunque, lui è quello nero”. Ve lo immaginate un regista italiano al posto di Seth MacFarlane?

La ringrazio per l’attenzione
Claudio – Saronno
 
 

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