di Silvio Sposito
Premetto a queste considerazioni di natura vagamente esoterica che non ho mai creduto al cosiddetto oroscopo né a teorie similari di remota origine mesopotamica caldeo-babilonese. Gli antichi babilonesi erano straordinari osservatori della volta celeste e certamente tra i primi astronomi, ma anche astrologi, ovvero ideatori di una teoria intorno all’influenza degli astri sulle cose terrene, e umane in particolare, quindi l’astrologia e la divinazione in grado di predire il futuro di interi popoli o singoli individui. Disciplina intrinsecamente affascinante e con durevoli influenze in occidente dal tempo degli Etruschi al giorno d’oggi. Accade però che la posizione in cielo, così come osservabile dalla Terra, delle Costellazioni descritte dagli antichi sia notevolmente mutata da 2500 anni a questa parte, rendendo così l’interpretazione astrologica alquanto opinabile (o ancora più opinabile).
Ma perché questa premessa, sulla quale gli attuali cultori della disciplina avranno senz’altro da obiettare? Perché, fin dagli ultimi decenni del secolo scorso, torna ricorrentemente in auge la teoria del passaggio dall’era dei Pesci a quella dell’Acquario, passaggio avvolto in un’aura quasi mistica ed escatologica. Parliamo naturalmente di Ere Astrologiche, non geologiche o di altra natura; accade che per il fenomeno astronomico della precessione degli equinozi l’asse terrestre vada incontro a una periodica modifica della sua direzione spaziale in modo analogo al moto di una trottola; si sposta analogamente il punto Gamma, o punto equinoziale di primavera, in cui l’equatore celeste incrocia l’eclittica (ovvero il cammino apparente del Sole nella volta celeste); il punto Gamma cadrà così, in successione, su varie Costellazioni, con una successione inversa rispetto allo Zodiaco (ai Pesci succede l’Aquario – senza c come nel latino – invece del contrario). Gli astronomi si sono divertiti a calcolare la durata effettiva di ciascuna era che risulta così molto diversa per ciascun passaggio, mentre gli astrologi considerano una media di 2155 anni con un periodo di transizione di poche centinaia d’anni prima che il passaggio da un’era all’altra sia compiuto. Ecco che, allora, in astrologia il passaggio all’era dell’Acquario (Aquario, ovvero il portatore d’acqua) sia variamente interpretato, iniziando per alcuni con gli anni ‘60/‘70 del secolo scorso e l’avvento dei movimenti New Age, per altri l’11 novembre 2011, oppure il 21 dicembre 2020 (con la congiunzione astrale di Giove con Saturno), o ancora nel prossimo 2025, mentre in termini astronomici il vero inizio sarebbe intorno al 2350. Per molti cultori dell’astrologia il cambiamento inizia a farsi sentire già nel periodo di transizione, detto “mutazione”, nel quale appunto ci troveremmo ora.
Fatte queste premesse – e mi scuso in anticipo per le possibili imprecisioni in una materia così complessa – ci interessa andare a vedere quali sono le caratteristiche generali di questa nuova Era, e qui le cose iniziano a farsi davvero interessanti. Staremmo entrando in un periodo della storia umana caratterizzato da un ritorno alla solidarietà e maggior comprensione tra i popoli, sviluppo della democrazia, rispetto e considerazione per l’ambiente e tutte le forme di vita, riconsiderazione dei valori propriamente umani, tolleranza verso tutte le idee, comprese quelle religiose e scientifiche anche innovative e alternative, ma anche grande progresso tecnologico, rispettoso però della più intima essenza umana e della sua spiritualità, anzi dovremmo entrare in una vera e propria Età dello Spirito. Ma quale Spirito?
A questo punto occorre fare un passo indietro e risalire a una più antica visione escatologica in ambito cristiano. Gioacchino da Fiore elaborò una particolare filosofia della Storia secondo la quale la primeva Era del Padre corrispondeva all’Antico Testamento, in particolare quando Mosè riceve le Tavole della Legge e distrugge il Vitello d’Oro, simboleggiando il passaggio dall’Era del Toro a quella dell’Ariete. Farà poi seguito l’Era del Figlio o del Nuovo Testamento, quando Gesù Cristo stabilisce un’alleanza nuova tra Dio e gli uomini, simboleggiata dal passaggio all’Era dei Pesci; a quest’ultima avrebbe infine fatto seguito l’Era dello Spirito, simboleggiata dal passaggio dai Pesci all’Aquario. Per Gioacchino, dunque, lo Spirito è lo Spirito Santo, la Terza Persona del Dio Uno e Trino.
Lo Spirito Santo, come si ricorda nei riti pentecostali, darà agli apostoli frastornati e incerti la forza di affrontare il mondo e diffondere tra i gentili il Verbo di Cristo. Per analogia possiamo pensare – anche al di là di un’interpretazione puramente cristiana -ad un forte impulso, da parte di uomini retti e puri, verso il recupero di valori spirituali anche negletti, dimenticati o persino derisi e offesi; e poi un’aspirazione a un profondo rinnovamento interiore e una tendenza irresistibile verso la riconciliazione del lato materiale della natura umana con quello etico e spirituale.
Se passiamo ora a osservare il nostro mondo contemporaneo, così come davvero è, non possiamo non notare la profonda discrepanza con quanto sopra descritto: la visione materialista, meccanicista, riduzionista e nichilista del mondo, della vita e dell’uomo domina incontrastata (o quasi) il panorama ideale e culturale odierno; visione del mondo portata avanti con grande dispiego di mezzi comunicativi e finanziari da potenti forze economiche, sociali, politiche. Il mondo sembrerebbe avviato verso tutt’altre mete, forse più disumane che transumane, e verso una definitiva e totale desacralizzazione, in cui un’umanità sempre più priva di riferimenti ideali cerca disperatamente di raggiungere una sorta di spuria e illusoria “vita eterna” qui e ora, proclamando la morte di Dio e pretendendo di farsi Dio, il colmo della hybris e della superbia umane.
Eppure, anche solo rileggendo “I Promessi Sposi” del nostro grande Alessandro Manzoni, vediamo come, proprio nei momenti più bui e disperati, la Provvidenza è capace di trovare le vie più misteriose, ma efficaci, per contrastare il Male e ricondurre l’essere umano sulla via della Salvezza; e lo fa anche ricorrendo ai mezzi più imprevedibili e improbabili o agli uomini che meno sembrerebbero indicati al grande scopo.
E in effetti – a ben vedere – qua e là nel mondo è possibile cogliere precisi segnali di risveglio, contrasto e vera e propria ribellione alle narrazioni dominanti e ai potenti interessi ad esse retrostanti; minoranze – è vero – ma sono spesso le minoranze, ove profondamente motivate e determinate a non arrendersi, a fare la storia. Piccoli e deboli fiorellini che spuntano qua e là nel deserto, ma dai quali può svilupparsi un ricco prato verde e forse – infine – una rigogliosa foresta.
L’umanità di oggi è di fronte a un bivio di enorme significato per il suo futuro: se proseguire lungo un percorso di disumanizzazione e degrado etico, distruttivo e autodistruttivo, o invertire del tutto la rotta verso un vero progresso, non solo tecnocratico e materiale, ma anche e soprattutto spirituale. Se davvero siamo all’inizio di un’Era dello Spirito – come nella visione di Gioacchino da Fiore – più che di un semplice portatore d’acqua, allora possiamo ancora sperare in un futuro migliore per tutti noi.
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