Dal Catechismo all’esperienza cristiana
Questa rubrica è il proseguimento di quella dedicata all’esposizione del Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica.
Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Dal Catechismo all’esperienza cristiana, Amazon 2022. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaA
Puntata n. 34 – La vocazione (IV)
Gli elementi indicativi della vocazione in una storia
Accostando la propria storia, o la storia di una persona che ci chiede aiuto per identificare la propria vocazione ad uno stato di vita, occorre anzitutto tenere conto di questi elementi che indirizzano verso un’ipotesi di vocazione, che dovrà poi essere sottoposta a “verifica” per un tempo sufficiente, prima di compiere il passo definitivo.
Questi elementi sono pienamente rispettosi della natura razionale dell’uomo che è duplice: “intellettiva” e “affettiva”, e rispettosi del modo di conoscere dell’uomo, che passa attraverso l’esperienza sensibile e si sviluppa mediante il ragionamento e la riflessione sulla propria esperienza esistenziale. Gli elementi essenziali da considerare attentamente mi sembra possano essere identificati nei seguenti quattro.
- i) L’attrattiva…
Il primo elemento da prendere in considerazione è quello della “attrattiva” per una certa strada, piuttosto che per un’altra. Se nei confronti del matrimonio la componente dell’attrattiva ha una base naturale e spontanea, nei confronti della verginità/celibato non è così. Per questo il presentarsi di un’attrattiva per questa ipotesi e il fatto di averci pensato seriamente non possono essere trascurabili, perché alla maggioranza delle persone un’idea del genere non viene neppure in mente. Quindi, se viene in mente un po’ seriamente (e non solo per un’esclusione diversamente motivata della via del matrimonio. Una vocazione non può reggersi solo su motivazioni “negative”), non si può escludere a priori che sia il Signore a suggerirla. A proposito dell’esperienza dell’attrattiva è bello rimeditare questo breve passo dell’Esodo.
«Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. L’Angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava» (Es 3, 1-2).
L’attrattiva nasce da un’attenzione verso qualcosa di diverso dal comune (come per Mosè il roveto che brucia senza consumarsi), che io ho notato; altri potrebbero non avere notato la stessa cosa e passare oltre, o non averla giudicata straordinaria. Io invece l’ho notata e mi ha colpito: questa diversità mi ha detto qualcosa. A questo punto si prospettano due possibilità: o non dare peso a questa osservazione, oppure prenderla in considerazione, riconoscendo la cosa, appunto, come “attrattiva”.
«Mosè pensò: “Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?”» (Es 3,3).
Se si risponde all’attrattiva ha inizio lo “scambio dei segni” tra Dio che attrae e l’uomo che lo asseconda avvicinandosi. Scatta la dinamica della chiamata.
«Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: “Mosè, Mosè!”» (Es 3,4).
- ii) …per un certo tipo di umanità…
L’attrattiva per l’ipotesi della “verginità” (sto utilizzando qui la parola “verginità” in senso lato, includendovi sia la verginità per le donne che il celibato per gli uomini) diventa realistica – come del resto quella per il matrimonio – quando non si limita ad un pensiero teorico (generico desiderio di sposarsi, o di consacrarsi a Dio prima o poi), ma è scatenata dall’incontro con una persona concreta, che ha messo in subbuglio la mia vita. Così come l’amore non rimane teorico quando esce dal sogno per divenire amore verso una persona di cui si è innamorati – e da cui ci si accorge di poter essere corrisposti – allo stesso modo, l’attrattiva per la verginità non nasce da un calcolo delle opportunità o dei possibili vantaggi di tale strada, ma scatta di fronte ad una persona che vive in quello stato di vita e la cui umanità risulta affascinante almeno sotto qualche aspetto.
In un secondo momento, quando ci si chiede perché tale umanità è affascinante, ci si rende conto che c’è un nesso tra questa umanità e lo stato di vita abbracciato da quella persona. Uno, con il tempo, si accorge di sentirsi particolarmente attratto da una certa “forma” di vita anche per il fatto di stare bene con le persone che la vivono.
Va sottolineato che l’attrattiva, essendo legata ad una o più persone concrete che vivono la vocazione alla verginità, si presenta, almeno inizialmente legata ad una “forma” della vita di verginità. Uno è attratto dal monastero, o dal convento, o dalla vita laica organizzata in un certo modo e così via, perché ha conosciuto qualcuno che vive in quella forma, o qualcuno che la prospetta come realizzabile, se si tratta di una forma nuova che non esiste ancora in modo codificato.
iii) …desiderabile e non impossibile per me…
Ad un certo momento si insinua il desiderio di poter imitare, se Dio lo vuole e ci aiuta, la strada percorsa da quella persona la cui umanità ci ha affascinato. È l’umanità di una persona che vive nella verginità a colpire la nostra attenzione – come il roveto colpì Mosè – perché sembra avere qualcosa di più vero, di desiderabile anche per se stessi, di non impossibile con l’aiuto di Dio. A questo punto si comincia a domandarlo nella preghiera e a desiderare questa strada: Signore, se tu lo vuoi io ci sono.
- iv) …alla quale non rinunciare
A questo punto si comincia a rendersi conto del fatto che il non prendere in considerazione una simile prospettiva di stato di vita potrebbe essere “un di meno” per la propria esistenza. Uno può anche essere innamorato di una persona e pensare al matrimonio, ma quando si insinua questo “tarlo” – per cui non prendere in considerazione la strada della verginità, anche se il matrimonio è una cosa bellissima, potrebbe essere “un di meno per me” – allora si comprende che sarebbe disumano pensare di non considerare qualcosa che potrebbe essere fonte di una pienezza maggiore per se stessi. Tutto questo percorso può non essere identico per tutti, così come può avvenire rapidamente, o richiedere degli anni, perché ognuno ha la sua storia, la sua sensibilità; tuttavia, in qualche modo questi fattori entrano nel gioco dell’insorgere di una vocazione alla verginità.
Possibili distorsioni
È bene, fare qualche osservazione anche sulle possibili distorsioni che possono verificarsi nel vivere quest’esperienza. A volte l’attrattiva può nascere per opera della Grazia, ma essere incanalata o vissuta in maniera inadeguata, e questo per vari motivi; indichiamone alcuni.
1) A causa di una concezione distorta del cristianesimo che io mi porto dentro, come ad esempio il “moralismo” e il “volontarismo”. Questo porta ad un orientamento distorto della vocazione, come ad esempio, l’idea che la verginità vada scelta per essere “più bravi”, essendo una vocazione di “prima categoria” rispetto al matrimonio che sarebbe di seconda, e così via.
2) A causa di un modo distorto di vivere la vocazione che ho incontrato realizzato in altri. Uno si sente attratto dal monastero, o dal convento perché il Signore lo muove, ma una volta entrato si sente imprigionato da un clima determinato da un modo di attuare quella vocazione che segue un’impostazione che non fa per lui, o che è riduttiva in se stessa.
3) A causa di un modo distorto di concepire la fede e la vocazione da parte della guida spirituale. Chi guida non deve forzare le decisioni secondo i suoi interessi o pregiudizi e soprattutto non deve spingere la persona a sognare una vocazione che distacca dalla vita presente.
Tutti questi errori possono lasciare un segno non indifferente nella storia di una persona, comunque se la vocazione c’è e si è sinceramente fedeli alla preghiera, il Signore aiuta a trovare la propria strada e fa incontrare, prima o poi, le persone giuste che aiutano a farla maturare, liberandola dalle distorsioni. Una vocazione può venire distorta subito dopo che è nata, ma se è vera, il Signore trova il modo di correggerla e di farle strada fino alla sua matura realizzazione.
Necessità di una verifica della vocazione
Una volta sorta l’ipotesi, anche se questa avesse assunto, in noi, la forma di una “convinzione soggettiva”, occorre una “verifica oggettiva” prima di compiere un passo definitivo. La verifica si compie vivendo di fatto l’ipotesi come condizione di vita che da parte mia accetto come vera: se lo è avrò una conferma, se non lo è emergeranno delle controindicazioni, perché non si riesce a stare a lungo in una strada che non è la propria. Questo è lo scopo dei “noviziati” nella vita religiosa e monastica.
Se l’insorgere della vocazione riguarda soprattutto la “dimensione affettiva” della persona, dal momento che la vocazione si presenta come “attrattiva” (appetitum, desiderium) nei confronti di una certa umanità, che riscontro come possibile per la mia vita, e rinunciare alla quale sarebbe “un di meno” di verità per me, la “verifica” della vocazione riguarda piuttosto la “dimensione intellettiva” della persona, in quanto richiede un “giudizio”, una valutazione degli elementi che ne contrassegnano la storia.




















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