Dopo la presa di posizione dell’Arciv. Naumann (a capo del Comitato per le attività a favore della vita della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti) che diceva che “Il presidente Biden dovrebbe smettere di definirsi un cattolico devoto, e riconoscere che la sua visione sull’aborto è contraria all’insegnamento morale cattolico”, un gruppo di cattolici ha indetto una petizione per farlo dimettere. Ad essa se n’è contrapposta un’altra in suo sostegno. Ecco cosa pensa la prof.ssa Monica Migliorino Miller della situazione e della posizione dei vescovi americani nei confronti del presidente Biden. Lo fa con un articolo pubblicato su Catholic World Report che vi presento nella mia traduzione.

 

Biden-in-chiesa
Joe Biden in chiesa

 

Il sostegno del presidente Joseph Biden all’aborto legalizzato mentre continua a ricevere la Santa Comunione è la questione cruciale che affronta la Chiesa in America oggi. Tale affermazione è certamente discutibile considerando la gravità del male dell’aborto e l’incongruenza di ricevere il Corpo e il Sangue di Cristo mentre si facilita tale omicidio. Attualmente si stanno affrontando due petizioni che evidenziano l’attuale controversia sull’idoneità di un presidente cattolico pro-aborto a ricevere la Santa Comunione. Nel mirino c’è l’arcivescovo Joseph Naumann, vescovo di Kansas City, KA, che serve come capo del Comitato dei vescovi statunitensi per le attività pro-vita.

 

La petizione anti-arciv. Naumann

Una petizione, che ora ha quasi 20.000 firme, chiede che la Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti (USCCB) rimuova Naumann da capo del Comitato per le attività a favore della vita dei vescovi. Questa petizione è il progetto di Faithful America e Faith in Public Life. I suoi sostenitori, tra cui John Gehring, direttore del programma cattolico di quest’ultimo gruppo, vogliono che Naumann sia rimosso a causa della sua dichiarazione del 13 febbraio, in un’intervista a CWR, che,

Il presidente dovrebbe smettere di definirsi un cattolico devoto, e riconoscere che la sua visione sull’aborto è contraria all’insegnamento morale cattolico. Sarebbe un approccio più onesto da parte sua dire che non è d’accordo con la sua Chiesa su questa importante questione e che sta agendo contro l’insegnamento della Chiesa.

Un mese dopo Naumann ha fatto osservazioni simili in un’intervista del 14 marzo con The Atlantic, dicendo:

Ovviamente, il presidente non crede in quello che noi crediamo sulla sacralità della vita umana, o non starebbe facendo le azioni che sta facendo. Eppure, continua a ricevere l’Eucaristia. Non possiamo giudicare il suo cuore. Ma consideriamo l’azione stessa un grave male morale.

A questo si aggiunga l’ammonimento di Naumann del 28 gennaio a Biden nell’omelia che ha pronunciato alla Messa di apertura della Veglia Nazionale di Preghiera per la Vita: “Dobbiamo pregare e digiunare affinché il Presidente cessi di tentare di confondere la gente sull’insegnamento cattolico calpestando la santità della vita umana mentre si presenta come un cattolico devoto”.

La lettera anti-Naumann accusa l’arcivescovo di denigrare la fede “sincera” del presidente, di essere strettamente concentrato sull’aborto, di rifiutare “di dare uguale attenzione ad altre questioni pro-vita” e di non riuscire a “seguire il modello pastorale di Papa Francesco e di altri vescovi” … che cercano “un terreno comune con l’amministrazione”. Infine, e forse più egregiamente, afferma che Naumann semina “vera confusione” quando vescovi come lui “usano come un’arma i sacramenti”. Secondo Gehring, Naumann è colpevole di “negligenza pastorale”, un vescovo che è “più interessato ad essere un guerriero della cultura che un pastore”.

Coloro che difendono la ricezione della Santa Comunione da parte di Biden spesso lo fanno caratterizzando il rifiuto della Comunione come una illegittima “politicizzazione” o “un utilizzo come fosse un’arma” dell’Eucaristia. Il vescovo di San Diego Robert McElroy, il vescovo della città natale di Biden, Wilmington, DE, Francis Malooly e il cardinale di Washington Wilton Gregory (della diocesi di Washington D.C., dove è la Casa Bianca,  ndr) hanno tutti fatto tali critiche in difesa del continuo accesso di Biden al Sacramento. Essi preferiscono, nelle parole di McElroy, “convincere le persone con le argomentazioni e il dialogo” piuttosto che “prenderle a pugni per sottometterle sulla questione”.

Anche se i vescovi si impegnassero seriamente negli sforzi pastorali preferiti da McElroy, gli ultimi cinquant’anni di discussione e dialogo hanno dimostrato una cosa: semplicemente non ha funzionato. È un paradigma fallito. E, come ho detto a un vescovo, se non altro, l’audace sostegno di Biden all’uccisione legalizzata dei nascituri dimostra che le cose sono peggio che mai. Sono del tutto favorevole all’incontro dei vescovi faccia a faccia con i personaggi pubblici cattolici che promuovono attivamente politiche immorali e ingiuste contrarie alla fede che professano. Ho personalmente esortato i vescovi chiave a incontrare Biden e a catechizzarlo; ma se non riesce a riformarsi, gli si dovrebbe almeno dire di non presentarsi alla Santa Comunione. E i vescovi devono poi rendere pubblico che gli hanno dato questa ammonizione con una spiegazione completa del perché.

Il male che Biden facilita deve essere descritto nei termini più chiari possibili. Il presidente sostiene una legge che dichiara un intero gruppo di persone come non-persone, e aiuta a facilitare lo sterminio di bambini non nati attraverso atti di violenza al ritmo di 2500 al giorno. Negare la Santa Comunione a un tale cattolico non significa certo usare come un’arma l’Eucaristia. Piuttosto, indica semplicemente come il sostegno e la facilitazione dell’omicidio siano in completa contraddizione con l’obbedienza e il vero culto. Non si possono dissacrare i corpi dei non nati e poi consumare il sacro Corpo di Cristo. L’incongruenza è sbalorditiva!

Mentre Faith in Public Life si oppone al razzismo, e si batte per la “giustizia degli immigrati”, la “giustizia del clima” e l'”uguaglianza LGBTQ”, la giustizia per i non nati non è tra le sue cause.  A credito del gruppo, almeno apparentemente non sostiene la “giustizia riproduttiva”. Tuttavia, l’assenza di difesa del diritto alla vita del nascituro segnala almeno che l’uccisione del nascituro non è di particolare importanza.  La petizione anti-Naumann non è semplicemente contro di lui, ma è anche una difesa di Biden come un “cattolico devoto” e quindi che qui non ci sono basi per negargli la Comunione. Certamente, una tale difesa non riconosce l’ingiustizia commessa contro i non nati. Forse, anzi, molti dei firmatari possono anche credere che le donne abbiano diritto all’aborto.

In ogni caso, per loro l’aborto non potrebbe essere un problema così grande. Sostengo che sia così perché, senza dubbio, se Biden sostenesse una legge che definisse gli immigrati illegali come meno che umani e permettesse il loro sterminio, queste stesse persone giustamente farebbero dei picchetti ogni giorno davanti alla cattedrale di Washington D.C. e chiederebbero che sia rapidamente scomunicato. E, posso aggiungere, i vescovi non esiterebbero un secondo a farlo.  Niente più comitati, niente più votazioni: si passerebbe all’azione. Ma quando si tratta della difesa politicamente scorretta del nascituro, è tutta una questione di dialogo; come affermava il sottotitolo di The Atlantic, “i vescovi non sono sicuri di come andare avanti”.

C’è, credo, un’altra ragione per cui quasi 20.000 persone hanno firmato la petizione anti-Naumann: hanno paura che i vescovi sanzionino Biden. Se i vescovi dicessero almeno a Biden di non presentarsi alla Santa Comunione, la conseguenza temuta sarebbe che, così facendo, i vescovi avrebbero screditato le politiche e le credenze dell’industria pro-aborto e dei suoi sostenitori. Infatti, sono i difensori di Biden su questo punto che stanno effettivamente politicizzando il Sacramento. Non è in gioco il cattolicesimo di Biden, ma piuttosto ciò che Biden rappresenta politicamente.  Ma, in definitiva, le due cose sono diventate una sola, poiché la ricezione dell’Eucaristia da parte di Biden è una dichiarazione politica.

 

La petizione pro- arciv. Naumann

In risposta diretta alla lettera aperta anti-Naumann, Catholic Vote ha fatto circolare la propria a sostegno del prelato di Kansas City, pubblicata il 25 marzo su CatholicVote.org. La lettera, al momento in cui scriviamo, ha ricevuto oltre 47.000 firme, più del doppio della lettera di opposizione a Naumann. Molti dei firmatari sono noti studiosi cattolici.

I difensori di Biden impiegano una certa strategia retorica – vale a dire insistere che coloro che credono che il presidente non dovrebbe ricevere la comunione non sono al passo con Papa Francesco.  La petizione Faith in Public Life/Faithful America, per esempio, chiede che Naumann sia sostituito da un vescovo che segua il “modello pastorale” di Papa Francesco nel “costruire ponti” e “unirsi a Papa Francesco nel cercare un terreno comune con l’amministrazione”. La lettera aperta di Catholic Vote contrasta questa manovra:

Evidentemente, il gruppo dell’estrema sinistra che … chiede la tua rimozione si basa su ciò che essi erroneamente credono essere un’incompatibilità con le priorità del nostro Santo Padre. L’autore della lettera sembra completamente ignaro del fatto che lo stesso Papa Francesco ha paragonato audacemente l’aborto all'”assunzione di un sicario”. Il Santo Padre ha detto: “È giusto assumere un sicario per risolvere un problema? Non è giusto uccidere un essere umano, non importa quanto piccolo sia, per risolvere un problema!”

Se c’è qualcuno che non è in sintonia con il Papa su questa questione chiave, quello è il presidente Biden. Tuttavia, il sostegno del Papa a favore della vita è una cosa, e il modo in cui potrebbe trattare con un figlio ribelle è tutt’altra cosa. Il 12 novembre 2020, Papa Francesco ha chiamato Biden per congratularsi con lui per la sua elezione alla presidenza. Biden si è impegnato a lavorare con il Papa sulla “base di un credo condiviso nella dignità e nell’uguaglianza di tutto il genere umano su questioni come la cura degli emarginati e dei poveri, affrontando la crisi del cambiamento climatico, e accogliendo e integrando gli immigrati e i rifugiati nelle nostre comunità”. Quindi, esiste l’impressione, e viene sfruttata dai difensori di Biden, che il Santo Padre, piuttosto che confrontarsi con Biden, cerchi di costruire davvero quei ponti.

Inoltre, il 20 gennaio 2021, il giorno dell’insediamento di Biden, l’arcivescovo Jose Gomez, capo della USCCB, era pronto a rilasciare una dichiarazione che lamentava il perseguimento da parte del nuovo presidente di “alcune politiche che promuoverebbero i mali morali e minaccerebbero la vita e la dignità umana, più seriamente nelle aree di aborto, contraccezione, matrimonio e genere”. Alcuni vescovi, insoddisfatti delle osservazioni critiche di Gomez hanno informato il Vaticano, apparentemente timorosi che tali osservazioni avrebbero costretto il Papa ad affrontare le politiche di Biden che contraddicono la fede. La Segreteria di Stato vaticana è intervenuta con un ordine [che imponeva che] la dichiarazione non fosse rilasciata prima che Papa Francesco pubblicasse la sua comunicazione a Biden, estendendo i suoi “cordiali auguri” e impegnando le sue preghiere affinché le decisioni di Biden siano motivate da un “immancabile rispetto per i diritti e la dignità di ogni persona, specialmente i poveri, i vulnerabili e coloro che non hanno voce”. A differenza della dichiarazione di Gomez, il Papa non ha sollevato alcuna preoccupazione circa le politiche di Biden. Questo è stato più che altro un argomento strumentale alla narrazione che vuole che coloro che chiedono che Biden non riceva la Comunione non sono in linea con l’approccio pastorale di Francesco.

A questo punto, la risposta dei vescovi alla ricezione della Santa Comunione da parte di Biden è in qualche modo nel limbo. Ci sono stati segnali subito dopo l’elezione di novembre che i vescovi erano pronti a prendere provvedimenti riguardo a quella che è diventata nota come “incoerenza eucaristica” di Biden. Il 17 novembre 2020, sotto la direzione di Gomez, è stato formato un comitato di lavoro guidato dall’arcivescovo Allen Vigneron di Detroit, incaricato di fare raccomandazioni su come affrontare lo scandalo Biden. Tuttavia, il lavoro del comitato è stato seriamente compromesso quando appena una settimana dopo il cardinale Wilton Gregory – ben sapendo che il comitato era in funzione – ha annunciato che non avrebbe negato la Santa Comunione a Biden.

A metà febbraio 2021 il Comitato di lavoro è stato “sciolto”, affidando il compito di trattare con Biden al Comitato per la dottrina dell’USCCB, guidato dal vescovo Kevin Rhoades di Fort Wayne/South Bend, con la raccomandazione di rilasciare una dichiarazione pastorale sul significato del culto eucaristico e sulla “coerenza eucaristica”.  Tuttavia, la pubblicazione di tale dichiarazione è ora soggetta al voto di tutti i vescovi alla prossima Assemblea Generale di Primavera dell’USCCB, che si terrà dal 16 al 18 giugno 2021. In altre parole, non è affatto certo che tale dichiarazione pastorale venga fatta. Inoltre, se i vescovi dovessero approvare che il Comitato per la Dottrina vada avanti, non c’è alcuna garanzia che una dichiarazione sulla coerenza eucaristica includa qualsiasi tipo di ammonizione a Biden e ad altri politici cattolici pro-aborto.

Nel frattempo, Biden frequenta spesso la Messa e riceve la Santa Comunione alla Chiesa della Santa Trinità a Georgetown. Il parroco della Santa Trinità, padre Kevin Gillespie, giustifica la ricezione della Comunione da parte di Biden affermando: “È davvero un incontro con Dio…”, un “momento sacro e intimo” che è un “dono che accresce la sua fede e dà energia alla sua testimonianza”, e dicendo inoltre che “lo incoraggiamo certamente a migliorare la sua intimità con Dio attraverso l’Eucaristia”. Apparentemente, non è venuto in mente a P. Gillespie che il forte e aperto sostegno politico di Biden per facilitare l’uccisione di milioni di persone innocenti è un ostacolo a quel sacro incontro. Non si può ricevere degnamente il Corpo di Cristo e allo stesso tempo uccidere i fratelli del Signore. Le parole essenziali di San Paolo dovrebbero essere in primo piano qui: “Chiunque mangia il pane o beve il calice del Signore indegnamente pecca contro il Corpo e il Sangue del Signore”. Così, piuttosto che “migliorare l’intimità con Dio”, l’approccio pastorale di P. Gillespie potrebbe fare a Biden molto più male spirituale che bene.

Speriamo che i vescovi agiscano e facciano il loro dovere come successori di Gesù Cristo per proteggere le anime e per proteggere l’integrità di ciò che significa partecipare al culto eucaristico. Nel frattempo, apparentemente ci saranno solo voci occasionali come quella dell’arcivescovo Naumann, che gridano con chiarezza in un deserto dominato dalla distrazione del “dialogo”.

 

 

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