Sul caso delle dimissioni del card. Becciu, rilancio l’editoriale del giornalista e scrittore Phil Lawler apparso su Catholic Culture

Eccolo nella mia traduzione.  

 

 

Finalmente un’azione decisa per affrontare la corruzione finanziaria in Vaticano! Finalmente un prelato di rango è stato ritenuto responsabile!

Dopo anni di promettenti riforme e di responsabilità, lasciando il potere effettivo nelle mani di coloro che si sono opposti alla riforma, Francesco ha finalmente rotto lo schema.

Considerate lo stupefacente danno che il cardinale Giovanni Angelo Becciu ha fatto alla causa della riforma prima di essere finalmente costretto a rassegnare le dimissioni:

  • Becciu aveva costretto la brusca partenza del revisore generale del Vaticano, Libero Milone, minacciandolo con una denuncia penale quando cercava di indagare sui rapporti finanziari di Becciu.
  • Becciu aveva contribuito a cacciare Ettore Gotti Tedeschi dal suo incarico di capo della banca vaticana, a indurre René Bruelhart a dimettersi dalla carica di presidente dell’Autorità per l’informazione finanziaria, e a mettere Domenico Giani in una posizione insostenibile che lo ha costretto a dimettersi dalla carica di capo della Gendarmeria vaticana.

Ora che Becciu si è dimesso, e ha perso i suoi privilegi come membro del Collegio cardinalizio, potrebbe essere saggio rivisitare alcuni di quei precedenti spostamenti del personale. Come ha fatto a ostacolare così tanti aspiranti riformatori? Come ha guadagnato abbastanza influenza per sopravvivere così a lungo, anche se le domande sui suoi rapporti finanziari si sono moltiplicate?

Sotto molti aspetti il caso Becciu rispecchia il caso di Theodore McCarrick, l’ultimo prelato ad essere stato privato dei suoi privilegi di cardinale. Le offese di Becciu sono meno spaventose, e la sua punizione è meno severa. (Non è laicizzato, e l’annuncio vaticano visibilmente gli ha dato il titolo di cardinale, anche se è stato privato dei privilegi di appartenenza al Collegio). In entrambi i casi l’azione disciplinare del Vaticano lascia il mondo cattolico a bocca aperta: Chi erano i suoi sponsor e protettori? E quando sapremo la piena verità sul suo uso e sull’abuso del potere ecclesiastico?

Il laconico annuncio delle dimissioni di Becciu da parte del Vaticano non ha dato alcun indizio sulla causa della sua caduta. (Forse la causa immediata è stata un articolo che la rivista italiana L’Espresso aveva già preparato per la pubblicazione, descrivendo in dettaglio le discutibili transazioni del prelato italiano). Ma per mesi Becciu era stato il punto focale delle indagini su almeno due grandi scandali finanziari. Quasi un anno fa, in un’analisi dei problemi finanziari del Vaticano, avevo scritto: “Il cardinale Angelo Becciu è in guai seri”. La Catholic News Agency, che ha svolto un ottimo lavoro di indagine sui dettagli degli scandali finanziari, ha ora prodotto un’ottima sintesi del caso contro Becciu.

Becciu non era solo un altro funzionario vaticano che si dilettava amatorialmente in questioni finanziarie. (Ce ne sono molti altri in quella categoria, triste a dirsi.) Era il sostituto: l’equivalente vaticano di un capo di gabinetto, il custode di tutte le pratiche che passano per la Curia romana, il potente prelato che si incontra praticamente ogni giorno con il Papa. Aveva il controllo effettivo dei proventi della raccolta dell’Obolo di San Pietro, e quando investiva quei fondi, anche se non era autorizzato a farlo, le sue decisioni andavano avanti indiscusse, finché quei fastidiosi riformatori non cominciarono a chiedere dove andavano a finire tutti i soldi.

Anche allora, quando gli investigatori vaticani hanno fatto irruzione nell’ex ufficio di Becciu presso la Segreteria di Stato lo scorso ottobre, alla ricerca di risposte alle loro domande, i risultati netti hanno mostrato il peso duraturo di Becciu. Nel giro di poche settimane, Bruelhart si era dimesso da capo dell’Autorità per l’informazione finanziaria, che aveva messo in discussione le transazioni; Giani si era dimesso da capo della gendarmeria vaticana, che aveva condotto il raid. E il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, aveva rilasciato una dichiarazione di sostegno al cardinale Becciu sotto attacco.

A quel punto, però, il cardinale Becciu non era più il sostituto. Gli era stato dato il cappello rosso da cardinale e promosso a nuovo prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. E là dentro sta un’altra storia interessante.

Quando il cardinale Pell condusse la prima rigorosa analisi delle finanze vaticane, la Congregazione delle Cause dei santi sottostò ad un esame speciale. Il Segretariato per l’Economia riscontrò una quasi totale mancanza di controllo sull’uso dei fondi raccolti dai fedeli per promuovere le cause dei santi. Nel 2016 il Vaticano emanò nuove regole, specifiche per quella congregazione, per affrontare la situazione. E due anni dopo, con una mossa ironica, l’arcivescovo che come sostituto aveva fatto una serie di discutibili operazioni finanziarie è diventato il cardinale a capo della congregazione con una storia di operazioni finanziarie discutibili.

Ad essere onesti, non c’è motivo di sospettare che Becciu si sia preso nuove libertà con le finanze della Congregazione delle Cause dei Santi. Il Vaticano aveva già imposto controlli sulle spese; gli abusi sono stati, confidiamo, affrontati. Ma le domande su quell’ufficio, e su ogni altro ufficio all’interno del Vaticano, persisteranno finché non sapremo la verità sulla curiosa carriera del cardinale Becciu, e sulla cultura vaticana che lo ha sostenuto.

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