Continua con il testo di oggi, la seconda parte del brano di Charles Péguy, iniziato la volta scorsa (leggi qui), qui proposto come una meditazione “seriamente cattolica” sulla figura di Gesù Cristo, in questo tempo del Natale. [Le annotazioni tra parentesi quadre sono mie].

Don Alberto Strumia

Ecco il secondo brano

 

 

«È stato dato a quella parrocchia [Betlemme, luogo di nascita di Gesù, del Figlio di Dio fatto uomo] quello che non è mai stato dato a voi, parrocchie di Francia [ricordiamo che l’ambientazione della scena è la Francia di santa Giovanna d’Arco e terra dello stesso Péguy, ma le considerazioni che l’autore offre sono quanto mai attuali anche per noi, come il testo stesso fa  ben capire], quello che mai, eternamente mai sarà dato a nessun’altra parrocchia. A nessuna parrocchia. Mentre nessuno se lo aspettava. Perché è stato fatto, è stato fatto una volta per tutte, un giorno nei tempi, in quel paese, una volta per tutte le volte, nell’eternità una volta per l’eternità, di tutta l’eternità per tutta l’eternità. Ed è venuto di notte come un ladro. E non si rifarà mai più. Voi vi attardate, parrocchie vi attardate a produrre i più grandi santi e sante. E nel frattempo, senza avvertire, senza avvisare nessuno, una piccola parrocchia da nulla aveva partorito il santo dei santi. D’un sol colpo, al primo colpo, era arrivata, aveva partorito il santo dei santi. In un lampo era riuscita, aveva fatto quello che non si rifarà mai più, aveva fatto, partorito colui che eternamente non si partorirà mai più. […]

Felice quella che versa sui suoi piedi il profumo dell’anfora, quella che versa sulla sua testa il profumo del vaso d’alabastro, a Betania, nella casa di Simone, detto il lebbroso; sui suoi piedi, sui suoi veri piedi, sul suo corpo carnale, sulla sua testa reale, sulla testa del suo corpo; felici tutte e tutti, felici alla rinfusa, peccatori e santi. È stato accordato, mio Dio, ai peccatori di quei tempi, ai peccatori di quei tempi e di quel paese che ti hanno rifiutato, mio Dio, quello che non è stato accordato ai santi, quello che non hai accordato a tuoi santi di tutti i tempi. È stato dato ai più grandi peccatori d’allora e di là quello che non è stato dato ai più grandi santi dei più grandi secoli. Quello che poi non è più stato dato: mai. A nessuno.

Felice quella che con un fazzoletto, un vero fazzoletto, un fazzoletto per pulirsi il naso, con un fazzoletto imperituro, asciugò quella faccia augusta, la sua vera faccia, la sua faccia reale, la sua faccia d’uomo, con un bianco fazzoletto bianco, quella faccia peritura; la sua faccia pietosa; e vederlo allora, in quello stato, il Salvatore dell’umanità, veder così Lui, il Salvatore di tutta l’umanità, quale cuore insensibile non si sarebbe ammorbidito, quali occhi, quali occhi umani non avrebbero versato delle lacrime; quella faccia di sudore, tutta un sudore, tutta sporca, tutta polverosa, tutta piena della polvere della strada, tutta piena della polvere della terra; la polvere della sua faccia, la polvere comune, la polvere di tutti, la polvere sulla sua faccia; incollata per il sudore. Felice Maddalena, felice Veronica; felice santa Maddalena, tu non sei una santa come tutte le altre. Tutti i santi sono santi, tutte le sante sono sante, ma tu non sei una santa come le altre. Tutti i santi, tutte le sante sono seduti con Gesù alla destra del Padre. Tutti i santi, tutte le sante contemplano Gesù seduto alla destra del Padre. E c’è, nel cielo ha il suo corpo d’uomo, il suo corpo umano glorioso, perché è salito, tale e quale, il giorno dell’Ascensione. Ma voi altri, voi soli, voi avete visto, voi avete toccato, voi avete sentito quel corpo umano nella sua umanità, nella nostra comune umanità, che camminava e si sedeva sulla terra comune. Voi, soli, voi l’avete visto in terra. Voi soli, voi l’avete visto due volte, e non una soltanto; non solo una volta, come tutti gli altri, nella vostra eternità; non soltanto la seconda volta, che dura eternamente; ma una prima volta, una volta prima, una volta terrestre; ed è quella che non fu data che una volta; è quella che non è stata data a tutti [E a noi è forse stato lasciato solo un ricordo, sempre più lontano, tanto lontano da essere, oggi, completamente dimenticato, cancellato, o travisato fino a tradirlo, a rinnegarlo del tutto, a piegarlo ad una nostra idea malsana?].

Ci sono più classi di santi, ce ne sono due e voi siete della prima classe, e noi tutti, tutti gli altri, peccatori e santi, noi siamo dopo tutto operai dell’undicesima ora; e gli stessi santi, gli altri santi nel cielo, non sono poi, ormai non sono che santi dell’undicesima ora. Perché essi non lo vedono che nell’eternità, dove si ha il tempo [perché il tempo non passa, ma c’è l’eternità], e voi, voi lo vedete anche nell’eternità; e voi l’avevate visto, voi l’avevate visto sulla terra, dove non si ha il tempo [perché il tempo fugge via e non può bastare mai].

Storia unica, storia terrestre, che passa così veloce, che non ricomincerà più. Mistero tremendo, voi avete avvicinato questo mistero tremendo. Città cattedrali, voi non l’avete visto. Voi richiudete nelle vostre chiese cattedrali dei secoli di preghiera, dei secoli di sacramenti, dei secoli di santità, la santità di tutto un popolo, che sale da tutto un popolo, ma voi non avete visto questo. E loro l’hanno visto. Tutti loro l’hanno visto, senza scomodarsi, quelli che erano là e quelli che erano venuti, quelli che erano venuti espressamente e quelli che non erano venuti espressamente; i pastori, i magi, e l’asino, il bue che gli soffiavano sopra per riscaldarlo. Era a portata di voce, era a portata di mano, era a portata di occhi, visto dagli occhi e non ricomincerà più. […]

Felice quell’uomo [il vecchio Simeone del quale parla il Vangelo di Luca, 2,25-35] che prese il bambino Gesù nelle sue braccia, che lo sollevò nelle sue due mani, il piccolo bambino Gesù, come si prende, come si solleva un bambino normale, un bambino piccolo di una comune famiglia di uomini; con le sue vecchie mani scure, le sue vecchie mani rugose, le sue povere vecchie mani secche e spiegazzate di vecchio. Con le sue due mani rattrappite. Con le sue due mani di pergamena.

Ed ecco che c’era un uomo in Gerusalemme, chiamato Simeone, e quest’uomo giusto e timorato di Dio, attendeva la consolazione di Israele, e lo Spirito Santo era con lui. E aveva ricevuto risposta dallo Spirito Santo, che non avrebbe veduto la morte senza aver prima visto il Cristo del Signore. E venne in spirito nel tempio. E come il bambino Gesù vi entrò, condotto dai suoi genitori, perché essi facessero per lui secondo il costume della legge. E lui stesso lo prese nelle braccia, e benedisse Dio, e disse: Ora lascia andare il tuo servo, Signore, secondo la tua parola, in pace. Perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, che hai preparato davanti a tutti i popoli; luce per la rivelazione delle nazioni, e gloria del tuo popolo di Israele. E suo padre e sua madre erano in ammirazione per quello che si diceva di lui.

Attendendo la consolazione di Israele; e la consolazione è venuta; e la consolazione non è bastata. La consolazione è venuta, e la consolazione non ha consolato. La consolazione non ha consolato Israele; non ha consolato nemmeno la tua cristianità, o mio Dio.

Attendendo la consolazione di Israele; da cinquanta anni, mio Dio, da quattordici secoli, da cinquant’anni attendiamo la consolazione della tua cristianità. Attendendo la consolazione di Israele; del regno di Israele, fino a quando, o mio Dio, attenderemo la consolazione del regno di Francia; la consolazione della grande miseria che è il regno di Francia. La consolazione è venuta; e non ha consolato abbastanza; non ha consolato a sufficienza. Ma lui, quel vecchio, quel vecchio di quel paese, non si sa che abbia poi visto in seguito. E felice non conobbe più nessuna storia. Felice, il più felice di tutti, non conobbe più nessuna altra storia della terra. Poteva vantarsi, anche lui, di essersi trovato al posto giusto. Aveva tenuto, nelle sue deboli mani, il più grande delfino del mondo, il figlio del più grande re; re lui stesso, il figlio del più grande re; re lui stesso Gesù Cristo; nelle sue mani ha sollevato il re dei re, il più grande re del mondo, re sopra tutti i re, re su tutti i re del mondo. Aveva tenuto nelle sue mani la più grande altezza reale del reame del mondo. E non ha conosciuto più nessun’altra storia della terra. Perché la sera della sua vita, la sera della sua giornata, in un sol colpo, al primo colpo aveva conosciuto la più grande storia della terra. E anche la più grande storia dei cieli. La più grande storia del mondo. La più grande storia di sempre. La sola grande storia di sempre. La più grande storia di tutte. La sola storia interessante che sia mai arrivata. Così ciascuno poteva avvicinarti. E quel vecchio, nella sera della sua vita, ti ha abbracciato come un piccolo bambino comune. Ti ha sicuramente abbracciato. Come un vecchio, come i vecchi amano abbracciare i bambini, i piccoli, tutti i bambini piccoli».

[C. Péguy, “Il mistero di Giovanna d’Arco”, in I Misteri, Jaca Book, Milano 1989, pp.  47-52]

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. 

fonte: albertostrumia.it

 

 

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