Gesù Cristo

 

Domenica XV del Tempo Ordinario

(Anno B)

(Am 7,12-15; Sal 84; Ef 1,3-14; Mc 6,7-13)

 

 

di Alberto Strumia

 

Se nelle letture della scorsa domenica ci siamo trovati di fronte alla questione

– dell’“incredulità”,

= sia come “ottusità” di moltissima gente di fronte alla “realtà dei fatti”,

= sia come “accanimento ideologico” di chi vuole difendere il suo spazio di “potere”,

oggi la liturgia mette al suo centro

– il “compito”, la “missione” della Chiesa

– e la “Provvidenza” di Dio che la sostiene nell’attuarlo.

Il “compito”, o “missione” della Chiesa è quello di mettere gli uomini di fronte alla “realtà dei fatti”, così come Dio la “spiega” loro

= Inizialmente attraverso quella “rivelazione cosmica” che sono le cose create che parlano del Creatore, con le “leggi” che la governano;

= E soprattutto attraverso la “Rivelazione storica” che in Cristo ha il suo compimento e la sua pienezza.

1. Il “contenuto” di questa duplice rivelazione è sintetizzato in maniera straordinaria nel l’inno del primo capitolo della Lettera agli Efesini, che troviamo nella seconda lettura, che descrive la “centralità cosmica” di Cristo, “modello” della creazione e “riparatore” della “giustizia originale” spezzata dall’umanità (“peccato delle origini”, confermato da ogni “peccato attuale”).

La Chiesa e, in essa ogni ministro – e con lui ogni fedele e ogni comunità – che voglia essere coerente con il “compito”, con la “missione” che Cristo le ha assegnato, per la Salvezza di tutti gli uomini, non può rinunciare a dire quel “contenuto”, a dire le cose come stanno nella “realtà dei fatti”. Perché gli uomini hanno diritto di conoscere la Verità sulla loro “reale condizione”. La vita nel mondo è sempre meno vivibile senza Dio e senza Cristo, e ogni loro “contraffazione” (ideologica o falsamente religiosa) non fa che peggiorare la situazione. Non è forse questa “perdita di vivibilità” un segnale, e un richiamo al fatto che occorre riprendere in seria considerazione la concezione e la pratica cristiana che la Chiesa cattolica ha sempre annunciato, pena il tradimento del suo Signore?

2. Ad essa non si può e non si deve rinunciare, come non vi potè e non volle rinunciare il profeta Amos di cui ci parla la prima lettura: «Il Signore mi disse:Va’, profetizza al mio popolo Israele», neppure di fronte al potere religioso che invita al compromesso con il mondo. Lo abbiamo letto proprio nella prima lettura: «Amasia, [sacerdote di Betel,] disse ad Amos: «Vattene, veggente, ritirati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno». E oggi non di rado è proprio il potere religioso, quando viene gestito inettamente, ad imporre abusivamente la stessa cosa!

3. Il Vangelo, nelle parole di Gesù, al “compito”, alla “missione” («Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due) assicura l’azione della “Provvidenza” di Dio che accompagnerà quanti si fidano di Lui fino al punto di non rinunciare a quel “compito” che, da quel momento sarà lo scopo (“vocazione”) della loro vita. Questo è sintetizzato nelle parole che invitano a non prendere nulla con sé oltre il necessario: i calzari, cioè gli strumenti essenziali e il bastone, per difendersi dai pericoli.

E il Signore invita anche a non perdere tempo con chi non vuole sentirsi dire le “cose come stanno” («Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro»). Questo perché il potere di smuovere le intelligenze e i cuori non ce l’abbiamo noi, ma solo Lui e non possiamo arrogarcelo noi prendendo il Suo posto.

Sarebbe un’inutile presunzione (un rinnovato e occulto peccato originale) e comunque non funzionerebbe. La lotta è contro il demonio e i suoi adepti e il potere di vincerlo viene solo da Cristo e non dal nostro presumere e dal nostro attivismo. Per ricordarcelo il Vangelo di oggi dice che era Lui che «dava loro potere sugli spiriti impuri», un potere che non veniva da loro.

Non è trascurabile il fatto che l’esistenza e la presenza di questi spiriti impuri, come il primo e vero nemico della verità e del bene venga evidenziata da subito nella missione dei primi inviati dal Signore.

4. Il versetto dell’Alleluia riassume anche la nostra preghiera odierna al Signore: «Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo illumini gli occhi del nostro cuore per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati». Quella di ricevere sempre e continuamente la “grazia” di un’“intelligenza di fede” («illumini gli occhi») che guidi la nostra “affettività” («del nostro cuore») per “capire” come stanno veramente le cose che riguardano la condizione umana («per farci comprendere») e qual è la strada da percorrere investendo tutto di noi stessi («a quale speranza ci ha chiamati»).

Maria, la Madre del Signore, che per prima ha compreso e custodito il tesoro della Verità, Cristo suo Figlio, ci accompagni sempre sulla strada del pellegrinaggio che porta finalmente al santuario della Sua dimora eterna dove Lui stesso ha preparato un posto anche per noi: «Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io» (Gv 14,2-3).

 

Bologna, 11 luglio 2021

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. E’ direttore del sito albertostrumia.it

 

 

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