Un graffiante pensiero dello scrittore Phil Lawler dopo aver letto un articolo di La Civiltà cattolica scritto da padre Antonio Spadaro e Mauricio Lopez Oropeza, segretario esecutivo della Rete Ecclesiale Pan-Amazzonica (REPAM). L’articolo è stato pubblicato su Catholic Culture. Eccolo nella mia traduzione.

 

Padre Antonio Spadaro, gesuita

Padre Antonio Spadaro, gesuita

 

Un articolo pubblicato la settimana scorsa su La Civiltà Cattolica – la rivista curata da padre Antonio Spadaro, uno dei più stretti collaboratori del Papa: Il Sinodo dell’Amazzonia è chiamato ad essere un’occasione di “conversione”. Leggete attentamente l’intero saggio (se riuscite a destreggiarvi attraverso la tormenta del gergo ecclesiastico), e potreste avere l’impressione che l’obiettivo sia la conversione della Chiesa cattolica, non quella dei popoli della regione amazzonica.

La chiamata alla conversione viene dalle periferie, ci dice Civiltà Cattolica, e “la Chiesa è chiamata ad ascoltare la sua voce e ad assumere l’impegno alla conversione”. Il Sinodo, ci viene detto, non può aspettarsi di cambiare la gente dell’Amazzonia, perché “la periferia può contribuire alla trasformazione del centro nella misura in cui non perde la sua identità”.

Quindi dobbiamo trasformare la cultura della Chiesa, ma non quella dell’Amazzonia? Cioè, per usare un eufemismo, non l’atteggiamento dei missionari cattolici delle generazioni precedenti. Ma poi, una delle figure chiave di questo Sinodo è un vescovo che si vanta di non aver mai battezzato un membro delle tribù indigene amazzoniche.

E anche Civilta ha un nuovo approccio al lavoro missionario, come diventa evidente più avanti nel saggio:

Se il sogno di Dio è la redenzione dell’umanità,…..

Il sogno di Dio?

 

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