Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Phil Lawler, pubblicato su Catholic Culture. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

Papa-Francesco-e-Nancy-Pelosi
Papa Francesco e Nancy Pelosi

 

Questa settimana molti siti di notizie cattoliche commentano la notizia che l’ex presidente della Camera dei Deputati Nancy Pelosi si è appellata al Vaticano per revocare l’editto dell’arcivescovo di San Francisco Salvatore Cordileone che le impedisce di ricevere la Comunione. Questo commento si basa interamente su un articolo pubblicato dal National Catholic Reporter, con il titolo: “Il divieto di comunione di Nancy Pelosi sarà risolto dal Vaticano”.

Prima che ci si immerga troppo profondamente nel modo in cui il Vaticano potrebbe risolvere il caso, permettetemi di frenare. Non sappiamo se il Vaticano abbia il caso. Il Reporter è convinto che Pelosi abbia presentato un appello canonico. Ma non lo sappiamo. La storia, così come appare sul sito del Reporter, non giustifica il titolo.

Ecco l’insieme delle prove che il Reporter presenta a sostegno dell’affermazione che l’appello di Pelosi è pendente a Roma:

“A quanto mi risulta, finché Roma ha il caso, non è stato risolto”, ha detto Pelosi in un’intervista al National Catholic Reporter.

Questo è quanto. Non ha detto di aver presentato una causa canonica. Non ha risposto alla richiesta di conoscere l’identità del suo avvocato specializzato in diritto canonico, se effettivamente ne ha uno. Il giornalista che ha scritto la vicenda, la cui simpatia per la Pelosi è inequivocabile, ammette nel suo resoconto che “non è chiaro quando abbia cercato l’intervento del Vaticano”. In realtà non è chiaro se abbia cercato l’intervento del Vaticano.

Ma se ha avviato un appello canonico (e non ne dubito), il suo comportamento è molto strano per diverse ragioni:

  • Se ha un caso pendente e (condizione importante) lo prende sul serio, non dovrebbe seguirlo da vicino? Non dovrebbe essere ansiosa di offrire le sue argomentazioni – o almeno di indirizzare i giornalisti all’avvocato specializzato in diritto canonico che potrebbe spiegare le basi del suo appello?
  • Se sta aspettando una decisione da Roma, non dovrebbe fare attenzione a evitare dichiarazioni pubbliche che potrebbero infastidire i prelati che valuteranno i meriti del suo appello? Non si è fatta nuovi amici a Roma quando ha detto al Reporter che la sua fede cattolica “non ha nulla a che fare con i vescovi”. In effetti ci si potrebbe chiedere perché una persona che ha questa opinione si preoccupi di chiedere un giudizio alla Curia romana.
  • E se avesse voluto costruire un solido caso canonico, Pelosi non avrebbe dovuto compiere il semplice passo preliminare di incontrare il suo arcivescovo per discutere la questione, cosa che si è rifiutata di fare? Anche se oggi Pelosi ha amici potenti a Roma (e ne ha), il Vaticano non è in grado di annullare una decisione pastorale di un vescovo, quando la firmataria si è fatta palesemente beffe dell’autorità del vescovo.

La conclusione logica di tutto ciò è che Pelosi non ha presentato un appello canonico prevedendo un risultato positivo. Ha presentato l’appello in modo da poter rispondere alle domande dei giornalisti che non erano propensi ad approfondire i dettagli. E se qualcuno a Roma archivierà quel ricorso al sicuro in un cassetto della scrivania, a prendere polvere per qualche anno – un destino non raro per i casi delicati – allora per i suoi scopi, che sono puramente politici, il ricorso avrà avuto successo.

Il che è un peccato. Perché l’arcivescovo Cordileone non pensava alla politica quando ha emanato la sua direttiva. Come ha spiegato ancora una volta, in risposta alla dichiarazione di Pelosi, “come pastore di anime, la mia principale preoccupazione e responsabilità è la salvezza delle anime”. Nel frattempo, mentre aspetta (o sostiene di aspettare) una sentenza vaticana che potrebbe non arrivare mai, Pelosi sta ignorando l’ordine del suo arcivescovo – a suo rischio spirituale.

Phil Lawler

 


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