Abbazia di Casanova
Abbazia di Casanova

 

 

di Brunella Rosano

 

A volte si percorrono chilometri e chilometri per vedere dei “ruderi” (chiedo scusa per il termine poco riguardoso!) legati al nostro passato più o meno remoto: l’Italia è piena di resti storici!

Domenica 1 ottobre (lo so, è passato un po’ di tempo, ma non ho l’indole della “cronista”, come si sarà capito!) ci è capitato di visitare un’abbazia fondata nel lontano 1137, ancora in ottime condizioni e funzionante come parrocchia, a pochi chilometri da casa. Non solo abbiamo potuto visitarla, ma abbiamo assistito altresì all’evento organizzato dall’”Associazione Amici dell’Abbazia di Casanova” organizzato per racimolare un po’ di euro per ristrutturare la cripta dell’abbazia.

Casanova è una frazione di Carmagnola, importante comune in provincia di Torino, noto per la produzione di peperoni. Fino ad alcuni anni orsono, non conoscevamo nemmeno l’esistenza di un centro chiamato Casanova. E’ stata una “Dio-incidenza” a farci conoscere Paola e Pierangelo il 20 gennaio 2017, alla recita del Rosario per i cristiani perseguitati. Quello fu l’inizio del nostro legame con il comitato Nazarat di Rimini che è all’origine del Rosario mensile per i cristiani perseguitati. Quel 20 gennaio, essendo il nostro esordio,  iniziammo con un testimone illustre: il giornalista Rodolfo Casadei, conosciuto durante il pellegrinaggio “Sulle tracce di Cristo” organizzato dai nostri amici di “Istoria viaggi” a settembre 2016. Paola e Pierangelo avevano letto la notizia sul giornale diocesano ed erano venuti sia per il Rosario, sia per la conferenza-testimonianza che Rodolfo Casadei avrebbe tenuto dopocena.

(Avete notato come sono stata brava? Nel giro di un paragrafo ho fatto pubblicità: 1, a Carmagnola e alla sua particolare produzione di peperoni; 2, al comitato Nazarat, all’origine del Rosario mensile per i cristiani perseguitati; 3, all’agenzia “Istoria Viaggi”; 4, al giornalista Rodolfo Casadei! Un genio del marketing! Ma resto umile! Come si suol dire!)

E’ iniziata da allora, e continua tuttora, l’abitudine di ritrovarci a casa nostra dopo il Rosario e cenare insieme: ognuno porta qualcosa. Quel lontano 20 gennaio Paola e Pierangelo non sapevano dove e come aspettare la conferenza e così li abbiamo invitati a venire da noi.

E’ nata così l’amicizia che ci ha fatto scoprire prima il rifornimento di peperoni ed ora il gioiello dell’Abbazia!

“L’Abbazia dei monaci benedettini cistercensi di Santa Maria di Casanova venne fondata secondo la tradizione prevalente nell’anno 1137 dai fratelli Ugone e Manfredo I di Saluzzo, figli di Bonifacio Marchese del Vasto e consacrata nel 1160 da San Pietro Antistite, Vescovo di Tarantasia”. Inizia così il libretto sulla storia dell’Abbazia scritto da Gerardo Gatto, che può essere richiesto all’”Associazione Amici dell’Abbazia”, nata una trentina di anni fa e tuttora attiva nel mantenere e far conoscere l’Abbazia.

“Alla sua costante espansione territoriale, favorita ed incentivata da grosse donazioni, lasciti, eredità e concessioni dei grandi Signori feudali (i Saluzzo ed i Savoia) o dalle ricche famiglie cittadine dei dintorni ( i Romagnano, i Signori di Borgo, i Carmagnola, i Brajda, ecc,), ma anche da modesti donativi dei piccoli privati (contadini, liberti, artigiani) fece riscontro il naturale miglioramento della situazione dei territori acquisiti; innanzitutto il dissodamento delle terre incolte e la loro sistematica conversione a prati e campi, i lavori di prosciugamento e di drenaggio di terreni paludosi, le grandi opere di canalizzazione, le grange (fattorie organizzate razionalmente sotto la guida di un monaco), l’utilizzo progressivo di tutte le innovazioni tecnologiche (quali l’aratro pesante, la rotazione nelle colture, la ferratura del cavallo, le nuove bardature degli animali), lo sfruttamento specifico dei mulini e infine, gli allevamenti (in particolare quello degli ovini). La situazione di continuo miglioramento economico era dovuta alla gestione imprenditoriale centralizzata dell’Abbazia ed al lavoro diretto degli stessi monaci che, secondo la regola di San Benedetto, provvedevano di persona al lavoro dei campi e alla manutenzione degli edifici abbaziali o con l’aiuto dei conversi (fratelli laici) e di contadini liberi o affrancati”: (op, cit, pag 10, 11)

E non dimentichiamo l’opera dei monaci amanuensi, grazie ai quali sono state tramandate importanti opere letterarie, e la funzione sociale/religiosa svolta dai monaci.

Nel nostro territorio, e precisamente a Staffarda di Revello, provincia di Cuneo, c’ è un’altra abbazia di monaci cistercensi, molto più conosciuta e un tempo frequentata. Attualmente la Chiesa non è più destinata per le funzioni religiose.

Mentre l’abbazia di Staffarda ha conservato la purezza lineare dell’origine, l’abbazia di Casanova è stata “ornata” con stucchi che hanno in parte cambiato l’aspetto interno della chiesa.

La guida domenica 1 ottobre ci ha raccontato che l’Abbazia di Casanova è sempre stata considerata la “sorella minore” nei confronti di Staffarda, che ha sempre goduto di più fama e lustro. Sembra che ciò fosse in parte voluto per poter utilizzare i locali adiacenti la Chiesa sia per scopi politici (incontri con personalità politiche meno pubblicizzate), sia per incontri galanti! (La “bela Rusin, amante del re d’Italia vittorio Emanuele II di Savoia, abitava a Racconigi, non lontano da Carmagnola).

Le notizie relative alla storia dell’abbazia e della “bela Rusin” si possono trovare facilmente in internet: il signor Google è, come sempre, molto disponibile!

Il racconto del ritrovamento si trova nel libro “La cripta ritrovata”, Scolastica Editrice 1998, a cura della “Soprintendenza per i beni artistici e storici del Piemonte centro studi carmagnolesi”.

“Della sua esistenza poteva essere lecito presumere, non fosse che per analogia con altre abbazie, dove risultano luoghi interni destinati ad ospitare le sepolture di monaci e abati, ma non esistevano prove al riguardo”.(op. cit. pag 13) Questo un primo elemento che portava a supporre l’esistenza di una cripta: l’analogia con altre abbazie.

Un secondo elemento furono le misure: la lunghezza interna dell’abbazia e il “profilo” esterno. Qualcosa non quadrava.

Un terzo elemento: nell’archivio capitolare della Cattedrale di Asti era stato rinvenuto un documento risalente agli anni 1695-96 relativo alle spese sostenute dall’abate Innocenzo Migliavacca a Casanova tra il 1674 e il 1693 nel quale si legge: “Per il novo sterno del choro, sotto del quale si è fatto un novo cementerio per li monaci, con escavatione e trasporto di tutta la terra, con spesa straordinaria fatta la volta del medesimo tutto stabilito e dipinto, postavi una lapide sepolcrale in mezzo al Choro….”. Tale documento era stato trovato dallo studioso astigiano Diego Mondo assieme ad un altro documento ancor più circostanziato, di medesima provenienza, sul quale compare anche il nome del pittore Domenico Guidobono, cui in data 30 giugno i688 era stata corrisposta la somma di 12 lire “per saldo della Pittura fatta al Cementerio”.

E dato che tre indizi fanno una prova, la cripta c’era! Bastava trovarla! Ed è stata trovata!

Ora si tratta di effettuare quelle opere di restauro e conservazione degne di un’opera storica così importante! L’Associazione Amici dell’Abbazia di Casanova (ha la pagina face book che potete visionare) ha chiesto finanziamenti alle fondazioni del territorio e partecipato a “bandi”. E il 1 di ottobre, con la collaborazione della Fondazione Carmagnola (che ha messo a disposizione le sue competenze ed ha di fatto organizzato l’evento), è stato possibile assistere al momento di festa creato per sensibilizzare la popolazione e per raccogliere fondi.

Trattandosi di un evento da svolgersi in un sito così vetusto (quasi mille anni), mi aspettavo un coro gregoriano, un “assolo” di qualche soprano famosa…… Invece……. Sorpresa!  Si sono esibiti la Società Filarmonica di Carmagnola, il coro del Progetto Normalmente, il coro delle Voci Bianche di Carmagnola e il corpo di ballo Essenza Danza. Sono state giustamente valorizzate le risorse locali. Come locali sono state le aziende che hanno fornito i beni per il ricco buffet che ha seguito lo spettacolo!

Durante il buffet gentilmente offertoci da Paola e Pierangelo abbiamo parlato della realtà locale, delle storie che si raccontano…. Casanova è una delle tre frazioni sorte vicino a Carmagnola. Le altre sono Tuninetti e Tetti Grandi. Naturalmente tra le tre frazioni, come si usa da buoni italiani, c’è una rivalità feroce, soprattutto riguardo alle donne! Pierangelo ci ha detto che solo in questi ultimi anni ci sono stati matrimoni “misti”! la cosa mi ha fatto proprio ridere: manco si trattasse di culture, etnie diverse!

Se qualcuno volesse dare una mano all’Associazione per questo nobile intento (visto che il Vaticano preferisce investire all’estero, magari a Londra ….) può fare una donazione tramite bonifico, oppure destinare il 5×1000, oppure diventare socio dell’Associazione per la modica spesa di 10 euro l’anno.

Lo so che i tempi sono duri per tutti, ma proporre un’opera buona non fa male! A nessuno!

 

P.S. per saperne di più sui progetti dell’Associazione e sulle forme di aiuto (euro) visitate il sito www.amicidellabbaziadicasanova.it. Sono punti Paradiso assicurati!

 


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