Ci facciamo accompagnare, per i giorni della settimana che segue immediatamente la Pasqua (settimana dell’Ottava), e nel Tempo Pasquale, dalle brevi annotazioni del Diario di Egeria (pellegrina del IV secolo la quale ci ha guidato nella Domenica delle Palme). Note che registrano i ritmi intensi delle celebrazioni a Gerusalemme, come si svolgevano durante un’intera settimana, quasi fosse un unico giorno e nelle settimane successive fino alla festa dell’Ascensione del Signore.

don Alberto Strumia

 

Santo Sepolcro, Gerusalemme
Santo Sepolcro, Gerusalemme

 

Le feste della Pasqua

«Le feste della Pasqua si svolgono durante otto giorni, come da noi, e le funzioni negli otto giorni di Pasqua hanno luogo regolarmente, come dappertutto, fino all’Ottava. Qui però, durante gli otto giorni pasquali, c’è lo stesso splendore e ci sono gli stessi addobbi che per l’Epifania tanto alla chiesa maggiore quanto all’Anastasis [il luogo della Risurrezione] e pure alla Croce, all’Eleona [dove oggi c’è la chiesa del Pater noster], a Betlemme, al Lazarium [la tomba di Lazzaro a Betania], perché sono i giorni pasquali.

Nel primo giorno, la domenica, si va in processione alla chiesa maggiore, il Martyrium [sul Golgota], e cosi il lunedì e il martedì; sempre però, dopo il congedo dal Martyrium, si viene all’Anastasis con inni. Al mercoledì si va in processione all’Eleona, giovedì all’Anastasis, venerdì a Sion, sabato davanti alla Croce e domenica, che è l’ottava di Pasqua, si va nuovamente alla chiesa maggiore, cioè al Martyrium.

Inoltre, durante gli otto giorni pasquali, quotidianamente dopo il pranzo il Vescovo con tutti i sacerdoti e con i neofiti, ossia con quelli che sono stati battezzati, e tutti gli apotattiti [osservanti di regole di rinuncia particolarmente rigorose], uomini e donne, e con chi tra i fedeli lo desideri, sale all’Eleona. Si dicono inni, si recitano orazioni sia nella chiesa dell’Eleona, in cui si trova la grotta dove Gesù insegnava ai suoi discepoli, sia all’Imbomon, nel luogo di dove il Signore ascese al cielo.

Dopo che sono stati recitati salmi ed è stata detta una preghiera, si discende all’Anastasis con inni all’ora del lucernare; questo avviene per otto giorni consecutivi. Ma la domenica di Pasqua, dopo il congedo del lucernare, all’Anastasis, tutto il popolo scorta il Vescovo con inni fino a Sion.

Come si giunge là, vengono recitati inni appropriati ai giorni e al luogo, si dice una preghiera ed è letto quel passo del Vangelo in cui nel medesimo giorno il Signore, nel luogo stesso dove oggi sorge la chiesa di Sion, a porte chiuse entrò tra i discepoli, allorquando uno di loro, Tommaso, non era presente: essendo poi tornato, agli altri Apostoli che gli raccontavano d’aver visto il Signore, egli disse: Non credo se non avrò visto. Fatta questa lettura, si dice un’altra preghiera, si benedicono i catecumeni e poi i fedeli, quindi si ritorna a casa tardi, circa alla seconda ora della notte.

 

Il tempo dopo la Pasqua

 Nel periodo di cinquanta giorni che va da Pasqua a Pentecoste, qui assolutamente nessuno fa digiuno, neppure gli apotattiti. Come sempre durante l’anno, pure in questi giorni, dal canto del primo gallo fino al mattino si svolgono all’Anastasis le cerimonie secondo la consuetudine, e similmente all’ora sesta e al lucernare.

Nelle domeniche ci si riunisce al Martyrium, ossia alla chiesa maggiore, come il solito, e di qui si va all’Anastasis con inni.

Al mercoledì e al venerdì ci si riunisce a Sion, al mattino però, dal momento che assolutamente nessuno in questi giorni pratica il digiuno. La funzione si svolge nel modo usuale.

Nel quarantesimo giorno dopo Pasqua, che è giovedì, a cominciare dal giorno prima, vale a dire dal mercoledì dopo l’ora sesta, tutti vanno a Betlemme per celebrare la vigilia. Essa si svolge a Betlemme nella chiesa dove c’è la grotta in cui nacque il Signore.

Il giorno dopo, giovedì, che è il quarantesimo giorno dopo Pasqua, l’ufficio si celebra nel modo abituale; sia i sacerdoti che il vescovo vi predicano, dicendo cose appropriate al giorno e al luogo.

Dopo di che, la sera, tutti ritornano a Gerusalemme.

 

[Diario di Egeria, nn. 39-42, IV sec. d.C.]

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. 

fonte: albertostrumia.it

 

 

 

 

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