Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Andrea Gagliarducci, pubblicato su Catholic News Agency. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

Papa Francesco al Sinodo sulla sinodalità, 4 ottobre 2023. / di Daniel Ibáñez
Papa Francesco al Sinodo sulla sinodalità, 4 ottobre 2023. / di Daniel Ibáñez

 

C’è qualcosa di più di quello che sembra nell’inquadramento delle discussioni sul governo ecclesiastico e sul rapporto tra le Chiese locali e la Chiesa universale – il principale argomento di conversazione al Sinodo sulla sinodalità della scorsa settimana?

Si ha l’impressione che molti partecipanti al Sinodo vedano questo argomento come una sorta di cavallo di Troia, un tema che può sembrare innocuo in superficie, ma che può essere utilizzato per riportare all’ordine del giorno questioni messe in secondo piano come i sacerdoti sposati e le donne diacono.

La sola possibilità che si tratti di questo ha messo in allarme coloro che vogliono mantenere la linea sulla struttura di governo e sull’insegnamento morale della Chiesa.

Il tema in questione riguarda la Parte 3 dell’Instrumentum laboris dell’Assemblea sinodale, o documento di lavoro, che “invita” il popolo di Dio “a superare una visione statica dei luoghi che li ordina per livelli o gradi successivi secondo un modello piramidale (cioè parrocchia, decanato, diocesi o eparchia; provincia ecclesiastica; conferenza episcopale o struttura gerarchica orientale; Chiesa universale)”.

“Questa non è mai stata la nostra visione”, prosegue il documento. “La rete di relazioni e lo scambio di doni tra le Chiese sono sempre stati intessuti come una rete di relazioni piuttosto che concepiti in forma lineare. Essi sono raccolti nel vincolo dell’unità di cui il Romano Pontefice è il principio e il fondamento perpetuo e visibile”.

Come ha sottolineato durante la settimana il cardinale Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e relatore generale dell’Assemblea sinodale: “La Chiesa fin dall’inizio ha fatto riferimento alla città, ai luoghi in cui viveva, guidata dal vescovo in uno stretto rapporto con il territorio”.

È in questo contesto che il cardinale Leonardo Steiner di Manaus, in Brasile, ha affermato durante un briefing quotidiano con la stampa che “molte delle nostre donne sono vere e proprie ‘diaconesse’”, sostenendo che Papa Francesco “non ha chiuso la questione” dell’ordinazione di uomini sposati in luoghi come l’Amazzonia. Egli ha auspicato che la Chiesa sia aperta “all’ascolto delle culture e delle religioni” in modo che il Vangelo possa essere “inculturato”.

Che cosa significa esattamente? Secondo Steiner, consente la possibilità che alcune conferenze episcopali dicano sì alle donne diacono e ai sacerdoti sposati, sulla base di considerazioni culturali, mentre altre possano dire di no. Secondo questo ragionamento, anche il percorso sinodale della Chiesa di Germania potrebbe avere un senso, anche se Papa Francesco non ha perso occasione di criticarlo e persino di deriderlo, avendo rivolto una battuta a un vescovo tedesco in Belgio: “C’è una Chiesa cattolica in Germania?”.

In occasione del forum pastorale-teologico del 16 ottobre, intitolato “Il rapporto reciproco tra la Chiesa locale e la Chiesa universale”, il cardinale Robert F. Prevost, prefetto del Dicastero per i Vescovi, ha sottolineato che le Chiese locali non sono semplicemente parti di una struttura più grande, ma incarnano la vera presenza della Chiesa di Cristo, raggiungendo l’unità attraverso diverse espressioni locali.

Facendo eco a questo tema, un altro partecipante al forum, Miguel de Salis Amaral, sacerdote portoghese e professore di teologia presso la Pontificia Università della Santa Croce, ha affermato che le Chiese locali sono formate “a immagine” di quella universale. Citando la Lumen Gentium, la Costituzione dogmatica sulla Chiesa, ha sottolineato che “la potenza, la ricchezza di tutti i doni sacramentali e spirituali” risiede “in ogni Chiesa locale”.

Un altro oratore, Antonio Autiero, sacerdote della diocesi di Napoli e professore emerito di teologia morale all’Università di Münster, ha sottolineato come l’esperienza della Chiesa sia “puramente locale”. Si è detto favorevole a un “ministero dell’ascolto” a livello di comunità locali, che attraverso i loro “elementi di discernimento” potrebbero dare suggerimenti alla Chiesa locale.

Un esempio di organismi locali che danno forma alla politica della Chiesa, evidenziato durante il modulo, è stato il Consiglio plenario dell’Australia, convocato per rispondere alla crisi degli abusi sessuali nel Paese. Composto da 44 vescovi e 275 altri membri, il Consiglio è autorizzato da un indulto della Santa Sede a dialogare e prendere decisioni.

Nel frattempo, all’interno della sala dell’assemblea, si è concordato sulla necessità di sottolineare “l’importanza di preservare l’unità della Chiesa”, secondo Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero della Comunicazione.

Resta tuttavia da vedere come i delegati decideranno di articolare questo consenso nel documento finale dell’assemblea, che sarà presentato alla fine del mese.

Il cardinale eletto Roberto Repole, arcivescovo di Torino in Italia, per esempio, ha segnalato che il documento non esprimerà le opinioni della maggioranza e dell’opposizione, ma piuttosto un consenso.

“Non siamo un parlamento, stiamo cercando la voce dello Spirito anche attraverso l’ascolto della voce dei nostri fratelli. Qui vedo la cattolicità della Chiesa”, ha detto.

“La sinodalità è un’esperienza”, ha aggiunto, ‘ma richiede un’analisi approfondita delle questioni teologiche che non possono rimanere ai margini’.

Andrea Gagliarducci 

 


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