Dal comunicato del Centro Studi Livatino del 30 luglio 2020


Commissione Affari Costituzionali

 

Il t.u. Zan ha finora collezionato una serie di anomalie e di forzature:

  • le sue disposizioni finanziarie (art. 7 e 9) sono state anticipate nella legge di conversione del DL rilancio, lasciando in piedi il testo;
  • la Commissione Giustizia della Camera ha dapprima ignorato le osservazioni e la condizione poste dal Comitato per la Legislazione;
  • la stessa Commissione oggi ha votato e mandato in Aula un testo evidentemente incostituzionale, se appena ieri la Commissione Commissione Affari Costituzionali aveva posto una serie di osservazioni, ma prima ancora due condizioni relative l’una al rischio di sanzionare penalmente libere opinioni, che non siano collegate ad atti di violenza, l’altra alla estrema genericità dell’uso di categorie come genere, identità di genere e orientamento sessuale.

Il carico ideologico dell’articolato è tale che perfino l’on. Ceccanti, relatore del parere di ieri in Commissione Affari Costituzionali oggi rassicura (chi?) che i rilievi critici da lui medesimo formulati saranno esaminati in Aula. Sarebbe interessante spiegare allora perché il suo parere ripete più volte, a proposito delle condizioni e delle osservazioni “valuti la Commissione…”: la Commissione, non l’Aula! perché se finora la foga di approvare norme liberticide è stata tale da superare il contesto costruttivo proprio della Commissione di merito, l’Aula sarà il luogo nel quale dimostrare che si raggiunge  l’obiettivo di punire per legge le opinioni in dissenso. Contro il buon senso e contro la Costituzione.

 

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