di Sabino Paciolla

 

Dopo una lunga detenzione per abusi sessuali su minori durata oltre un anno, l’Alta Corte australiana, all’unanimità, martedì ha ribaltato la precedente sentenza rimettendo in libertà il cardinal Pell. Questi ha rilasciato una dichiarazione in cui esprime gratitudine alla sua famiglia, agli amici e al suo team legale, e nota che non porta rancore verso il suo accusatore. È previsto che esca di prigione oggi.

Qui trovate la sentenza.

Ecco invece la sua dichiarazione nella mia traduzione. 

 

Ho sempre mantenuto la mia innocenza pur soffrendo di una grave ingiustizia.

A ciò è stato posto rimedio oggi con la decisione unanime dell’Alta Corte.

Attendo con ansia di leggere la sentenza e le motivazioni della decisione nei dettagli.

Non ho alcuna cattiva volontà nei confronti del mio accusatore, non voglio che la mia assoluzione si aggiunga al dolore e all’amarezza che molti provano; c’è certamente abbastanza dolore e amarezza.

Tuttavia il mio processo non è stato un referendum sulla Chiesa cattolica; né un referendum su come le autorità ecclesiastiche in Australia hanno affrontato il crimine della pedofilia nella Chiesa.

Il punto era se io avessi commesso questi terribili crimini, e non li ho commessi.

L’unica base per una guarigione a lungo termine è la verità e l’unica base per la giustizia è la verità, perché giustizia significa verità per tutti.

Un ringraziamento speciale per tutte le preghiere e le migliaia di lettere di sostegno.

Voglio ringraziare in particolare la mia famiglia per il loro amore e il loro sostegno e per quello che hanno dovuto passare; il mio piccolo team di consiglieri; coloro che hanno parlato per me e che hanno sofferto il risultato; e tutti i miei amici e sostenitori qui e oltreoceano.

Anche i miei più profondi ringraziamenti e la mia gratitudine a tutto il mio team legale per la loro ferma volontà di vedere la giustizia prevalere, di far luce sull’oscurità prodotta e di rivelare la verità.

Infine, sono consapevole dell’attuale crisi sanitaria.  Prego per tutte le persone colpite e per il nostro personale medico di prima linea.

 

Il cardinale George Pell

 

Ebbene sì, alla fine è stata fatta giustizia. Abbiamo sempre creduto alla innocenza dell’alto prelato australiano poiché non apparivano assolutamente credibili le accuse fatte da una sola persona, per fatti accaduti più di 25 anni fa, in circostanze che dire impossibili è dire poco. A sostegno della innocenza del cardinale abbiamo pubblicato vari articoli nei mesi scorsi. 

Data l’estrema fragilità delle accuse, a molti è sembrato che il Card. Pell fosse il capro espiatorio da immolare sull’altare di una facile giustizia richiesta da un’opinione pubblica aizzata da una politica che vuole colpire la Chiesa a partire da una piaga, quella degli abusi sessuali, che pure è reale. Indubbiamente si è voluto colpire in alto, Pell era infatti  Prefetto per l’economia (il “ministro delle finanze”) del Vaticano.

Pell è stato condannato nel 2018 per cinque capi d’accusa per abusi sessuali su minori. Era stato accusato di aver abusato sessualmente di due ragazzi del coro mentre era arcivescovo di Melbourne nel 1996.

Il processo è iniziato nel 2013, quando la polizia di Victoria dette inizio all’Operazione Tethering, un’indagine a tempo indeterminato su possibili crimini commessi da Pell, nonostante non ci fossero accuse o denunce penali contro di lui in quel momento.

Durante le udienze preliminari al processo, molte delle accuse, relative al suo periodo di sacerdozio nella città di Ballarat, sono state ritirate dai pubblici ministeri per mancanza di prove.

Durante tutto il processo Pell ha ribadito la sua innocenza, dicendo agli amici che era impegnato a vivere il suo tempo in prigione – gran parte del quale trascorso in isolamento – come un ritiro monastico, supportato dalla fede.

Se da una parte il processo legale civile è finito, si deve ricordare che vi è un’altro in sospeso in Vaticano, che era iniziato proprio a causa di quello australiano. Un ulteriore processo non farebbe altro che aggiungere fiele alla coppa che è già abbondantemente piena. 

È probabile che il processo in Vaticano riprenda ma con una prospettiva di rapida soluzione visto il “torchio” che il card. Pell ha dovuto subire nel suo paese.

È probabile che il Papa affidi il processo alla Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), la quale raramente convoca un processo completo, a meno che non vi siano prove schiaccianti derivanti da un tribunale laico che, come visto, non è questo il caso, vista l’assoluzione proclamata da un’Alta Corte.

È probabile dunque che la CDF apra un procedimento preliminare che analizzi la documentazione già vagliata dalla Alta Corte australiana e arrivi rapidamente alla stessa conclusione dell’Alta Corte, archiviando il caso nella fase preprocessuale.

Il Vaticano, che da parte sua ha sempre ribadito di seguire il processo, che il Card. Pell aveva il diritto di difendersi, ha pubblicato oggi il seguente comunicato:

La Santa Sede, che ha sempre riposto fiducia nell’autorità giudiziaria australiana, accoglie con favore la sentenza unanime pronunciata dall’Alta Corte nei confronti del Cardinale George Pell, che lo proscioglie dalle accuse di abuso su minori, revocandone la condanna.

Il Cardinale Pell – nel rimettersi al giudizio della magistratura – ha sempre ribadito la propria innocenza, attendendo che la verità fosse accertata.

Con l’occasione la Santa Sede riafferma il proprio impegno a prevenire e perseguire ogni abuso nei confronti dei minori.

 

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