Rilancio un articolo dell’amico Don Gabriele Mangiarotti, direttore di CulturaCattolica.it, già comparso su REPUBBLICA.SM.

don Gabriele Mangiarotti

don Gabriele Mangiarotti

 

di Gabriele Mangiarotti

 

Ho appena terminato la lettura dello splendido testo del Card. Sarah «Si fa sera e il giorno ormai volge al declino» e vi ho trovato questa riflessione, che mi pare perfetta per aiutarci nella situazione in cui stiamo vivendo. Ascoltate: «Nel romanzo autobiografico di Solženicyn, Il primo cerchio, il protagonista esita a conservare i privilegi che il sistema totalitario gli aveva concesso per comperare il suo silenzio. Una scoperta lo fa vacillare. Si imbatte nel diario della defunta madre e vi legge queste parole: “Che cos’è la cosa più preziosa del mondo? Essere consapevoli di non partecipare alle ingiustizie. Esse sono più forti di noi, ci sono state e sempre ci saranno, ma che almeno non avvengano attraverso di noi”.

Anche noi cristiani dobbiamo lasciarci sconvolgere da queste parole. Non si scende a patti con la menzogna! La prerogativa dell’ateismo fluido è il compromesso con la menzogna. È la tentazione più grande del nostro tempo. Non lasciatevi ingannare, con questo nemico non si può combattere. Finisce sempre per prevalere. Si può combattere faccia a faccia con l’ateismo duro, colpirlo, denunciarlo e rifiutarlo. Ma l’ateismo fluido è viscido e sfuggente. Se lo si attacca, se si ingaggia contro di lui un combattimento fisico, un corpo a corpo con l’ateismo fluido, si rimarrà invischiati nei suoi compromessi sottili. È come una ragnatela, più ci si dibatte e più ha presa su di noi. L’ateismo fluido è l’ultima piaga del Tentatore. Ci attira sul suo terreno, se lo seguiamo saremo portati a fare uso delle sue armi: la menzogna e il compromesso».

Leggendo i commenti a quanto accaduto qui in Repubblica nelle recenti elezioni, mi pare che l’aspetto più importante sia avere uno sguardo realistico, che sappia valorizzare i risultati, facendo tesoro di quanto avvenuto per suggerire linee di soluzione corrette e costruttive.

Un dato mi pare acclarato, cioè che il tentativo di stravolgere la nostra storia e i valori di libertà e rispetto della vita e della famiglia, hanno, grazie a Dio, un corto respiro. In più, è possibile raccogliere intorno a un tavolo coloro che hanno a cuore il bene comune.

Nessuno vuole un ritorno acritico al passato, come non è corretto optare per una novità per la novità. Si tratta piuttosto di sapere leggere il desiderio di bene e di giustizia che la stragrande maggioranza dei cittadini ha espresso, per realizzare opere buone, che rendano giustizia all’uomo, alla famiglia, agli anziani ed ammalati, a chi lavora.

È emerso con chiarezza che le battaglie per i cosiddetti «diritti civili» non solo non creano consenso, ma ipotizzano una società individualistica e anarchica, che contraddice proprio ciò che rappresenta San Marino, quella «Antica terra della libertà» dove si riconosce, proprio per il bene della propria storia, che è la verità che rende liberi, e la prima verità è sull’uomo, la donna e il senso autentico della politica.

Sgombrato il passo dalle ideologie «libertarie», quelle che accusano di essere ideologici tutti coloro che riflettono sui principi che salvaguardano il bene comune, credo sia giunto il tempo di costruire con decisione e consapevolezza la vita comune. E per fare questo bisogna da un lato avere chiaro il criterio ispiratore (direbbe Claudio Chieffo: «Cammina l’uomo quando sa bene dove andare») e dall’altro la consapevolezza delle opere concrete, dei piccoli passi. Il tutto unito dal rifiuto dei compromessi e delle scorciatoie.

Forse un grande letterato, premio Nobel per la letteratura, scrittore libero nel contesto dell’ideologia ateistica sovietica, potrebbe illuminarci. Scriveva Pasternak: «Torniamo al nostro discorso. Dicevo che bisogna essere fedeli a Cristo. Mi spiego meglio. Voi non capite che si può essere atei, si può non sapere se Dio esista e per che cosa, e nello stesso tempo sapere che l’uomo non vive nella natura, ma nella storia, e che, nella concezione che oggi se ne ha, essa è stata fondata da Cristo, e che il Vangelo ne è fondamento. Ma che cos’è la storia? È un dar principio a lavori secolari per riuscire a poco a poco a risolvere il mistero della morte e a vincerla un giorno. Per questo si scoprono l’infinito matematico e le onde elettromagnetiche, per questo si scrivono sinfonie, ma non si può progredire in tale direzione senza una certa spinta. Per scoperte del genere occorre una attrezzatura spirituale, e in questo senso, i dati sono già tutti nel Vangelo».

San Marino sembra avere l’attrezzatura spirituale necessaria, basta che non se la faccia scippare.

 

 

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