CLARISSE-SUORE DI CLAUSURA

 

di Francesco Mario Agnoli

 

Fra le giovani generazioni, dai 14 anni (ma anche prima) ai 20, riscuotono molto successo i “Teen drama”, le serie televisive, che trattano questioni strettamente legate al mondo dell’adolescenza e giovanile. La narrazione ha a volte toni molto crudi e si propone di ritrarre la parte più problematica di questo universo, dove “bullismo e disordini alimentari vanno a braccetto con tossicodipendenze e stupri”. Così, appunto, si legge nella presentazione fatta da Sky per la messa in onda sulla propria rete della serie “Euphoria”, prodotta da Hbo, una delle più famose assieme a “Tredici” della Netflix, giunta, questa, alla quarta stagione. Altre, come le italiane “Skam” e “Summertime”, descrivono realtà similari, ma alleggerendole con toni più lievi in modo da renderle accettabili come semplici ritratti di quanto avviene normalmente tra i teenager. Una normalità che tuttavia non esclude, anzi include (a volte con qualche accenno pseudo-moralistico, che comunque conferma come ineliminabile il dato di fatto) i locali notturni, l’alcool, il sesso libero, la droga, la passione per i complessi del Death Metal.

Questa rappresentazione dell’attuale universo giovanile non è negata quanto alla sua triste e distruttiva realtà dai libri che compongono la quadrilogia “Le vie segrete del cuore” di Massimo Lapponi. L’Autore, sacerdote benedettino dell’Abbazia di Farfa, pur contrapponendovi fin dalle prime pagine l’opposta realtà, moralmente sana, ma oggi numericamente marginale, dello scoutismo cristiano, ne fa non solo lo sfondo, ma il presupposto e il motore di una trama, semplice come idea ispiratrice, complessa per i molti, avvincenti episodi in cui coinvolge numerosi protagonisti in continuo movimento fra l’Italia (in particolare Roma e la  Toscana), l’Inghilterra (soprattutto il Galles) e la Scozia. Non senza una finale, breve puntata nell’America delle Università statunitensi.

La vicenda prende le mosse da un incontro fra scout romani ed inglesi (questi ultimi ospiti dei primi nella parrocchia romana di Sant’Anna) e ha come centro ideale dell’intera narrazione l’insolito giuramento delle due principali protagoniste: l’italiana Vittoria Castelli, cattolica, e l’inglese Margaret Temple, anglicana, provenienti entrambe dal mondo dello scoutismo. Un giuramento che le impegna ad adoperarsi per tutta la vita “a salvare i giovani dai pericoli di questo mondo e a far loro scoprire sempre di più la bellezza della vita sana, del rispetto per i genitori, dell’amore puro, della fedeltà e del servizio fraterno verso tutti”.

Dei quattro volumi i primi due, “Il manoscritto del dottor Bonich” e “Di generazione  in generazione”, non per l’Autore, che li ha scritti e pubblicati in ordine logico e temporale (rispettivamente, quanto alla pubblicazione, settembre 2017 – seconda edizione; prima edizione 1995 – e aprile 2019 – seconda edizione; prima edizione 2000), ma per molti lettori, che probabilmente saranno indotti a recuperarli in un secondo momento, costituiscono una sorta di prequel. Difatti, pur avendo una propria ragion d’essere ed una autonoma vitalità, che ne suggerisce comunque la lettura, tuttavia, per il molto minor numero di pagine, i non molti protagonisti e il periodo di riferimento (rispettivamente la fine degli anni ‘40 e la fine degli anni ‘70 del secolo scorso), costituiscono l’antefatto, la preparazione delle quasi novecento pagine dedicate alle complesse e diversificate vicende degli ultimi due volumi, appunto “Le Vie segrete del cuore”, che danno il titolo all’intera quadrilogia. Queste “Storie di gioventù” – come le identifica il  sottotitolo – sono ambientate ai nostri giorni (non molti anni prima dell’inizio della pandemia da Covid-19), coinvolgendo una grande varietà di personaggi, nella cui esistenza quotidiana hanno un peso determinante la scuola e le attività che vi sono connesse. Si tratta, difatti, in larga maggioranza di giovani di età  poco inferiore o poco superiore ai vent’anni, quindi studenti degli ultimi anni di liceo o di corsi universitari appena iniziati, ed è proprio nell’ambito della scuola che, nonostante alcune figure positive di insegnanti (ma non manca quella negativa), moltissimi di loro vengono attratti quasi inavvertitamente (solo perché questa è la cultura dominante: così fan tutti e, se non adesso che si è giovani e liberi, quando?) nel mondo del divertimento notturno, delle discoteche, dell’alcol e della droga.

È di questa realtà adolescenziale e giovanile, pressoché tutta in negativo, che si interessano sia i “Teen Drama” sia i libri di Massimo Lapponi. Tuttavia, a dispetto della quasi identità del punto di avvio della narrazione, è  difficile immaginare qualcosa di più diverso da “Euphoria” e “Tredici” di questa quadrilogia, che ben presto ai campi scout (non per caso organizzati in Inghilterra da un  pastore anglicano, William, e in Italia da un parroco cattolico, Don Franco, che sono anche a capo dei rispettivi reparti) aggiunge altre comunità e altri luoghi, vere e proprie isole che praticano un tipo di esistenza retta da principi e da costumi del tutto diversi da quelli comunemente accettati come “normali” o quasi.

In primo piano, per la sua importanza spirituale e alla luce che ne irraggia, nella località di  Acquafredda, fra i boschi delle colline toscane, un monastero claustrale risalente al medioevo, riportato a nuova vita, dopo un periodo di abbandono, da un gruppo di suore benedettine, che, subentrate alle originarie clarisse, ne hanno fatto un centro di spiritualità, dove i giovani protagonisti si recano spesso per ritemprarsi spiritualmente e rinsaldare la propria fede (al termine della vicenda, due ragazze – Francesca e Serena – vi entreranno come postulanti).

In Galles Oak Farm, che all’inizio della vicenda ospita un campo scout cui partecipa anche una ragazza romana del reparto di Don Franco, è un’antica fattoria di proprietà degli ultimi discendenti di una prosapia di pastori anglicani. Vi praticano l’agricoltura biologica giovani coppie che, pur provenendo da un  mondo problematico, caratterizzato da libertà sessuale, eccesso di alcool e droga, hanno accettato di unirsi in regolare matrimonio, di avere figli e di vivere del proprio lavoro in fattoria. Erika House, a Londra, è stata invece realizzata in un antico fabbricato patrizio dall’iniziativa di una giovanissima assistente sociale, Edith, che, nel ricordo della  sorella Erika, morta di droga durante una festa in un locale notturno, vi  accoglie giovani che si recano a Londra per studio o lavoro in modo da sottrarli alla sfrenata vita notturna della capitale inglese. All’inizio, ad Oak Farm e ad Erika House l’elemento religioso, pur presente, non è così evidente e decisivo come diverrà in seguito, anche per effetto di alcune conversioni al cattolicesimo. Invece in rapporto immediato e diretto con la luce della fede splendente nel convento di Acquafredda sono alcuni degli scout, tanto italiani che inglesi, e, soprattutto, l’associazione delle “Nuove Oblate Benedettine Ecumeniche”, costituita per iniziativa di Edith, quasi a sviluppo e completamento dell’iniziale  giuramento di Margaret e Vittoria, con il decisivo apporto di un gruppetto di amiche, che, avendo vissuto più o meno dolorose esperienze nel degradato mondo giovanile, si impegnano, pur senza prendere i voti, “a diffondere tra i giovani e tra le famiglie l’osservanza della Regola di San Benedetto adattata alla vita di oggi”.

Massimo Lapponi, sacerdote benedettino, non può non conoscere “L’opzione Benedetto” di Rod Dreher e inevitabilmente il lettore che ha avuto occasione di leggere questo libro è portato a identificare, non solo il monastero claustrale di Acquafredda, ma anche Oak Farm ed Erika House con quelle oasi di preservazione della fede e di rifugio dai rumori di un mondo depravato che lo scrittore statunitense propone come unica possibile alternativa per chi non vuole adeguarsi alla galoppante scristianizzazione della società contemporanea. Difatti, pur se termini e cause sono storicamente diversi, la crisi attuale è considerata tanto da Rod Dreher quanto da Massimo Lapponi altrettanto devastante di quella che, al tramonto dell’Impero romano, indusse il giovane Benedetto da Norcia a lasciare, disgustato, Roma, dove si era recato, pieno d’entusiasmo, per arricchire la propria anima con lo studio di Omero, Platone, Aristotele, Cicerone e degli altri grandi autori e pensatori del passato. In realtà Lapponi non cita espressamente il libro di Dreher, ma, più volte, San Benedetto e la sua Regola, soprattutto nella parte finale dell’ultimo volume delle “Vie segrete del cuore”. Qui assume un ruolo ancora più centrale il monastero di Acquafredda, descritto come una scuola di vita, che, appunto per questo “deve essere racchiusa, per poter correggere, purificare arricchire ciò che nel mondo andrebbe disperso”, e in quanto tale contrapposto alla tipica università contemporanea (nel caso si tratta della Columbia University di New York), tempio sì “della scienza e della superiore cultura dello spirito”,ma anche ”nello stesso tempo luogo di elezione della depravazione  sessuale e morale della gioventù”. Ne consegue, agli occhi dei protagonisti (studenti e insegnanti) la necessità di una scuola capace anzitutto di insegnare a vivere  bene. Quindi una scuola che riprenda, attualizzandole, le caratteristiche essenziali di quella creata ai suoi tempi dal Santo di Norcia, che l’aveva però destinata soltanto a monaci e monache, in quanto “fondata sull’assoluta dedizione a Dio, e perciò sulla rinuncia ai beni più preziosi della vita”, che, purtroppo, oggi come allora, “sono anche le tentazioni più travolgenti per gli uomini”. Nel loro giovanile entusiasmo e forti della luce che irraggia dal monastero di Acquafredda, le Oblate Benedettine Ecumeniche non vogliono frapporre indugi e intendono mettersi al più presto all’opera per realizzare questa scuola, che definiscono “del servizio di Dio”, e proporla fin da subito, in attuazione di quanto previsto dal loro statuto, a tutti i giovani.

Massimo Lapponi non lo cita, ma, a fine lettura, la sua quadrilogia ha ricordato  all’estensore di questa presentazione il detto di un altro grande cristiano dei primi secoli (non incluso fra i Padri della Chiesa per il sospetto di qualche vicinanza all’eresia montanista), Tertulliano: “Cristiani non si nasce si diventa”. Un detto non più corrispondente, almeno nel  significato letterale, alla realtà durante i molti secoli (quelli della Cristianità) nei quali, in Europa e nell’intero Occidente, tutti nascevano, quanto meno formalmente, cristiani, tanto che il termine  aveva assunto – ne resta ancora traccia nel linguaggio di alcune regioni – il significato di essere umano. Oggi, di nuovo, come all’epoca di Tertulliano e anche – due secoli più tardi – di San Benedetto, non è più così. Adesso, in moltissimi casi “cristiani si diventa” (o si ri-diventa), da soli o con l’aiuto di altri, ma comunque per una propria scelta, per uno sforzo di volontà, attraverso rinunce e strappi a volte dolorosi, che valgono i lunghi catecumenati di un tempo. Quasi tutti i personaggi di Don Massino Lapponi, con poche eccezioni (in prima linea Margaret, Vittoria e i gemelli scozzesi dell’isola di Barra, Peter e Paul Mac Lean, che le sposeranno) appartengono a questa categoria di nuovi catecumeni.

In questo modo, immediatamente prima del congedo dai lettori, accompagnato dalle nozze di Margaret e Vittoria con i gemelli scozzesi, che, assieme all’ingresso di Francesca e Serena in clausura, segnano per alcuni protagonisti il passaggio ad un’altra fase della vita, la quadrilogia propone l’auspicio che il messaggio di San Benedetto si diffonda ben oltre le mura dei monasteri, in modo da realizzare anzitutto, quale preludio alla trasformazione dell’intero universo giovanile, l’utopia di un’università capace di parlare al cuore dei giovani e di illuminarli sul loro destino. “Fin da subito”, perché le ora avventurose ora riflessive e introspettive vicende che attraversano, rendendole, a dispetto della mole, di veloce e intrigante lettura, le milletrecento pagine della saga letteraria dimostrano che non c’è  spazio per ulteriori indugi dal momento che oggi i tempi e i ritmi Death  Metal della crisi sono infinitamente più rapidi che nel secolo di San Benedetto.

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https://www.edizionitabulafati.it/digenerazioneingenerazione.htm

https://www.edizionitabulafati.it/leviesegretedelcuore1.htm

https://www.edizionitabulafati.it/leviesegretedelcuore2.htm

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