Come noto Papa Francesco ha spiegato la promulgazione di “Traditioni Custodes” come risposta disciplinare a seguito di un sondaggio sull’applicazione del precedente Motu Proprio “Summorum Pontificum” svolto tra i vescovi di tutto il mondo che avrebbe rilevato abusi e disobbedienze. Questo articolo di Inés San Martín, pubblicato su Crux, nella traduzione di Annarosa Rossetto, ci racconta quali sarebbero state le domande in merito e il loro recepimento nelle varie diocesi.

 

Roma, basilica papale di san Pietro, 15 maggio 2011: all'altare della Cattedra, il card. Brandmüller celebra la Santa Messa secondo il rito tradizionale
Roma, basilica papale di san Pietro, 15 maggio 2011: all’altare della Cattedra, il card. Brandmüller celebra la Santa Messa secondo il rito tradizionale

 

Venerdì scorso, papa Francesco ha restituito ai Cattolici tradizionalisti quello che alcuni consideravano il ramo d’ulivo del suo predecessore, limitando severamente la celebrazione della vecchia Messa in Latino. La mossa ha sostanzialmente annullato una liberalizzazione del rito antico decretata dal papa emerito Benedetto XVI nel 2007.

Nell’annunciare le loro decisioni, entrambi i papi hanno affermato di averlo fatto nella speranza di promuovere l’unità nella Chiesa, con Francesco che ha sostenuto che la riforma di Benedetto è diventata una fonte di divisione ed è stata utilizzata in modo distorto dai Cattolici che contestano il Concilio Vaticano II dalla metà degli anni ’60. Nel caso di Francesco, ha anche affermato che la sua decisione si è basata su un’ampia consultazione con i vescovi di tutto il mondo.

L’anno scorso la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’organismo di vigilanza dottrinale del Vaticano, ha inviato, su richiesta del papa, un questionario alle conferenze episcopali. Crux ha ottenuto una copia del sondaggio, intitolato “Consultazione dei vescovi sull’applicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum”.

Il sondaggio conteneva nove domande:

  1. Qual è la situazione nella sua diocesi rispetto alla Forma Straordinaria del Rito Romano?
  2. Se vi si pratica la Forma Straordinaria, risponde a una vera esigenza pastorale o è promossa da un solo sacerdote?
  3. Secondo lei ci sono aspetti positivi o negativi nell’uso della Forma Straordinaria?
  4. Le norme e le condizioni stabilite dal Summorum Pontificum sono rispettate?
  5. Ha presente casi in cui, nella sua diocesi, la Forma Ordinaria abbia adottato elementi della Forma Straordinaria?
  6. Per la celebrazione della Messa usate il Messale promulgato da Papa Giovanni XXIII nel 1962?
  7. Oltre alla celebrazione della Messa in Forma Straordinaria, vi sono altre celebrazioni (ad esempio Battesimo, Cresima, Matrimonio, Confessione, Unzione degli infermi, Ordinazione, Ufficio divino, Triduo pasquale, riti funebri) secondo i libri liturgici anteriori al Concilio Vaticano II?
  8. Il motu proprio Summorum Pontificum ha influito sulla vita dei seminari (il seminario diocesano) e di altre case di formazione?
  9. A tredici anni dal motu proprio Summorum Pontificum, qual è il suo consiglio sulla Forma Straordinaria del Rito Romano?

Dopo aver consultato una ventina di presuli provenienti dai cinque angoli del mondo, Crux ha riscontrato che ogni conferenza episcopale ha ricevuto il questionario e ha deciso autonomamente come implementarlo. In alcuni Paesi, come il Cile, l’hanno ricevuto gli arcivescovi ma non i vescovi ordinari. Nella vicina Argentina, tutti i vescovi l’hanno ricevuto ma molti non hanno risposto perché non c’è una presenza significativa di sacerdoti e fedeli che privilegino la Messa Tridentina nella loro zona.

Negli Stati Uniti, secondo quanto riferito, il questionario è stato inviato a tutti i vescovi, anche se almeno uno “non ricordava” di averlo ricevuto, e se lo ha ricevuto, ha detto di non aver risposto. In Australia ogni diocesi lo ha ricevuto, ma in Europa e in Africa la sua distribuzione sembra essere stata più disomogenea.

Ad oggi, il Vaticano non ha rivelato esattamente quanti vescovi nel mondo abbiano effettivamente ricevuto il sondaggio e, di tra questi, quanti abbiano deciso di rispondere.

 

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