Il libro di Carl Trueman The Rise and Triumph of the Modern Self: Cultural Amnesia, Expressive Individualism, and the Road to Sexual Revolution è stato pubblicato il 15 Novembre. L’autore è stato recentemente intervistato dall’associate editor Ramona Tausz a riguardo della sua opera, della metafisica dietro la rivoluzione sessuale, e il posto della Chiesa in una società di “individualisti espressivi”. La seguente intervista è stata modificata per motivi di lunghezza e chiarezza.

L’intervista a Carl Trueman di Ramona Tausz  è apparsa su The First Thing, La traduzione è a cura di Riccardo Zenobi.

 

William "Katlyn" Bruce Jenner
William “Katlyn” Bruce Jenner (prima e dopo la transizione)

 

Ramona Tausz: In The Rise and Triumph of the Modern Self, collochi la rivoluzione sessuale nel contesto di una rivoluzione più ampia nel modo in cui la società comprende la natura dell’individualità umana. I cristiani conservatori spesso indicano nella rivoluzione sessuale la causa dei nostri mali contemporanei. Perché è importante non fermarsi qui?

Carl Trueman: Se ci fermiamo semplicemente alla rivoluzione sessuale, non riusciremo a vedere la coerenza storica della rivoluzione sessuale come parte di uno sviluppo in corso all’interno della società occidentale. Ciò ci fuorvierà sulla profondità del problema (“Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è rovesciare Roe – la sentenza che ha introdotto la legalizzazione dell’aborto in USA, ndr – o eleggere l’uomo giusto come presidente”) e ci renderà ciechi anche di fronte alla nostra complicità nel problema (“Sono felicemente sposato e non perdono promiscuità , quindi non sono parte del problema”). In realtà, la rivoluzione sessuale è una manifestazione della nozione moderna del sé espressivo in cui siamo tutti implicati.

Il libro si ispira al pensiero di Philip Rieff, in particolare al suo concetto di “uomo psicologico”.

Rieff vide che il sé psicologizzato del mondo moderno, l’uomo che pone un senso interiore di benessere personale al centro della nozione di felicità, richiede davvero che tutto cambi. Le istituzioni, ad esempio, non devono più essere luoghi di formazione ma luoghi di performance, come ha spesso sottolineato Yuval Levin. Non andiamo a scuola per imparare ma per farci sentire meglio con noi stessi. Da qui le preoccupazioni sulle micro-aggressioni, il parlare di “spazi sicuri” e di “sentirsi minacciati” quando semplicemente esposti a idee con le quali si potrebbe non essere d’accordo.

Cos’è l'”anticultura”?

Questo è il termine di Rieff per il mondo in cui viviamo ora. In genere, le culture sono nel gioco della trasmissione di valori dal passato al presente. Ora viviamo in un’epoca in cui coloro che tipicamente svolgono questo compito – insegnanti, politici, artisti, ecc. – sono attivamente coinvolti nel cancellare o infrangere i valori del passato. Una tale “cultura” è, secondo Rieff, un’anticultura a causa di questo ruolo invertito della classe dirigente. Ed è intrinsecamente instabile, dato che la negazione fa parte della sua stessa essenza.

Concludi il quarto capitolo, sui poeti romantici del diciannovesimo secolo, con una frase provocatoria: “Anche se senza dubbio avrebbe avuto conati di vomito al pensiero, William Wordsworth si trova all’inizio di un sentiero che porta a Hugh Hefner e Kim Kardashian”. Che ruolo giocano Blake, Shelley e Wordsworth nell’evoluzione del sé moderno?

Nei loro modi individuali, ognuno di loro si attiene all’idea che l’uomo è nato libero e tuttavia corrotto dalla società e dai suoi costumi e deve quindi recuperare quella voce interiore della natura per essere autentico. E l’arte in tutte le sue forme – poesia, pittura, musica – è un mezzo attraverso il quale il poeta può aiutare il suo pubblico a riconnettersi con quella voce interiore. Qui toccano qualcosa di molto importante: l’esperienza estetica forma il nostro senso morale, il modo in cui immaginiamo l’ordine morale. Oggi è la cultura pop a plasmare quel senso morale.

Perché la nostra società ha accettato l’ideologia transgender come dogma così rapidamente?

Perché gli elementi di base che lo rendono plausibile erano già presenti nella cultura occidentale: la priorità dei sentimenti interiori rispetto all’identità; una visione del corpo strumentale a tale identità, non fondamentalmente costitutiva di essa; e la priorità della libertà personale e della felicità come beni supremi. A ciò si aggiunge il fatto che la tecnologia rende meno significativa la distinzione tra i due sessi sul posto di lavoro (riducendo l’importanza della forza fisica) e offre modi medici e chirurgici per manipolare il corpo, e la plausibilità morale e tecnica dell’idea è in atto. Tutto ciò che serve è una figura mediatica di alto profilo e comprensiva: Bruce Jenner (nella foto. Qui l’intervista alla figlia che racconta il dramma di una figlia dinanzi ad un padre che fa la transizione sessuale, ndr).

Come suggeriscono i dibattiti odierni tra femministe e attiviste transgender, la T nell’alleanza LGBT ha serie differenze con gli LGB; nel libro, noti che la L ha anche gravi differenze con la G. In che modo questo, mentre scrivi, rivela “l’instabilità intrinseca del progetto più ampio della rivoluzione sessuale”?

La L, la G e la B, a differenza della T, condividono un impegno di base per il sesso binario maschio-femmina. Ma lesbiche e gay hanno necessariamente rapporti diversi con la società più ampia. Secondo le femministe, gli uomini hanno storicamente goduto del “privilegio maschile”, e quindi la loro esperienza sociale e politica di cosa significhi essere gay è necessariamente diversa da quella di una lesbica. Ciò che li ha uniti in un’alleanza politica è stato l’AIDS: i gay sono stati improvvisamente vittime. Dato il trionfo del movimento LGBTQ +, la domanda è: una volta che lo status di vittima marginalizzata non si applicherà più ai suoi elementi costitutivi, cosa terrà insieme l’alleanza? Molto poco, si potrebbe pensare.

Qualche previsione sul futuro del transgenderismo?

Sospetto che il transgenderismo stia attirando troppi nemici – inclusa la natura stessa – per avere un futuro a lungo termine. Se dovesse trionfare, lo sport femminile sarebbe finito, il femminismo sarebbe privo di significato, i diritti dei genitori sarebbero quasi morti, le prigioniere sarebbero vulnerabili. L’elenco potrebbe continuare. Naturalmente, questo non vuol dire che tutte queste cose potrebbero non essere considerate un prezzo che vale la pena pagare dalle nostre élite al potere. Ma sospetto anche che, nei decenni a venire, i bambini usati dai loro genitori come esperimenti medici alla moda per i propri scopi politici potrebbero citare in giudizio quegli stessi genitori, i medici che hanno prescritto gli ormoni o eseguito gli interventi chirurgici e le compagnie di assicurazione che hanno finanziato l’intero processo. E questo potrebbe anche portare a una fine, anche se solo dopo un’enorme sofferenza umana.


Se dovessi azzardare un’ipotesi: quale sarà la prossima frontiera nella rivoluzione sessuale?

Probabilmente l’incesto. Se il valore morale degli atti sessuali non è intrinseco, ma si basa semplicemente sulla questione del consenso (che è essenzialmente la posizione giuridica e l’atteggiamento culturale attuali), allora non c’è davvero alcun motivo per vietare una relazione consensuale tra un genitore e un figlio adulto o tra due fratelli adulti.

Cosa dovrebbe fare la Chiesa in questa anticultura?

La Chiesa deve essere la Chiesa. Concentrarsi sui mezzi di Grazia – per un presbiteriano come me, questo significa adorazione collettiva caratterizzata da una fedele predicazione e amministrazione dei sacramenti. La nostra forza è spirituale, non politica. Ma dobbiamo anche essere una vera comunità. In un’epoca in cui i mezzi tradizionali di comunità sono in caduta libera, le persone hanno ancora bisogno di essere amate e di appartenere. E se non siamo una comunità, contrassegnata da un credo chiaro, da un culto vibrante e da uno stile di vita amorevole e capace di distinguerla, saremo travolti dai cambiamenti culturali che sono già su di noi.

Come hai scelto il titolo? Quali erano alcune delle opzioni scartate?

Inizialmente avevo voluto chiamare il libro Christianity and Its Discontents, come omaggio e gioco sul titolo del libro di Freud Civilization and Its Discontents, un’opera che considero centrale per l’era moderna. Ma, come ha gentilmente commentato il mio editore, il cristianesimo e il suo malcontento non sono realmente il fulcro centrale del libro. In effetti, il libro non menziona affatto quest’ultimo, quindi ho dovuto optare per un titolo più prosaico, ma comunque accurato.

C’è una figura che avresti voluto affrontare nel libro ma che hai dovuto tralasciare?

Oscar Wilde. Lo cito brevemente, ma merita davvero un capitolo a sé. Un ribelle sessuale, un narcisista, un uomo la cui vita era semplicemente una lunga esibizione pubblica, era un grande presagio di ciò che siamo oggi. Sto già lavorando a uno studio più breve e popolare degli stessi problemi, in cui gli darò ciò che gli spetta. Sono molto tentato di rendere omaggio alla rock band Steppenwolf  nel titolo di quel capitolo, perché in un’era dominata dall’avventurismo sessuale e dai social media che dipingono la vita come una performance, il modello di oggi è la persona “Born to be Wilde. “

 

 

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