Fantàsia La storia infinita
Fantàsia – La storia infinita

 

 

di Alberto Strumia

 

Il testo proposto oggi non è stato scritto da un filosofo o da un teologo, ma da uno scrittore di “favole per adulti”. Al di là di quelle che possono essere state le convinzioni personali dell’autore, non è difficile trarne anche una “lettura teologica”, interpretando i personaggi, dai nomi di fantasia, in una prospettiva cristiana, sulla scia di quella che il Card. Giacomo Biffi diede del Pinocchio di Collodi nel suo Contro Maestro Ciliegia.

Il testo descrive l’avanzata del “Nulla” nel mondo; un Nulla, un vuoto, una “vanità” (nel senso latino di vanitas) che ha una sua “consistenza”, quasi personificata, “satanica” e divora un po’ alla volta tutto e tutti, come nella profezia di Geremia: «Così parla il Signore: “Quale iniquità hanno trovato i vostri padri in me, che si sono allontanati da me, e sono andati dietro alla vanità, e sono diventati essi stessi vanità?» (Ger 2,5). Il richiamo vago alla Salvezza viene personificato in una bambina innocente, di dignità regale, l’“Infanta Imperatrice”. All’interno del brano ho aggiunto qualche mio breve commento esplicativo entro parentesi quadra.

L’avanzata del Nulla

– «“Esatto”, affermò il Fuoco Fatuo, “devo portare un messaggio di grande importanza”.

– “Che messaggio?”, scricchiolò il Mordipietra.

– “Be’…”, il Fuoco Fatuo cominciò ad agitarsi, spostandosi da un piede all’altro, “si tratta di un messaggio segreto”.

– “E noi tre abbiamo la stessa meta, uh uh!”, ribatté l’Incubino Wuswusul. “Siamo tra colleghi”.

– “E probabilmente siamo persino latori dello stesso messaggio”, disse Ukuk, il Minuscolino.

– “Siediti e parla”, crepitò Piornakzak. Il Fuoco Fatuo si mise a sedere al posto vuoto.

– “Il mio Paese”, cominciò dopo un attimo di perplessità, “si trova piuttosto lontano da qui, non so se qualcuno dei presenti lo conosce. Si chiama Terra di Marcita”.

– “Uh uh!” sospirò estasiato l’Incubino. “È un Paese meraviglioso!”.

Il Fuoco Fatuo sorrise debolmente.

– “Sì, nevvero?”.

– “E questo è tutto?”, scricchiolò Piornakzak.

– “Perché sei in viaggio, Blubb?”

– “Da noi, nella Terra di Marcita”, proseguì il Fuoco Fatuo impappinandosi, “è successo qualcosa… cioè continua a succedere… è molto difficile da spiegare… è cominciato col fatto che… insomma, all’est del nostro Paese c’è un lago, o meglio c’era, si chiamava Gorgoglione. E allora è cominciato così, che un bel giorno il lago Gorgoglione non c’era più. Via, sparito, capite?”.

– “Vuoi dire che si è prosciugato?”, volle sapere Ukuk.

– “No”, replicò il Fuoco Fatuo, “in tal caso in quel punto ci sarebbe adesso un lago prosciugato. Ma non è così. Là dove c’era il lago, adesso non c’è più nulla, mi capite?”.

– “Un buco?”, grugnì il Mordipietra.

– “No, neppure un buco”. Il Fuoco Fatuo appariva sempre più impotente a spiegarsi. “Un buco è già qualcosa. Ma là non c’è nulla”. Gli altri tre messaggeri si scambiarono rapide occhiate.

– “E come si presenta, uh uh! Questo niente?”, domandò l’Incubino.

– “È proprio questo che è tanto difficile da descrivere”, assicurò il Fuoco Fatuo sempre più infelice.

– “Non si presenta affatto. È… è come… ah, come lo si può dire, non c’è una parola per questo”.

– “È”, intervenne il Minuscolino, “che quando si guarda in quel punto è come se si fosse ciechi, non è così?”.

Il Fuoco Fatuo restò a guardarlo a bocca aperta.

– “Sicuro, questa è l’espressione giusta!”, gridò. “Ma come, voglio dire, in che modo… oppure… è forse capitato anche a voi?”.

– “Un momento”, crocchiò il Mordipietra intervenendo. “S’è formato in un punto solo, dimmi?”.

– “Da principio sì”, spiegò il Fuoco Fatuo, “vale a dire, il vuoto diventava sempre più grande. Non si sa come, ma ogni giorno mancava un pezzo di più del posto. Il Patriarca Ululone, che abitava con il suo popolo nel lago Gorgoglione, d’improvviso era anch’esso scomparso. Altri abitanti presero a fuggire. Ma ben presto la cosa cominciò anche in altre parti della Terra di Marcita. Talvolta da principio si trattava di un pezzettino piccolissimo, un niente, grande quanto un uovo di gallina di palude. Ma poi le chiazze si ingrandivano. Se qualcuno per sbaglio ci metteva dentro un piede, anche il piede non c’era più; o magari la mano, o insomma quello con cui c’era andato dentro. Non che faccia male, no, è semplicemente che alla persona in questione da un momento all’altro manca un pezzo. Alcuni ci si sono persino lasciati cadere con intenzione, quando hanno creduto di trovarsi troppo vicini al nulla. Sprigiona una forza irresistibile, un potere di attrazione che diventa tanto maggiore quanto più grande è la chiazza. Nessuno di noi riusciva a spiegarsi che cosa poteva essere questa cosa terribile, di dove veniva e che cosa si poteva fare per fermarla. E siccome da sola non scompariva, ma al contrario continuava a estendersi sempre più, alla fine fu deciso di inviare un messaggero all’Infanta Imperatrice, per implorare da lei consiglio e aiuto. E questo messaggero sono io”.

Gli altri tre rimasero in silenzio, gli occhi fissi davanti a sé.

– “Uh uh!” si udì dopo un bel po’ la voce lamentosa dell’Incubino. “Nel Paese dal quale vengo io, sta succedendo la stessa cosa. E io sono in viaggio per la stessa ragione. Uh uh!”.

Il Minuscolino si volse a guardare il Fuoco Fatuo.

– “Ciascuno di noi”, pigolò, “viene da un Paese diverso di Fantàsia [simbolo del mondo terreno degli uomini] e qui ci siamo tutti incontrati per caso. Ma ciascuno di noi porta all’Infanta Imperatrice il medesimo messaggio”.

 – “E questo significa”, scricchiolò il Mordipietra, “che tutta Fantàsia è in pericolo”.

Il Fuoco Fatuo volse lo sguardo dall’uno all’altro al colmo dello spavento.

“Ma allora”, gridò saltando in piedi, “allora non dobbiamo perdere più neppure un minuto!”».

 

(M. Ende, La storia infinita, Longanesi, Milano 1981, pp. 16-18)

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