Lorenzo Lotto, Sacra famiglia, 1533, Accademia Carrara, Bergamo
Lorenzo Lotto, Sacra famiglia, 1533, Accademia Carrara, Bergamo

 

Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe (Anno A) – 28 dicembre 2025

Sir 3,3-7.14-17a (NV) [gr. 3.2-6.12-14); Col 3,12-21; Mt 2,13-15.19-23



don Ambrogio Clavadei

 

“Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo»”.

La meravigliosa gioia del Natale ha avuto un tempo breve. Già molto presto le tenebre hanno iniziato a stendersi minacciose sulla Santa Famiglia. Ma ancora un sogno viene in soccorso alle difficoltà di Giuseppe che, obbedendo al sogno precedente, è diventato non solo il custode zelante di questa cellula fondamentale del mistero della creazione (“Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi”, Gn 1, 27-28), ma anche del nucleo fondamentale del mistero della salvezza perché nel suo centro è presente il suo seme fecondo, il Bambino Gesù, partorito dal grembo materno della Vergine Maria per essere protetto e fatto crescere dalla vita di quei due singolari genitori, il cui legame è sempre ruotato in modo indissolubile intorno a questo centro divino umano. 

Giuseppe impressiona per la prontezza della sua azione: “si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto”. Non c’è spazio per le domande, non c’è tempo per preparare i bagagli. C’è solo l’urgenza della vita che va salvata. Egli, come sempre, obbedisce in silenzio al Mistero che lo interpella. Parlano solo i suoi piedi mossi dal linguaggio di un cuore di padre.

Maria, la Madre, anche lei non dice una parola, ma non subisce passivamente questo viaggio pericoloso nel lontano Egitto. Ella si assume invece ancora una volta il compito – altrettanto concreto quanto quello di Giuseppe – di custodire nel suo cuore, come sempre ha fatto e sempre farà, ciò che sta accadendo (cfr. Lc 2, 19. 51). È certo un fatto estraniante ma che lei accetta come parte di una volontà divina che le chiede solo di essere accolta sulla fiducia di quello che le disse un giorno l’angelo Gabriele: “non temere … nulla è impossibile a Dio” (Lc 1, 30. 37).

Giuseppe e Maria sono dunque ambedue consapevoli della gravità della minaccia, ma non temono, non hanno paura anche se sanno di essere umanamente deboli e indifesi, ma divinamente protetti.

Chi li minaccia invece, Erode, sa di avere un potere di vita e di morte (lo sperimenteranno i bambini innocenti che egli farà massacrare senza remore, cfr. Mt 2, 16) eppure – paradossalmente – ha paura, paura di un bambino che potrebbe sottrargli il trono secondo le antiche profezie (cfr. Mt 2, 1-6).

Le tenebre dei violenti infatti odiano sempre la Luce perché ne conoscono il potere, un potere che si presenta sotto deboli vesti, addirittura indifese come quelle di un bambino, ma in questa debolezza non violenta, perché solo così si presenta il potere di un Dio che è Amore, sta proprio la sua forza, come più di una volta ricorderà san Paolo ai primi cristiani: “Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti” (1 Cor 1, 27), “Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli” (1 Cor 9, 22), “Chi è debole, che anch’io non lo sia?” (2 Cor 11, 29), “Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte” (2 Cor 12, 7-10).

Se con queste brevi considerazioni guardiamo adesso al tempo presente, quello che vediamo è la gigantografia di quanto allora accadde alla Santa Famiglia. La famiglia cosiddetta tradizionale (e già dover usare questa espressione, che dovrebbe essere ovvia, dice qualcosa di preoccupante) è oggi più che mai minacciata nella sua configurazione e nella sua considerazione sociale da alternative erodiane che non solo le si affiancano ma che pretendono dispoticamente di oscurarla. Non parliamo poi del compito ricevuto: “siate fecondi e moltiplicatevi”. Siamo arrivati al punto che non solo la permissività nei confronti dell’aborto dilaga sul piano morale, culturale e legale, ma che l’aborto ormai cerca di essere promosso come bene indispensabile: “All’industria dell’aborto non basta più sopprimere i bambini nel grembo materno, adesso, sin dai primi anni d’età, li vuole convincere che l’aborto è tutto, è lo strumento che consente agli uomini di ‘plasmare il proprio destino e il mondo intero’. Difficile immaginare un pervertimento della ragione altrettanto violento e folle. A tal scopo, da gennaio 2026 sarà disponibile per l’acquisto online “Abortion Is Everything” di Amelia Bonow e Rachel Kessler, edito da Lindy West. È un libro riccamente illustrato, destinato ai bambini a partire da cinque anni per insegnare loro che l’aborto è ‘la realizzazione di un superpotere unicamente umano’ … È [dunque] evidente come negli ultimi vent’anni il movimento abortista abbia progressivamente cambiato strategia: l’aborto non è più giustificato come un male necessario, ma viene spacciato come un bene incondizionato e liberatorio” (Wanda Massa, Un rosario contro l’ultima follia abortista, in https://www.sabinopaciolla.com/un-rosario-contro-lultima-follia-abortista/).

Di fronte a questa aggressione assurda e inaudita rimane davvero soltanto il domandare con suppliche a Dio di intervenire con la sua misteriosa ma sicura Provvidenza. Certo noi cristiani (non facciamoci illusioni) siamo ormai più che mai socialmente deboli e certa chiesa non sempre interviene come dovrebbe, quasi imbarazzata nel dover combattere un fenomeno che sembra invincibile. Sappiamo però che le tenebre non prevarranno. Nostro baluardo e nostra stella polare sarà sempre la Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. Questi tre nomi e questi tre cuori sono stati e sempre saranno un solo Nome e un solo Cuore e un’unica offerta d’amore e di pietà, forza per la nostra debolezza. Chiediamo che essi ci rendano sempre di più “un cuore solo e un’anima sola” (cfr. At 4, 32) perché possiamo contrastare coloro che, per essere nemici a loro e alle nostre famiglie, hanno voluto rinunciare per sempre ad avere un nome e un cuore capace d’amore e di pietà.

La nostra fuga in Egitto sia dunque sempre più un rifugiarci in Dio senza rinunciare alla “buona battaglia della fede” (1 Tm 6, 12), come fu per Giuseppe e Maria. Solo così torneremo liberati dall’ esilio che questo tempo erodiano ci costringe a subire. C’è un Bambino che ci chiede di essere custodito in ogni bambino. C’è una Santa Famiglia che ci chiede di essere protetta in ogni famiglia. E restiamo sempre consapevoli che “nulla è impossibile a Dio”.

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