papa Francesco

 

 

di Sabino Paciolla

 

“Gli omosessuali hanno il diritto di far parte di una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo”. Lo afferma papa Francesco nel docufilm “Francesco“ di Evgeny Afineevsky, presentato ieri in anteprima mondiale al Festival del cinema di Roma, nella sezione Eventi Speciali. Il lungometraggio oggi sarà insignito, nei Giardini Vaticani, del Premio Kinéo, giunto alla 18ma edizione. 

Ieri, quando ho riportato la notizia ripresa dalla CNA, non volevo quasi crederci, anche perché alla richiesta di commento avanzata dalla CNA, il Vaticano non aveva risposto. Ma la notizia è stata confermata in toto dal giornale dei vescovi italiani Avvenire, oltre che da altre autorevoli testate internazionali e da video, e Vaticannews, facendo un servizio sul docufilm, non accenna affatto alla questione. Avvenire ha fatto un articolo spiegando che sono “Parole che stupiscono solo chi dimentica la coerenza degli interventi di papa Francesco in questi anni sul tema omosessualità”. Come dire, era un copione già  scritto e che si è sviluppato nella sua chiarezza pian pianino lungo tutti questi anni di pontificato, a cominciare da quel famoso «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?», passando poi per Amoris Laetitia, finendo al documentario di oggi. 

E’ vero, mentre era arcivescovo di Buenos Aires, Francesco appoggiò le unioni civili per le coppie gay come alternativa ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Tuttavia, non si era mai espresso pubblicamente a favore delle unioni civili come papa, e nessun pontefice prima di lui lo ha fatto.

E questo, inoltre, è in netta opposizione con quanto la Chiesa ha affermato fino ad oggi. 

Infatti, nel 2003, sotto la guida del cardinale Joseph Ratzinger e sotto la direzione di Papa Giovanni Paolo II, la Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) del Vaticano ha stabilito che

La Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all’approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Il bene comune esige che le leggi riconoscano, favoriscano e proteggano l’unione matrimoniale come base della famiglia, cellula primaria della società. Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell’umanità. La Chiesa non può non difendere tali valori, per il bene degli uomini e di tutta la società.

(passaggio precedente a quello di sopra, ndr) In presenza del riconoscimento legale delle unioni omosessuali, oppure dell’equiparazione legale delle medesime al matrimonio con accesso ai diritti che sono propri di quest’ultimo, è doveroso opporsi in forma chiara e incisiva. Ci si deve astenere da qualsiasi tipo di cooperazione formale alla promulgazione o all’applicazione di leggi così gravemente ingiuste nonché, per quanto è possibile, dalla cooperazione materiale sul piano applicativo. In questa materia ognuno può rivendicare il diritto all’obiezione di coscienza. (neretto mio, ndr)

Se dunque solo 17 anni fa si riaffermava che la Chiesa in nessun modo può approvare il “riconoscimento legale delle unioni omosessuali”, oggi sentiamo dire da Papa Francesco che ciò che “dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo.” 

Dunque, una inversione ad “U”.

Da queste parole dobbiamo concludere che il bene comune non esige più, come affermava la CDF nel 2003, che “le leggi  riconoscano, favoriscano e proteggano l’unione matrimoniale come base della famiglia, cellula primaria della società.”, ma che venga riconosciuta, anche legalmente, l’unione omosessuale, anzi, occorre addirittura battersi per questo. Non bisogna dunque preoccuparsi del fatto che tali approvazioni legali offuscano “valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell’umanità”. Nooo, bisogna invece che la Chiesa difenda tali valori, si faccia promotrice di questi valori, si batta per questi valori, e ciò per il bene degli uomini e di tutta la società.

Si capisce bene che non si può non rimanere sconcertati ed anche avviliti. 

Ed allora la mente va indietro a solo qualche anno fa quando, il 30 gennaio del 2016, riuniti al Circo Massimo di Roma per il Family Day in centinaia di migliaia di persone per sostenere la famiglia naturale, contro la proposta di legge della Cirinnà sulle unioni civili, ci sentimmo “soli” e abbandonati, senza alcuna paternità, senza alcuna vicinanza da parte delle alte sfere della Chiesa. Infatti, quel giorno non giunse neanche un telegramma di saluto. E dunque, stando alle parole del Papa, tutti noi che a centinaia di migliaia eravamo in quel Circo contro le unioni civili abbiamo sbagliato tutto.

E’ superfluo notare che tali valori, come quelli delle unioni omosessuali, sono quelli sostenuti dal mondo LGBT. E non a caso è proprio questo mondo che sta esultando di gioia. E fanno salti di gioia anche tutti quegli esponenti del mondo cattolico sostenitore o collaterale al mondo LGBT, a cominciare dal gesuita James Martin che, non a caso, fu ospitato il 30 settembre del 2019 dal Papa, un incontro che ebbe grande evidenza mediatica. Allora, scrissi che la foto di quell’udienza privata con il Papa segnava un evento, una specie di “cambio di paradigma” mediatico (leggi anche qui). 

Padre Martin, in proposito, ha scritto: “un importante passo avanti nel sostegno della chiesa alle persone LGBT”. “I commenti positivi del Papa sulle unioni civili inviano anche un forte messaggio ai luoghi in cui la chiesa si è opposta a tali leggi”, ha detto Martin in una dichiarazione, riferendosi a paesi come la Polonia.

 

 

Chiaro che anche esponenti del mondo politico che si è battuto per le unioni civili, come la Cirinnà, possono cantare vittoria. La Boschi, ad esempio, scrive che avevano ragione quattro anni fa a difendere dalle critiche la legge Cirinnà visto che “Papa Francesco difende le leggi sulle unioni civili”. 

Questo endorsement da parte di Papa Francesco avrà anche il “merito”, se così si può dire, di accelerare l’approvazione della Legge sull’omotransfobia. Infatti, il suo primo firmatario, Alessandro Zan, ha scritto sul suo profilo Twitter queste parole:

 

 

Allo stesso modo, anche le Nazioni Unite salutano con soddisfazione le parole del Papa. 

Un portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, che è un cattolico devoto, ha descritto le osservazioni del Papa come “una mossa molto positiva”.

“Il segretario generale si è pronunciato con forza contro l’omofobia a favore dei diritti LGBTQ, secondo cui le persone non dovrebbero mai essere perseguitate o discriminate solo per chi amano”, ha detto il portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric.

E sicuramente innalzeranno canti di lode anche i vescovi tedeschi che da gennaio scorso sono nel Cammino sinodale, all’interno del quale è stato ribadito e messo chiaramente in agenda il tema della benedizione in chiesa delle coppie omosessuali. Dopo le parole del Papa, i vescovi tedeschi si sentiranno rinvigoriti e confortati perché, penseranno, il passo dall’approvazione delle unioni civili alla benedizione delle coppie omosessuali in chiesa non potrà che essere breve. Ma questo significa un forte incremento del rischio di scima innescato dalla Chiesa tedesca.

 

P.S. –  Un fatto curioso: 

Nel lungometraggio si parla della storia di Andrea Rubera e Dario Di Gregorio, che hanno tre figli piccoli avuti con la pratica dell’utero in affitto fatta in Canada. Questi avevano chiesto al Papa come superare l’imbarazzo legato al loro desiderio di portare i figli in parrocchia alle lezioni di catechismo. La risposta di Papa Francesco è stato inequivocabile: i bambini vanno accompagnati in parrocchia superando eventuali pregiudizi e vanno accolti come tutti gli altri. Giusto, i bambini devono andare in parrocchia. Ma chissà se hanno detto al Papa che Andrea Rubera e Dario De Gregorio erano intervenuti al programma Fuori Onda, in onda su La7 il 31 gennaio 2017, e alla domanda di Costanza Miriano che chiedeva dove fosse la mamma che era stata negata ai bambini, Rubero aveva così risposto: «Miriano, la madre non c’è. La madre è un concetto antropologico…» (qui il video).

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