Bambino in quartiere degradato

 

di Phil Lawler

 

“Se lo Stato non riesce a proteggere il bambino nel grembo materno”, disse Papa Pio XI, “ricordino che Dio è il Vendicatore del sangue innocente che grida dalla terra al cielo”. I pro-life spesso esprimono la stessa paura: che la nostra società subirà severe punizioni per aver permesso che l’aborto diventi un luogo comune.

Al che rispondo: soffrirà? Guardatevi intorno!  Stiamo già soffrendo la giusta punizione. Guardate le case distrutte, le famiglie che se la passano male, i bambini soli che si chiudono a chiave. Notate le città dove i senzatetto si raggruppano attorno alle griglie di riscaldamento e le bande di adolescenti che governano i ghetti. O le zone rurali, un tempo bastioni della moralità cristiana, dove oggi la illegittimità, il divorzio e la disoccupazione dilagante vanno di pari passo con l’uso cronico di oppioidi e l’alcolismo.

Per quelli di noi che vivono in comunità confortevoli, questi mali sociali non sono così tanto in evidenza. Ma avete notato quanti dei vostri vicini di casa soffrono di depressione, quanti anziani sono soli? Non vi rendete conto che quando gli adolescenti si trafiggono il corpo [con i piercing] e si tingono i capelli con colori bizzarri, stanno tranquillamente urlando per protestare?

Ci potrebbe non essere un semplice nesso causale tra l’aborto e questi problemi. Ma ci può essere qualche dubbio sul fatto che, da quando l’America ha accettato l’aborto su richiesta, la nostra società sia diventata decisamente meno congeniale, meno sana, più divisa, più violenta? Sul fatto che l'”indice della miseria” sia salito vertiginosamente?

Né voglio suggerire che un Dio arrabbiato ci ha imposto queste pene. No, le abbiamo portate su di noi.  Accettando l’aborto abbiamo fatto un patto con il diavolo, e tutti questi problemi – controllate le righe con caratteri piccoli – facevano parte dell’accordo.

Fonte: Catholic Culture

(mia traduzione)

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