Rene Bruelhart (foto AP Photo/Alessandra Tarantino)
Rene Bruelhart (foto AP Photo/Alessandra Tarantino)

 

di Sabino Paciolla

 

Come riporta Nicole Winfield nel suo articolo pubblicato sulla Associated Press (AP), Papa Francesco ha sostituito lunedì scorso il capo dell’agenzia di vigilanza finanziaria del Vaticano dopo un controverso raid della polizia vaticana negli uffici dell’agenzia. Questo raid ha messo  a repentaglio la reputazione finanziaria internazionale della Santa Sede.

Papa Francesco ha ringraziato Rene Bruelhart per il suo lavoro come presidente dell’Autorità di Informazione Finanziaria (AIF) ma al contempo ha deciso di non rinnovare il suo mandato, ha comunicato lunedì il Vaticano. Il nome del sostituto sarà rilasciato la prossima settimana.

Come riporta l’autorevole agenzia di stampa americana: “In un’intervista con l’Associated Press, Bruelhart ha detto di ritenere che il suo lavoro era quello di servire la Santa Sede, ma che lo avrebbe fatto ‘fintanto che gli obblighi internazionali della Santa Sede fossero stati rispettati’”.

In un precedente articolo abbiamo parlato di un raid effettuato dalla gendarmeria vaticana negli uffici della Segreteria di Stato e che aveva portato alle dimissioni del comandante della polizia vaticana Domenico Giani. Durante quel raid avvenuto il 1° ottobre scorso fu perquisita anche la sede dell’autorità, nota con l’acronimo italiano AIF. Durante le due perquisizioni furono sequestrati documenti, computer e telefoni cellulari. Il blitz è nato da una indagine interna su un investimento multimilionario del Vaticano in un’impresa immobiliare londinese.

Come scrive la giornalista Winfield, “I raid sono stati senza precedenti e hanno suscitato allarme a livello internazionale, dato che l’AIF lavora con le unità di intelligence finanziaria in tutto il mondo nella lotta contro il riciclaggio di denaro, l’evasione fiscale e altri crimini finanziari. I paesi sarebbero probabilmente meno disposti a condividere informazioni riservate con l’AIF in futuro se tali informazioni possano facilmente finire nelle mani della polizia vaticana, temono i funzionari.

Gli statuti dell’AIF, approvati da Francesco nel 2013, garantiscono che i dati e le informazioni in possesso dell’AIF siano “protetti al fine di garantirne la sicurezza, l’integrità e la riservatezza” e coperti dal segreto d’ufficio.

Bruelhart ha detto che come membro dell’Egmont Group of financial intelligence units, ‘deve garantire la piena riservatezza di queste informazioni e di conseguenza devi anche proteggere queste informazioni. Con questo sequestro nei locali dell’AIF, questi obblighi non sono stati assolutamente rispettati’.

‘Si è trattato di una violazione’, ha detto”.

Nel suo articolo, la giornalista dell’AP riporta di aver visionato il mandato di perquisizione e di aver notato che i giudici hanno frainteso il ruolo dell’agenzia AIF, poiché l’hanno accusata di azioni “non chiare” nell’operazione immobiliare, criticando per questo il suo direttore, Tommaso Di Ruzza, per essersi messo in contatto con uno studio legale londinese che ha organizzato l’acquisizione.

In realtà, come si legge nell’articolo, “l’AIF stava lavorando con l’unità di intelligence finanziaria britannica per cercare di catturare gli uomini d’affari che stavano derubando la Santa Sede nell’affare immobiliare”.

L’affare in questione ha riguardato l’acquisto nel 2012 da parte della Segreteria di Stato di un lussuoso immobile nel quartiere londinese di Tony Chelsea. L’investimento ha visto un impegno di fondi per un totale di 150 milioni di euro. Il mutuo però si è rivelato oneroso, l’immobile ha perso valore nel corso della Brexit e gli intermediari che hanno gestito l’affare hanno guadagnato milioni di euro in tasse dal Vaticano.

Come scrive Winfield: “La Segreteria di Stato nel 2018 decise di acquistare l’edificio, ma aveva bisogno di un prestito di 150 milioni di euro dalla banca vaticana, nota come Istituto per le Opere Religiose, o IOR, per rilevare (le quote) degli altri investitori in modo che potesse estinguere il mutuo.

Il presidente dello IOR, che è vicino a Francesco, e l’ufficio del revisore generale hanno lanciato un allarme presso i pubblici ministeri vaticani, sostenendo che l’acquisizione sembrava sospetta, scatenando le incursioni del 1° ottobre.

In una nota interna vista dall’AP, i gestori del rischio dello IOR hanno detto che uno dei motivi per cui l’accordo sembrava dubbio era perché credevano che il Segretariato di Stato non dovesse gestire gli immobili. La Segreteria di Stato ha gestito i propri beni per decenni.”

Come si ricorderà, all’inizio del 2013 i bancomat del Vaticano si bloccarono a causa di una segnalazione della procura di Roma, nell’ambito dell’inchiesta su presunte attività di riciclaggio legate ad operazioni avviate dallo Ior, la banca della Santa Sede. Lo Stato della Città del Vaticano, infatti, all’epoca non era dotato di una legislazione bancaria e finanziaria e di un sistema di vigilanza prudenziale che fossero più completi rispetto alla semplice materia di anti-riciclaggio.

Per questo motivo, nel 2012, all’epoca di papa Benedetto XVI, Bruelhart fu assunto in Vaticano proprio per contribuire a trasformare la sua reputazione di paradiso fiscale offshore. Sotto la sua guida, il Vaticano si è guadagnata l’ambita adesione al Gruppo Egmont, ha stipulato accordi con circa 60 paesi per lo scambio di informazioni finanziarie e ha spianato la strada dell’accesso dello IOR all’area unica dei pagamenti in euro, per facilitare i bonifici.

“Penso che siamo riusciti a restituire la credibilità della Santa Sede”, ha detto Bruelhart alla AP.

Ora la Santa Sede è senza una figura di riferimento per l’Agenzia di Informazione Finanziaria. Infatti, se a Bruelhart non è stato rinnovato il mandato, il direttore dell’AIF, Di Ruzza, risulta tuttora sospeso. E tutto ciò in un frangente delicato in quanto si avvicina una visita ispettiva in loco, che era già programmata in precedenza, dei valutatori Moneval del Consiglio d’Europa, e che si svolgerà all’inizio del prossimo anno.

 

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