Un articolo sulla questione dell’”ecologicamente corretto” e delle varie ricadute sui cittadini che non condividono questa posizione. L’articolo è di Raymond Croella, pubblicato su Les 4 Vérités, tradotto da Elisa Brighenti.

 

Greta Thunberg

Greta Thunberg – Foto: Paul Zinken (dpa)

Lo Stato cerca ogni pretesto per estendere il suo potere, soprattutto perché fallisce in quasi tutte le funzioni di cui si occupa.

L’ecologia arriva al momento giusto per regalare allo Stato la scusa di un’espansione dorata. I suoi fallimenti saranno visibili solo in un futuro molto lontano, ma i cittadini avranno in gran parte dimenticato le cattive decisioni iniziali e coloro che le hanno prese.

Lo Stato capta con avidità le istanze che spaventano i francesi: ibuchi nello strato di ozono, il riscaldamento globale, ecc. Lo Stato si presenta come l’unico protettore della popolazione ed è molto difficile da contrastare. Ogni contestatore viene identificato come   servitore di industrie chimiche o di lobby petrolifere, e accusato di voler aggravare l’inquinamento, la salute delle persone, di essere una disgrazia dell’Umanità e di contribuire alla distruzione del nostro Pianeta.

Lo Stato gioca sulle paure – che cerca persino di amplificare – e sottolinea il suo ruolo di salvatore. Nel campo dell’ambiente, impone una verità scientifica ufficiale, una verità di stato. Senza questa verità, non c’è salvezza (la nostra società attuale si nutre più dell’emotivo che del razionale.  In questo campo, le pietose performances della giovane svedese Greta Thunberg davanti all’Unione Europea, all’Assemblea Nazionale e alle Nazioni Unite, sono utili ai sostenitori della causa climatica, proponendo  argomenti  dello stesso tono di quelli che, nel Medioevo, evocano l’esistenza delle streghe.)

A conferma di questa verità ufficiale e come sua applicazione, accade che i politici concedono crediti solo a coloro che difendono le loro tesi e servono i loro interessi, mentre esso vengono rifiutati per coloro che sono definiti gli “scettici del clima”.

D’altra parte, i politici concedono i loro favori – sostenuti da generosi sussidi provenienti dai nostri fondi – a coloro che abbondano nel senso dell’”ecologicamente corretto”. In primo piano c’è l’IPCC, un gruppo di “esperti del clima”,  ben pagati per fornire alla politica le giustificazioni che si aspetta.

L’argomento guida è che le soluzioni approvate dallo Stato nonpossono che essere le migliori e che quindi l’infallibilità dello Stato sia indiscutibile. Se i fatti mostrano un fallimento, si troverà il colpevole, ossia chi non ha “giocato la partita” nell’industria privata.

L’intervento dello Stato è sempre lo stesso: norme, regolamenti, tasse, divieti di ogni genere….. Stiamo già parlando di decine di miliardi di euro – prelevati dal nostro denaro – per investire nella “transizione energetica”,  e con i quali si  propone di aumentare la carbon tax, limitare i viaggi aerei, vietare i motori diesel, limitare l’accesso alle auto nei centri urbani, ecc.

E tuttavia, per i francesi, è naturale che lo Stato possa intervenire in ogni settore.

E’ una cosa molto seria. Poiché l’ecologia abbraccia tutte le attività umane, questo offre allo Stato l’opportunità inaspettata di intervenire autorevolmente in quasi tutti i campi operativi.

L’ecologia di Stato costituisce oggi una seria minaccia alle nostre libertà, perché è il trampolino di lancio ideale per il “grande balzo in avanti” che ci porterà alla dittatura.

Ma respireremo bene!

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