Un lettore mi scrive.

 

Big-Pharma-ed-i-vaccini-COVID

 

 
Egr. Dott. Paciolla,
 
leggendo i numerosi articoli che compaiono sul blog in merito agli “strani” e numerosi effetti collaterali che di volta in volta vengono riscontrati ed esaminati a seguito dell’inoculazione degli ormai celebri farmaci ad mRNA non posso esimermi da alcune brevi considerazioni.

La prima riguarda l’accesso ad una corretta ed obiettiva informazione. Quanto lei scrive possiamo certo considerarlo di pubblico dominio, ma quante persone ne hanno sentore e/o consapevolezza precisa? Certo, è possibile cercare volontariamente tali informazioni, ma non possiamo certo aspettarci vengano attenzionate da un media broadcast come la TV generalista, dai portali web che vanno per la maggiore o dalla stampa mainstream. Questo fa sì che una grande massa di persone seguano l’onda, come suol dirsi. Onda che in particolare nel nostro Paese ci ha offerto personaggi di dubbio valore scientifico spacciandoli come luminari, prevalentemente sconosciuti prima del 2020.

La seconda intende soffermarsi sul rifiuto, da parte di molti, di accettare che la campagna di inoculazione più aggressiva, ossessiva e violenta (specie nei confronti dei legittimamente dubbiosi o renitenti) che abbiamo mai conosciuto, si sia rivelata alla prova dei fatti un sostanziale flop. Su quali basi si può affermare che l’andamento epidemiologico abbia riscontrato un sostanziale miglioramento grazie e Pfizer e stretti affini? Appunto. Ma se una copertura così ampia è stata raggiunta qualcosa avrà pur inciso, mi dicono. Un po’ come affermare che l’assenza di sinistri nell’ultimo anno è dovuta al ferro di cavallo che tengo in auto, ma tant’è.

La terza, che ritengo la più preoccupante, riguarda i paradigmi che ci sono stati scientificamente inculcati in maniera chirurgica e preordinata: i sensi di colpa per aver deviato da prescrizioni peraltro già rivelatesi in buona parte fallimentari. Una persona anziana passa a miglior vita? È colpa tua! Una volta si chiamava in altro modo, ma da quando si chiama covid ecco che il senso di colpa ci assale. Forse non mi sono sottoposto alla quattordicesima iniezione. Forse dovrei cucirmi sul viso un bavaglio. Perché si sa, mai successo che un anziano morisse, quindi se accade significa che avrei dovuto proteggerlo. Non a caso i sensi di colpa costituiscono una formidabile arma del maligno, il divisore per eccellenza.

Una società strana la nostra. Che certo non ama la vita (per usare un eufemismo) ma che tuttavia rifiuta l’idea che la possibilità della sofferenza, del dolore, della morte stessa, possano entrare nell’orizzonte della nostra esperienza. La stessa possibilità di contrarre una malattia è percepita come una tragedia, con la relativa ricerca di un colpevole, appunto.

Forse non ci rendiamo conto che le stesse identiche dinamiche sono state poste in essere in chiave ecologico – climatica: fa caldo? È tutta colpa nostra, dei nostri comportamenti, delle nostre abitudini. Da rieducare, ovviamente. Grazie a qualcuno che, con il pretesto di salvarci, richiede cieca obbedienza e sottomissione.

Ora le domando: ma è davvero così complesso intuire che tali dinamiche esistono in funzione di un preciso progetto di sovversione socio – politica quando non antropologica? È così complesso intuire che questo meccanismo contribuisce alla demolizione controllata di un equilibrio tra potere e persona per il quale per decenni abbiamo lottato? In estrema sintesi: è possibile che il livello cognitivo di non pochi nostri connazionali sia così basico?

Mi perdoni lo sfogo e mi lasci esprimere infine la mia profonda stima per il lavoro che svolge attraverso questo blog.

Claudio – Saronno
 


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