Mascolinità plurali AGESCI

 

 

di Lucia Comelli

 

Che l’Associazione Guide e Scout Cattolici si fosse presa ‘una sbandata’ per l’ideologia gender è parso evidente a tutti nel dicembre del 2022[1], quando – sulla modulistica presente sul sito dell’Agesci – era comparsa la dicitura “genitore 1 e genitore 2”, al posto dei classici “padre e madre”. A giugno, il Consiglio generale dell’organizzazione aveva infatti approvato una mozione sull’Identità di genere e orientamento sessuale, in base alla quale – con una e-mail del successivo 10 marzo – un’omonima Commissione esortava Capi, assistenti ecclesiastici e associati […] a lavorare sull’identità di genere[2]:

Caro capo – recitava la comunicazione – la mozione n.55 approvata lo scorso Consiglio generale ha chiesto all’Associazione di avviare un percorso di riflessioni e testimonianze di esperienze di capi ed ex capi che abbiano voglia di raccontare o raccontarsi rispetto all’identità di genere e all’orientamento sessuale […]. È un percorso importante per la nostra associazione.

Ora il sito ufficiale dell’Agesci pubblica l’opuscolo: Mascolinità plurali. Dagli stereotipi alla libertà d’essere a cura del Cesvi[3], come uno strumento di approfondimento a disposizione dei capi scout in vista del raduno (Route nazionale) dei responsabili che si svolgerà nella prossima estate.

Leggendo il testo, facilmente reperibile online, già dalla copertina ci si rende conto del tentativo di introdurre il gender in casa cattolica: un uomo in cravatta – immagine del maschio tradizionale – punta minacciosamente l’indice contro un secondo che – indossando un collare di pizzo al collo – si libra con leggerezza verso il cielo, reggendo con le mani due bilance in equilibrio tra loro (la ritrovata armonia tra maschi e femmine di cui parla il testo?). All’interno, si ritrova tutto l’armamentario tipico dell’ideologia gender da cui la Chiesa – Papa Francesco compreso – mette in guardia[4]. Il progetto, infatti, si concentra sui ragazzi, che crescono:

dovendosi confrontare con modelli di maschilità spesso univoci, normativi ma anacronistici, e si è così pensato alla possibilità di un accompagnamento pedagogico […] che noi adulti possiamo fornire per facilitare (o quanto meno non ostacolare) la costruzione di sé degli adolescenti maschi[5].

Poco più avanti il fascicolo abbraccia acriticamente la tesi – alquanto controversa – del genere come espressione meramente culturale, sganciata dal sesso di appartenenza, e non come dato biologico:

Genere è il termine che usiamo per riferirci a questa differenziazione socioculturale che riguarda il modo in cui noi umani ci vestiamo, i giocattoli che usiamo da bambini, il modo in cui camminiamo, accavalliamo le gambe, gesticoliamo, i lavori che facciamo, le regole di cortesia che adottiamo, le norme di corteggiamento (e riguardo l’iniziativa sessuale), l’uso di cosmetici e gioielli, gli sport in cui ci impegniamo, etc… La differenziazione di genere comporta anche disuguaglianze: in termini di carriera lavorativa, di stipendio, di libertà, di educazione, di rischio di diventare vittima di violenze, di carico rispetto ai lavori domestici e di cura[6].

Eppure, la convinzione che il genere sia un costrutto sociale è palesemente falsa: la totalità del nostro corpo – a partire da ogni singola cellula – rimanda alla differenza di genere e, del resto, il dismorfismo sessuale e la diversificazione dei compiti ( allattamento equivale ad accudimento dei cuccioli) caratterizza tutti i mammiferi (classe a cui, dal punto di vista biologico, la nostra specie appartiene). Dal punto di vista culturale, poi, il fatto stesso che il binomio maschile/femminile si ritrovi in tutte le società umane, in ogni epoca e ad ogni latitudine, mostra che tale distinzione è essenziale, perché rispecchia la realtà delle cose, ed è invece la nozione di identità di genere ad essere un mero costrutto ideologico. Impostosi in Occidente per volontà delle élites dominanti, come ultima frontiera della rivoluzione sessuale, l’ideologia gender pretende di colonizzare in tal senso il resto del mondo, oltre che indottrinare, come sta facendo ampiamente, i nostri giovani. 

Tornando alla pubblicazione sponsorizzata dall’Agesci, essa propone un’antropologia incompatibile con la visione giudaico – cristiana dell’uomo (Dio creò l’uomo a sua immagine […] maschio e femmina li creò – Gen. 1,27), oltre a sdoganare l’omosessualità come variante assolutamente naturale dell’uomo[7] e un’immagine caricaturale e avvilente della mascolinità:

Parlando di uomini, il pensiero corre infatti immediatamente ai femminicidi, agli stupri, alla violenza domestica, alla pornografia e alla fruizione della prostituzione, nonché al divario di potere (e, quindi, di libertà e di diritti) rispetto alle donne nella società. (Introduzione, p.5)

Non mancano le accuse alle famiglie e alla scuola come luoghi in cui si trasmettono questi pericolosi stereotipi ‘patriarcali’: le prime, infatti, impongono ai bambini regole e comportamenti “da donna” e “da uomo” e la scuola stessa fa implicitamente e quotidianamente educazione di genere[8]. L’obiettivo culturale del testo è scardinare il modello patriarcale – che produce violenza di genere e femminicidi e costringe tutti i ragazzi dentro una gabbia di genere:

Siamo/diventiamo uomini attraverso il rifiuto sdegnato di tutto ciò che è associato all’essere donna (e ciò produce misoginia), ma anche attraverso il disprezzo dell’amore omosessuale (che si traduce in omofobia), delle forme altre, “razzializzate” [?] di maschilità (che si esprime attraverso la xenofobia).

e così via. È questo il prezzo implicito e inconsapevole da pagare per entrare a far parte del club degli uomini e per goderne i privilegi (p.19).

A tal fine l’opuscolo promuove una nuova pedagogia: modelli alternativi che complessifichino [?] i riferimenti che destiniamo a ragazzi e ragazze – e un linguaggio inclusivo. Nella seconda parte è presente un Toolkit educativo con numerose attività per esercitare i ragazzi a modificare tutto l’armamentario dei pregiudizi, riflettere sul concetto di orientamento sessuale e costruire un vocabolario comune.

Il documento sta suscitando perplessità e polemiche. Alle prime richieste di spiegazione, qualche responsabile ha minimizzato definendo il fascicolo come un semplice strumento a disposizione dei capi, che non è stato adottato dall’Agesci, qualcun altro, invece, ha scritto che pur restando la posizione dell’Associazione: saldamente ancorata alla dottrina della Chiesa […] si tratta di un documento molto serio da prendere in considerazione anche alla luce degli inviti all’inclusione di Papa Francesco[9]

Insomma, un film che stiamo vedendo ormai molto spesso: la dottrina non cambia, ma la pastorale è un’altra cosa. In questo modo la deriva antropologica rappresentata dal gender, con l’avallo di istituzioni universitarie, entra anche dentro uno dei punti di riferimento dell’associazionismo cattolico[10].

La cosa non è piaciuta ad alcuni sacerdoti, che hanno chiesto spiegazioni ai propri referenti regionali (alcuni parroci minacciano anche di togliere all’associazione l’uso dei locali) e a diversi aderenti. 

Come ha scritto, infatti, due giorni fa su facebook Costanza Miriano, il timore degli scout rimasti cattolici e quindi fedeli alle verità di fede, è che il prossimo agosto all’incontro della comunità dei capi: possa venire stilato un nuovo patto associativo fondato su questi documenti che hanno fatta propria la deriva gender, e nella sua versione più estrema.

Un’ultima osservazione: tra le sigle che hanno collaborato alla realizzazione del libretto ho notato con sorpresa e tristezza il logo della Fondazione onlus Giovanni Paolo II. Com’è noto, nei primi cinque anni del suo pontificato, san Giovanni Paolo II ha svolto un ampio ciclo di Catechesi sull’amore umano (egli stesso le chiamò teologia del corpo) in cui espose – novità assoluta nel magistero ecclesiale – un’ampia disamina del valore antropologicamente originario della differenza sessuale, che lega l’essere umano, Imago Dei, alla stessa realtà trinitaria. Lezioni pubblicate nel 1985 con il titolo emblematico: Uomo e donna lo creò[11].

Mi associo, quindi, al duplice auspicio con cui la Miriano conclude il suo ‘post’: se l’Agesci vuol propagandare l’ideologia gender, smetta di presentarsi come un’associazione cattolica e la suddetta fondazione Giovanni Paolo II (magari – aggiungo io – dopo aver letto qualcuna delle catechesi di cui sopra) tolga – per rispetto al grande Papa – il suo logo dall’opuscolo!

 

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Note:

[1] Cfr. G. Guzzo, Anche la “cattolica” Agesci promuove Genitore1 e Genitore2, www. provitaefamiglia.it, 20.12. 2022.

[2] Cfr. Guzzo, La clamorosa apertura dell’Agesci all’identità di genere, ivi, 15.03.2023, ripreso due giorni dopo dal Giornale: L’Agesci abbraccia l’ideologia gender, www.ilgiornale.it

[3] Organizzazione umanitaria internazionale che si occupa di fame nel mondo e protezione dell’infanzia nei conflitti. Autore del testo Giuseppe Burgio, docente di pedagogia all’Università Kore di Enna, con la supervisione del prof. Silvio Premoli, dell’Università Cattolica di Milano.

[4] Cfr. Andrea Zambrano, Come ti indottrino gli Scout, l’Agesci inciampa sul gender, www. lanuovabq.it, 28.02.2024. L’articolo rappresenta il punto di partenza di gran parte delle mie successive riflessioni.

[5] Cfr. Burgio, Mascolinità plurali. Dagli stereotipi alla libertà d’essere, Cesvi, p.6. 

[6] Ivi, pp. 8-9.

[7] Il cedimento dell’Agesci al omosessualismo dilagante era apparso evidente già qualche anno fa, quando a Staranzano (Gorizia) il capo scout si era clamorosamente ‘unito’ con il consigliere comunale, alla presenza del cappellano dell’Agesci a reggere gli anelli. Il parroco che si era opposto: Un educatore cristiano deve tener conto della missione della Chiesa… Deve capire che non può più stare in quel ruolo – non avendo ricevuto il sostegno del vescovo – aveva rassegnato le dimissioni. Cfr. Zambrano, Il parroco si oppone all’omoeresia in salsa scout, www. lanuovabq.it, 07.06.2017.

[8] “Attraverso i contenuti disciplinari, che consistono in una Storia raccontata come azione di guerrieri che si scambiano tra di loro delle donne per creare alleanze dinastiche, in un canone letterario che comprende solo uomini (almeno fino alla contemporaneità), in un manuale di Scienze dove l’unica donna presente vi viene citata col cognome del marito”. Ivi, p.17.

[9] Zambrano, Come ti indottrino …

[10] Ivi.

[11] Giovanni Paolo II, Uomo e donna lo creò. Catechesi sull’amore umano, Città Nuova 1985.

 

 


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