Ma c’è un male molto più grande (di qualsiasi parata “Pride”) che è in gran parte incontrollato e per lo più incontrastato nella Chiesa cattolica: il problema continuo dei sacerdoti e prelati e dei loro laici che diffondono apertamente il proprio turbinio di propaganda LGBT. Ciò che rende le loro azioni grossolanamente malvagie, è che lo fanno in nome di Dio.

Un articolo di Phil Lawler nella mia traduzione.

Chiesa e LGBT

Chiesa e LGBT

 

Il “Mese dell’orgoglio” e’ giunto al termine. E per i primi due giorni di luglio, le prime letture della Messa hanno raccontato la storia di Sodoma e Gomorra. Lo definirei una coincidenza, se credessi alle coincidenze.

Subito dopo la metà del mese, Joseph Sciambra ha pubblicato un commento molto provocatorio sulla sua pagina Facebook. Sciambra sa di cosa parla; essendo stato coinvolto nel mondo sotterraneo omosessuale, dopo aver sperimentato una conversione, ha fatto di essa la sua speciale missione per raggiungere gli omosessuali, aiutandoli a guarire le loro ferite. E sono feriti. I grotteschi eccessi esposti agli eventi del “Gay Pride” sono la prova che queste persone hanno bisogno di aiuto. Osserva Sciambra:

Ma c’è un male molto più grande (di qualsiasi parata “Pride”) che è in gran parte incontrollato e per lo più incontrastato nella Chiesa cattolica: il problema continuo dei sacerdoti e prelati e dei loro laici che diffondono apertamente il proprio turbinio di propaganda LGBT. Ciò che rende le loro azioni grossolanamente malvagie, è che lo fanno in nome di Dio.

Basandomi sull’argomentazione di Sciambra, vorrei suggerire che quando i cattolici si lamentano degli attivisti “Pride”, puntano al bersaglio sbagliato. Non perché le lamentele siano ingiustificate – non lo sono – ma perché abbiamo un problema più pressante nelle nostre mani. Prima di lamentarci di ciò che sta accadendo nelle strade della città, parliamo di ciò che sta accadendo nelle nostre chiese. Noi cattolici non possiamo ripristinare la sanità mentale nella società finché non abbiamo ripristinato l’integrità nella nostra Chiesa. Non possiamo continuare a combattere una guerra su due fronti.

A Hoboken, New Jersey, una parrocchia cattolica ha coronato il mese con una Messa dell’Orgoglio“, incoraggiando i membri della congregazione ad unirsi alla parata [del Gay Pride] di New York. A Lexington, Kentucky, il vescovo John Stowe ha offerto un biglietto per la preghiera della “celebrazione dell’orgoglio”, con un crocifisso inondato di luce color arcobaleno. Come possiamo aspettarci di ottenere un ascolto degli insegnamenti morali cattolici, quando la Chiesa emette messaggi così confusi?

Purtroppo, quegli esempi di Hoboken e Lexington non possono più essere considerati eccezionali. Se pensate che la vostra diocesi sia libera da tali problemi, probabilmente dovreste ripensarci. Ci sono una o due parrocchie che accolgono e incoraggiano gli attivisti LGBT? Padre James Martin è venuto a parlare con un gruppo parrocchiale o universitario? Ci sono alleanze gay nelle scuole parrocchiali? Se è così, allora dovreste affrontare questa situazione prima di cominciare a preoccuparvi degli attivisti laici. Dobbiamo parlare con chiarezza. Dobbiamo dimostrare unità a sostegno della morale cristiana. Dobbiamo mostrare l’integrità che viene solo quando pratichiamo ciò che predichiamo.

I cattolici liberali deridono i vescovi e i sacerdoti – sì, e gli esperti di internet – che liquidano come “guerrieri della cultura”. Ma questa caratterizzazione solleva la questione. C’è una guerra culturale in corso: una battaglia per l’anima della nostra società? Se rispondete a questa domanda con un No, probabilmente non riesco a convincervi del contrario. Ma se dite Sì, allora non criticate i cattolici “guerrieri della cultura”. Al contrario; dovreste criticare chi non si guadagna quel soprannome.

La battaglia è reale, e il conflitto si sta intensificando. Come candidato alla presidenza, poco più di un decennio fa, Barack Obama si opponeva al riconoscimento giuridico del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Oggi quella posizione lo squalificherebbe come candidato democratico. Una decade fa un ragazzo della confraternita avrebbe potuto guadagnare delle fragorose risate dai suoi compagni di classe suggerendo (per scherzo) che gli uomini biologici dovrebbero avere accesso legale all’aborto; quest’anno un democratico candidato alle presidenziali pieno di speranza ha fatto questa proposta in tutta serietà.

E mentre i rivoluzionari del sesso continuano ad accumulare vittorie, il terreno nel mezzo si sta restringendo. Chiunque abbia il coraggio di opporsi all’agenda LGBT è oggetto ad una denuncia pubblica per “discorso pieno di odio”, magari viene escluso dai social media, o addirittura viene “distrutto della sua privacy su internett” e molestato in patria.

“Le cose cadono a pezzi, il centro non può reggere”, ha scritto Yeats in quella che probabilmente è la sua frase più citata. Leggete un paio di versi di quella poesia (“The Second Coming”) e il poeta irlandese sembra parlare del nostro tempo:

il rito dell’innocenza annega.

Ai migliori manca ogni certezza, mentre i peggiori rigurgitano una furia di passioni.

Noi adulti sopravviveremo a queste guerre culturali, in un modo o nell’altro. Ma pensate ai bambini; pensate alla “cerimonia dell’innocenza”. Dobbiamo ai nostri figli di preservare la loro innocenza, di preservare una cultura in cui possono trovare stabilità, serenità e forza.

Vuoi sapere perché sono un guerriero della cultura? La Sinistra ti dirà che sono consumato dalla paura. In un certo senso è vero. Ho paura che se resto in silenzio, non avrò alcuna difesa quando mi verrà chiesto: “Nonno, che cosa hai fatto durante le guerre culturali?”

Non chiedere se c’è o meno una guerra in corso: una guerra per l’anima della nostra società, una guerra per l’integrità della nostra Chiesa. C’è. La domanda giusta da porsi – prima di tutto a te stesso, poi al tuo pastore e al tuo vescovo e ai tuoi amici cattolici – è: Da che parte stai?

 

Fonte: Catholic Culture

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