Padre Gerald E. Murray, J.C.D. è un esperto di diritto canonico e pastore della Chiesa della Sacra Famiglia a New York City, verga una affilato articolo di critica delle “Risposte ai dubbi” sul Motu Proprio Traditionis Custodes (TC) di Papa Francesco pubblicate sabato scorso. L’articolo è stato pubblicato su The Catholic Thing, e ve lo propongo nella mia traduzione. 

 

Messa Tridentina
Messa Tridentina

 

Il documento Responsa ad dubia (“Risposte ai dubbi”) della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (CDW) su alcune disposizioni del Motu Proprio Traditionis Custodes (TC) di Papa Francesco appena pubblicato sabato, è, chiaramente e semplicemente, un brutale esercizio del crudo potere ecclesiastico nel perseguimento dell’eliminazione della Messa Latina Tradizionale (MTL) e degli altri riti sacramentali che, con essa, costituiscono un’unità liturgica. Espande il giro di vite sulla Messa Latina Tradizionale iniziato da Papa Francesco in Traditionis Custodes. (Disponibile cliccando qui).

Ai fedeli che trovano nutrimento spirituale in questi riti liturgici non viene mostrata alcuna carità pastorale o generosità di spirito in questo nuovo ordine di cose. Sono ingiustamente accusati di fomentare la divisione nella Chiesa in virtù del loro attaccamento ai vecchi riti. Nella sua lettera prefatoria, l’arcivescovo prefetto della CDW Arthur Roche afferma: “Come pastori non dobbiamo prestarci a polemiche sterili, capaci solo di creare divisione, in cui il rito stesso è spesso sfruttato da punti di vista ideologici”. Questa affermazione sul Messa Latina Tradizionale non è mai illustrata nella sua lettera. Viene affermata come se fosse un fatto evidente a tutti. Non lo è.

Chi sono i nefasti che promuovono punti di vista ideologici che sfruttano il vecchio rito? Dove e come viene fatto, e a quale scopo? Per quale definizione un punto di vista è una “ideologia”, distinta da un insieme di principi? Quando le polemiche sono sterili e non fruttuose? Le polemiche sono regolarmente usate in questi giorni da molti nella Chiesa per denunciare ogni sorta di cose come il riscaldamento globale causato dall’uomo e le politiche anti-immigrati in varie nazioni. Queste polemiche si qualificano come sterili, causando divisione?

L’arcivescovo Roche afferma:

Il primo obiettivo è quello di continuare “nella costante ricerca della comunione ecclesiale” (Traditionis custodes, Preambolo) che si esprime riconoscendo nei libri liturgici promulgati dai Papi San Paolo VI e San Giovanni Paolo II, in conformità ai decreti del Concilio Vaticano II, l’espressione unica della lex orandi del Rito Romano (cfr. Traditionis custodes, n. 1). Questa è la direzione in cui vogliamo muoverci, e questo è il senso delle risposte che qui pubblichiamo. Ogni norma prescritta ha sempre il solo scopo di conservare il dono della comunione ecclesiale camminando insieme, con convinzione di mente e di cuore, nella direzione indicata dal Santo Padre. (neretto aggiunto).

Domanda: Un cattolico non è forse libero nella sua mente e nel suo cuore di dissentire rispettosamente quando trova che la direzione in cui il papa vuole che lui cammini sia la via sbagliata da seguire? Non è una tale franchezza evangelica ciò che dobbiamo al nostro pastore capo quando riteniamo che abbia commesso un errore? O l’arcivescovo Roche vuole farci credere che i papi non commettono errori? Certamente no, dato che i Responsa ad dubia sono un atto d’accusa contro le decisioni dei Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI riguardo alla Messa Latina Tradizionale.

La comunione ecclesiale dei fedeli che finora hanno praticato pacificamente il culto nella Forma Straordinaria grazie ai permessi concessi dai Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI è dimostrata dalla loro scelta di rispondere con filiale gratitudine a quella generosità di spirito papale, e non rivolgersi alla canonicamente irregolare Società San Pio X. È presuntuoso e ingiusto mettere questi cattolici particolarmente devoti sotto sospetto per non riconoscere nei libri liturgici riformati emessi dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II un’espressione unica della lex orandi quando si avvalgono di un permesso concesso prima dallo stesso Giovanni Paolo II, e poi ampliato da Benedetto XVI, per partecipare a un’espressione della lex orandi approvata dal Papa. Questo semplicemente non ha senso.

La pretesa che ci sia un’unica – cioè una sola – espressione della lex orandi (il Messale di Papa Paolo VI) non ha senso dato che ci sono altre espressioni legittimamente approvate della lex orandi. Il Messale approvato dal Papa per l’uso negli Ordinariati Personali per gli anglicani è chiamato “un legittimo adattamento del Rito Romano” nel decreto del 2015 che approva questo Messale cofirmato dall’Arcivescovo Roche. Il Messale Romano del 1962 rimane autorizzato per l’uso nel Rito Latino, anche se in circostanze sempre più ristrette, e quindi è canonicamente un’espressione della lex orandi, a meno che non si pretenda implausibilmente che la Chiesa autorizzi l’uso di un rito liturgico che non è espressione della lex orandi della Chiesa. Quale sarebbe allora?

Le undici risposte alle domande sulla Traditionis Custodes presentano contraddizioni di fatto e di logica, così come disposizioni palesemente crudeli volte a punire persone che stanno godendo di grande fecondità spirituale nella Messa Latina Tradizionale grazie alla carità pastorale dei due papi precedenti. Diamo un’occhiata ad alcuni di questi diktat incredibilmente non pastorali:

  • Nel descrivere la proibizione del Traditionis Custodes di usare le chiese parrocchiali per la celebrazione della Messa Latina Tradizionale, le Congregazioni affermano: “L’esclusione della chiesa parrocchiale intende affermare che la celebrazione dell’Eucaristia secondo il rito precedente, essendo una concessione limitata a questi gruppi, non fa parte della vita ordinaria della comunità parrocchiale.”

Quindi la vita parrocchiale ordinaria non include la cura pastorale ordinaria data a un gruppo di parrocchiani che stavano facendo solo quello che Papa Benedetto ha detto loro di fare? Sono persino considerati ancora parrocchiani, dal momento che la loro presenza alla Messa Latina Tradizionale è una concessione a “un gruppo” che non partecipa alla vita parrocchiale ordinaria? Non è questa manifestamente una forma di apartheid religiosa?

  • La Congregazione prosegue: “Inoltre, tale celebrazione non dovrebbe essere inclusa nell’orario della Messa parrocchiale, poiché vi partecipano solo i fedeli che sono membri di tale gruppo. Infine, non dovrebbe tenersi contemporaneamente alle attività pastorali della comunità parrocchiale. Resta inteso che quando si renderà disponibile un altro luogo, questo permesso sarà ritirato”.

Notate come il “gruppo” Messa Latina Tradizionale è descritto in contraddizione con la “comunità parrocchiale”. L’orario delle messe parrocchiali non dovrebbe includere tutte le messe celebrate regolarmente in parrocchia? Alla segretaria parrocchiale che riceve una telefonata per chiedere della Messa Latina Tradizionale è proibito dire l’ora della Messa? Si deve mostrare una qualche forma di registrazione come membro del “gruppo” Messa Latina Tradizionale per essere ammessi alla Messa Latina Tradizionale? I parroci dovranno mettere un nuovo elenco per la Messa Latina Tradizionale sulla pagina web della parrocchia sotto il titolo: “Messe regolarmente programmate in parrocchia ma non nel calendario delle messe parrocchiali”? È proibito ora ospitare un gruppo di preghiera nell’auditorium, o dare direzione spirituale nell’ufficio parrocchiale, o recitare il rosario nel santuario parrocchiale all’aperto nello stesso momento in cui la Messa Latina Tradizionale viene offerta in chiesa?

  • La Congregazione (incredibilmente) sostiene che: “Non c’è alcuna intenzione in queste disposizioni di emarginare i fedeli che sono radicati nella precedente forma di celebrazione: esse hanno solo lo scopo di ricordare loro che questa è una concessione per provvedere al loro bene (in vista dell’uso comune dell’unica lex orandi del Rito Romano) e non un’opportunità per promuovere il rito precedente.”

Questa affermazione è ridicola. Bandire le persone dalla loro chiesa parrocchiale “quando si rende disponibile un altro luogo”, proibire la pubblicazione dell’orario della Messa Latina Tradizionale, dire loro che la loro partecipazione alla Messa “non fa parte della vita ordinaria della comunità parrocchiale” sono proprio una chiara manifestazione dell’intenzione di porre questi fedeli ai margini più remoti della vita parrocchiale.

Cosa c’è di sbagliato nel promuovere una “concessione per provvedere al loro bene”? Perché la Messa Latina Tradizionale viene trattata come un contagio che deve essere isolato per debellarlo? Non sembra questo un tentativo da parte della Santa Sede di una forma di de-programmazione delle persone intrappolate in una setta? Si può immaginare che la Santa Sede emetta le stesse regole per trattare qualsiasi altro gruppo di parrocchiani, come i rifugiati o i membri delle minoranze razziali?

  • La Congregazione comanda inoltre che i sacerdoti appena ordinati abbiano ora bisogno di “autorizzazione” da parte della Santa Sede per celebrare il Messa Latina Tradizionale.

Quando Traditionis Custodes è uscita in luglio, ha detto che il vescovo locale doveva solo consultare la Santa Sede prima di autorizzare tali sacerdoti. Questo potere locale è stato rapidamente ritirato, indicando che la Santa Sede probabilmente intende negare tali richieste come regola. I sacerdoti che celebrano la Messa di San Paolo VI non sono più in grado di celebrare una seconda Messa (nota come “binazione”) lo stesso giorno nella forma più antica per il beneficio spirituale dei fedeli. Questo è chiaramente progettato, data la carenza di sacerdoti, per eliminare la Messa Latina Tradizionale dalla maggior parte degli ambienti parrocchiali.

  • La Congregazione dice “no” in risposta ad un’altra domanda sulla combinazione: “Può un sacerdote che è autorizzato a celebrare usando il Missale Romanum del 1962 celebrare nello stesso giorno con lo stesso Messale per un altro gruppo di fedeli che hanno ricevuto l’autorizzazione?”

La loro giustificazione di questo diniego tradisce ancora una volta la chiara intenzione di sopprimere la Messa Latina Tradizionale, pur sostenendo che le esigenze dei fedeli vengono soddisfatte: “Non è possibile concedere la binazione adducendo la mancanza di una “giusta causa” o di una “necessità pastorale” come richiesto dal canone 905 §2: il diritto dei fedeli alla celebrazione dell’Eucaristia non è affatto negato, poiché viene loro offerta la possibilità di partecipare all’Eucaristia nella sua forma rituale attuale.”

A quanto pare, la richiesta della Messa Latina Tradizionale può essere tollerata solo una volta al giorno in un luogo, non importa quante persone cerchino di partecipare a quella messa. Non importa se il sacerdote è responsabile di una seconda o addirittura di una terza parrocchia. Egli è libero di celebrare una seconda messa, solo che non può essere la Messa Latina Tradizionale. Pietà per i fedeli che saranno vittime di una disposizione che contraddice la carità pastorale elementare senza la minima giustificazione. Se la Messa Latina Tradizionale può essere celebrata in due orari diversi o in due luoghi diversi da due sacerdoti diversi, perché non può essere così celebrata quando uno di questi sacerdoti si ammala o è in vacanza?

Traditionis Custodes ha dato mandato che le letture dalla Sacra Scrittura alla Messa Latina Tradizionale devono essere fatte in volgare usando traduzioni approvate dalle singole conferenze episcopali, eppure la Congregazione stranamente regola che “[n]on possono essere pubblicati lezionari in volgare che riproducano il ciclo di letture del rito precedente”. Questo è completamente illogico – comandare letture in vernacolo e allo stesso tempo proibire la pubblicazione di un insieme di quelle letture in vernacolo. Cosa dovrebbe fare un prete? Sono sicuro che qualche persona intraprendente compilerà e renderà disponibile una tale raccolta su Internet, se non l’ha già fatto.

I Responsa ad dubia rivelano la profonda crisi di fede che la Chiesa sta attraversando. Il bene dei fedeli viene messo da parte sulla base della speciosa affermazione che l’immemorabile forma di culto della Chiesa latina viene usata male da persone non nominate per promuovere ideologie non nominate, cioè “creare divisione”. La verità è esattamente il contrario: è la Santa Sede che sta gettando i semi della divisione stigmatizzando e penalizzando i cattolici fedeli che trovano che la loro vicinanza a Dio è favorita dall’avvalersi della forma di culto che ha prodotto innumerevoli santi nella storia della Chiesa.

La Santa Sede ha bisogno di sentire questo messaggio forte e chiaro da coloro che sono stati gravemente offesi dalle ingiuste disposizioni di Traditionis Custodes e ora dai Responsa ad dubia.

 

 

 

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