Dal Catechismo all’esperienza cristiana

Questa rubrica è il proseguimento di quella dedicata all’esposizione del Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica.

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Dal Catechismo all’esperienza cristiana, Amazon 2022. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaA

 

La Vocazione di san Matteo, Caravaggio, chiesa di San Luigi dei Francesi, Roma
La Vocazione di san Matteo, Caravaggio, chiesa di San Luigi dei Francesi, Roma

 

Puntata n. 33 – La vocazione (III)

  1. c) Terzo significato: la vocazione come rapporto con Dio “nel presente”

Il terzo significato con cui impieghiamo il termine “vocazione”, sta ad indicare: il mio compito nel “momento presente”, in questo preciso istante. La vocazione a seguire Cristo non si esaurisce nel momento del primo incontro: non basta un’“opzione fondamentale” all’inizio, ma occorre seguire quella vocazione con continuità ogni giorno, anzi in ogni istante della vita. I vuoti, le discontinuità rendono l’istante privo di significato sperimentabile, fruibile. Il principio da seguire qui è quello del “vivere il presente”, senza rifugiarsi nel passato o fuggire in avanti nel futuro. La parola “vocazione”, in questo senso, identifica la risposta alle domande:

  1. i) che cosa mi chiede Dio in questo momento della mia vita, in queste giornate, in questo istante?

E di conseguenza, in risposta libera alla vocazione in questo momento:

  1. ii) quali sono le scelte concrete da fare? Qual è il passo che il Signore mi sollecita a compiere oggi per la verità della mia vita?

Se io mi trovo in un posto di lavoro che non mi piace, o sto facendo qualcosa di transitorio che domani non farò più, fosse anche una lunga fila ad uno sportello d’ufficio, che cosa faccio? Evado dal presente nell’attesa che quel periodo transitorio, o quel tempo più o meno breve sia passato?

Sarebbe come accettare che ci sia un periodo nella mia vita che non ha significato, che va perduto e deve essere eliminato al più presto, saltato, in attesa di un tempo futuro importante.

Oppure mi trovo in una situazione dolorosa che sembra non avere uno sbocco, perché ho perduto qualcosa, o qualcuno che mi è caro: allora che cosa faccio, mi metto a rimpiangere il passato e mi rifugio nei ricordi, sfuggendo il presente?

Ma se Cristo è tutto, se veramente è il significato di tutto, anche il presente va vissuto, mi è dato per un bene: e allora come va vissuto? Qual è la vocazione in questo momento presente?

È bene sottolineare che si può evadere dal presente anche quando, al contrario, si sta troppo bene nel posto di lavoro, o nella situazione in cui ci si trova, quando si sta in quella situazione come se Cristo non fosse indispensabile per viverla. Io sto già bene per conto mio, poi per mia gentile concessione penso anche a Cristo, ma per stare nella situazione io basto a me stesso; Lui in fondo non c’entra. Ma questa è un’evasione dal presente, un essere così superficiali da chiudere gli occhi di fronte a me stesso, agli altri, alla realtà: è una forma nascosta di pelagianesimo, perché è un vivere come se il peccato non ci fosse, o non avesse peso nella vita di ogni giorno.

Ascesi per imparare a vivere il presente come vocazione

Non si improvvisa la risposta a queste domande sulla vocazione nel momento presente. Occorre un’“ascesi”, un lavoro per imparare a vivere il presente senza fuggire nel passato o nel futuro, senza censurare l’oggi, ma crescendo in un’esperienza che libera; si tratta di acquisire un habitus, di partire dal giudizio di fede in base al quale il presente è segnato dal peccato e il peccato è già redento in Cristo. Ecco alcune indicazioni concrete per essere aiutati a seguire la vocazione presente. Ma tutto questo si può impararlo vedendo come si muove qualcuno che lo vive già e non da soli. Indichiamo alcuni aiuti concreti:

  1. i) La “domanda personale” di aiuto al Signore, cioè la “preghiera” e la “fedeltà a una regola” di vita personale.
  2. ii) L’aiuto di una “guida autorevole” per la mia vita (direttore spirituale, amico significativo nella mia storia presente, ecc.).

La guida non deve decidere al mio posto, ma aiutare a chiarire i “criteri” in base ai quali io posso prendere liberamente le “decisioni”, secondo un’ottica di fede; di fronte ad una certa situazione gli si domanda: tu come faresti ad affrontarla?

iii) L’attenzione alle “circostanze” nelle quali oggi io mi vengo a trovare: ci sono fatti e persone, rapporti, incontri, situazioni nel presente, ed è attraverso queste che il Signore comunica i suoi messaggi. Se per noi uomini sono le parole lo strumento di comunicazione, per il Signore sono tutte le circostanze della vita, le cose.

  1. iv) Una “vigilanza sul tempo” che consenta decisioni non affrettate, né dilazionate oltre la misura necessaria; se c’è un’urgenza oggi, non si può rinviare irresponsabilmente la decisione a domani.
  2. v) L’“eliminazione” di ciò che è “inutile e nocivo” alla crescita della fede, come il perdere il tempo in chiacchiere futili e pettegole, in divagazioni, in tutto ciò che non riporta alla verità della vita. L’ingenuità di ritenere queste cose innocenti è fatale, perché offre al nemico la porta aperta per entrare di nascosto;
  3. vi) la “comunità”, la compagnia di coloro che già vivono questo cammino nel presente.

Le “riunioni formative” e i “gesti” vissuti insieme, in una comunità ben guidata, sono un momento paradigmatico, quindi educativo, ma non l’unico momento di esperienza cristiana: esse sono una scuola per imparare a vivere nella fede ogni istante della vita, come esperienza cristiana, anche quando poi si sarà da soli.

La maturità incomincia ad esserci quando non si cade nei due estremi opposti, che sono da un lato il vivere “in apnea” tra una riunione e l’altra saltando tutto ciò che accade in mezzo come fosse privo di senso; dall’altro lato il sottovalutare i gesti della vita della comunità nella presunzione di sapere già fare tutto da soli.

  1. d) Quarto significato: la vocazione come “stato di vita”

Vi è poi il significato più specifico della parola “vocazione”, che identifica il mio compito per la vita intera e di conseguenza lo “stato di vita” al quale il Signore mi chiama per realizzare questo compito.

Questo significato risponde alla domanda: Che cosa il Signore vuole che io faccia per Lui, come scopo della mia intera esistenza?

È una domanda che è strettamente legata, anzitutto, al problema dello “stato di vita” che sono chiamato ad abbracciare per obbedire alla volontà del Signore, il che equivale a realizzare veramente me stesso, perché solo l’attuazione della sua volontà può darmi la pace. La quiete viene raggiunta solo dove il moto ha trovato il suo termine; e questa legge vale anche per il cuore e la mente dell’uomo, per la sua vita intera.

Anche per l’identificazione della propria vocazione in senso specifico vale la legge dell’“obbedienza alle circostanze”, con l’aiuto di una guida autorevole, della preghiera e della vigilanza, della verifica per un tempo congruo.

In questo caso, però la vita deve essere guardata nella sua globalità: per identificare il fine, il destino della mia vita, devo guardare non solo all’insieme delle circostanze odierne, ma all’intero complesso delle circostanze passate e presenti, e cioè alla mia storia. La legge dell’“obbedienza alle circostanze” qui diviene la legge dell’“obbedienza alla propria storia”.

In questo caso la comunità, l’autorità, la preghiera come domanda e la regola personale, la vigilanza, già citate nel punto precedente, hanno il compito di aiutarmi a leggere non solo il presente, ma la direzione di orientamento dell’intera mia vita. La storia contiene i segni attraverso i quali identificare la volontà del Signore.

La comunità e l’autorità non hanno mai il diritto di manipolare, o di impossessarsi della vita di una persona indirizzandola come vogliono e imponendole la vocazione che loro hanno deciso in base a scopi estranei al destino della persona, ma al contrario, hanno il compito rispettoso di aiutare ad evidenziare la vocazione preparata dal Signore, fosse anche diversa da quello che potrebbero aspettarsi.

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