Sergio Mattarella - Mario Draghi
Sergio Mattarella – Mario Draghi

 

 

di Stefano Vespo

 

Che cosa ci ha lasciato l’uomo che il 13 febbraio del 2021, attraversando le porte girevoli della Goldman Sachs, è stato istallato nel parlamento italiano con il ruolo di Capo del Consiglio?

Tralasciando la trasformazione della pratica politica, che ha normalizzato l’autoritarismo e le privatizzazioni selvagge; i decreti oppressivi e liberticidi, imposti tramite il ricatto dello scioglimento delle Camere; le cariche della polizia contro coloro che si opponevano al micidiale e inaudito controllo imposto dal green pass; l’ossessiva diffamazione delle poche coraggiose voci critiche ad opera della propaganda ufficiale; o peggio ancora, la vaccinazione forzata e vessatoria della popolazione con farmaci sperimentali e dichiaratamente inutili e dannosi, i cui tragici effetti non possono più essere ignorati neanche dalle istituzioni mediche più filistee; una vaccinazione imposta affamando chi dissente da tutto questo, oppure escludendo i ragazzi da qualunque attività sociale o educativa, esponendoli così alla depressione e al suicidio. Tralasciando questa lunga scia di morti e distruzione economica e sociale causata dalle politiche emergenziali, due sono le conseguenze ancora più gravi, anche se meno vistose, della sua politica.

Presentandosi come il più convinto esecutore della politica guerrafondaia della NATO, ha in realtà compiuto la sua vera missione: sganciare l’Italia dall’importante legame economico con la Russia. L’aumento vertiginoso del costo del gas è il primo effetto che stiamo subendo di questa brusca virata. Ma altri più gravi se ne preparano. L’Italia, che importava il 40% di gas dalla Russia, dovrà sostituirlo con il più costoso gas liquido americano. Dovrà perciò costruire impianti di rigassificazione nei porti delle sue città, impianti che sono delle autentiche bombe nucleari. Dovrà ridurne, a partire da questo settembre, del 7% il consumo. E probabilmente non si tratterà solo del 7% annunciato da Cingolani: ci verranno richiesti sacrifici in nome della patria sempre più onerosi. Ormai sappiamo bene come il continuo rilancio sia una delle pratiche predilette di questa nuova politica.

Altro lascito cospicuo. Il costo del prestito del denaro è aumentato a livelli dichiaratamente insostenibili per l’Italia. Il debito pubblico, nelle mani degli investitori, ha ormai tassi di interesse altissimi. Che cosa vuol dire? Semplicemente, che siamo nelle stesse condizioni della Grecia prima del gravissimo default.

Alla luce di questo, le sue dimissioni sono esattamente quello che doveva accadere. Non c’è stato alcun imprevisto. Il congegno funziona benissimo, protetto dall’oscurità e dalla confusione che i mezzi di informazione producono instancabilmente.

Le sue dimissioni sono state presentate come il frutto di un oscuro assassinio politico. E il pubblico di questa commedia italiana si è immediatamente sentito orfano del suo personaggio principale. Sparito lui, quale spettacolo potrà sottrarci alla noia, alla nostra bulimia di informazioni, al nostro bisogno di masticare continuamente opinioni? È stato un lutto, per molti, non c’è dubbio: lo spalancarsi di un minaccioso vuoto nella rassicurante baraonda dell’informazione, il vuoto della nostra passività emotiva.

Era ciò che doveva accadere, invece. Le mine sono state ben piazzate: l’Italia si trova in una situazione critica e a settembre tutto questo produrrà i suoi effetti, esploderà in tutta la sua gravità. Ma di chi dovranno essere le responsabilità agli occhi del popolo italiano? Di certo non di Mario Draghi, uno dei più grandi uomini politici viventi, come lo incensa Fortune; del grand’uomo fatto cadere dalle beghe dei politicanti nostrani; del salvatore della patria, vittima di traditori annidati tra le poltrone del Parlamento. Le responsabilità saranno tutte delle forze politiche che vinceranno le prossime elezioni, naturalmente.

Con ogni probabilità, sarà la destra che si assumerà questo impegno, ormai specializzatasi nel ruolo dell’utile idiota. Un ruolo che sicuramente porterà ad una crisi il suo Governo. Quindi, si andrà a nuove elezioni, con l’immancabile vittoria della “sinistra”. E così le politiche suicide dell’Italia potranno proseguire indisturbate, con un nuovo eroe nazionale, o magari con lo stesso Draghi.

E le forze extraparlamentari emergenti? Che ruolo potranno avere in questo scontro tra titani? Il loro ingresso, anche minimo, in Parlamento potrebbe gettare luce su tutto questo? Potrebbe mantenere viva la possibilità di una rinascita della democrazia? La logica non se la sente di dare credito a queste speranze. Ma è anche vero che la logica non può spiegare né prevedere fino in fondo gli accadimenti della storia. Che a volte basta un piccolo granello di sabbia a bloccare un ingranaggio.

 


 

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