“Le risoluzioni del ‘Cammino sinodale'”, afferma il cardinale Gerhard Ludwig Müller in una dettagliata intervista, “privano i fedeli cattolici della ‘verità del Vangelo’ (Gal 2,5), per poi sostituirla con il pastone di lenticchie a buon mercato di un’ideologia fissata sul sesso… una sorta di materialismo nichilista che si fa beffe di Dio che ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza come maschio e femmina”.

Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’intervista di Lothar C. Rilinger al Card. Gerhard Ludwig Müller pubblicata su Kath.net e rilanciata da Catholic World Report, da cui la prendiamo. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’intervista nella mia traduzione. 

 

Card. Gerhard L. Muller
Card. Gerhard L. Muller

 

Vaticano (kath.net) Con l’ultima assemblea plenaria si sono conclusi i negoziati e le votazioni democratiche del cosiddetto “Cammino sinodale”. Le decisioni prese a maggioranza devono ora essere attuate. Tuttavia, le risoluzioni non incontrano l’approvazione unanime di Roma e del Papa, entrambi rappresentanti della Chiesa universale e quindi di 1,3 miliardi di cattolici romani, ed entrambi responsabili di garantire l’unità della Chiesa bimillenaria nella verità di Cristo.

Le risoluzioni sono state infatti criticate non solo dai cattolici tedeschi, ma anche a livello mondiale. Le decisioni di questo processo di riforma, che pretendono di avere validità giuridica, rischiano di allontanarsi dal principio di unità che ha garantito la continuità della Chiesa per duemila anni. L’abbandono del principio di unità ha conseguenze di vasta portata. Ne abbiamo parlato con il cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, dogmatico e storico del dogma.

Lothar C. Rilinger: Molti testi sono stati adottati qualche giorno fa al “Cammino sinodale” di Francoforte e possiamo soffermarci solo su alcuni di essi. Ma prima di tutto, in linea di principio: quanto dell’insegnamento tradizionale, ad esempio sul sacerdozio o sull’omosessualità, un cattolico può mettere in discussione prima di cessare di essere cattolico?

Cardinale Gerhard Ludwig Müller: Il sacramento dell’ordinazione, unico nella sua origine ed essenza, nei tre gradi di diacono, sacerdote e vescovo, ha il suo fondamento nella chiamata e nell’incarico degli apostoli da parte di Gesù Cristo, il Figlio di Dio stesso. Contro l’obiezione dei gruppi spiritualisti e, in ultima analisi, della Riforma protestante del XVI secolo, secondo cui il sacramento dell’Ordine non sarebbe parte della sostanza della Chiesa, il Magistero episcopale-papale (soprattutto nei Concili di Trento e del Vaticano II) ha elaborato l’origine cristologica e il luogo ecclesiologico di questo sacramento, nel quale si fonda anche la costituzione gerarchica, cioè sacramentale, della Chiesa (cfr. Vaticano II, Lumen gentium 18-29).

Pertanto, chi nega gli elementi essenziali di questa ordinazione, istituita nella Chiesa da Cristo, come ministero commissionato della Parola e del Sacramento, e chi non riconosce i vescovi e i sacerdoti come pastori nominati dallo Spirito Santo, non può più dirsi cattolico (cfr. Vaticano II, Lumen gentium 14). Ciò che è costitutivamente cattolico non è quindi determinato dall’anagrafe statale o dal Comitato centrale dei cattolici tedeschi o da qualsiasi altra organizzazione ecclesiastica di diritto puramente umano, ma in ultima istanza solo dall’insieme dei vescovi cattolici, con il Papa come principio perpetuo dell’unità della Chiesa, nella verità della rivelazione definitiva di Dio in Gesù Cristo. L’obiezione eretica alla Rivelazione e la sua formulazione concettuale nel Credo vincolante della Chiesa si traveste, come già avveniva con gli antichi gnostici, da ulteriore sviluppo del significato effettivo o, come avveniva con i cosiddetti modernisti del XIX secolo, da necessario adattamento alla limitata o contemporanea capacità di comprensione dei destinatari.

Contro il mainstream del mondo occidentale, sostenevano, non si poteva più dire quale fosse lo scopo della natura umana creata da Dio in due sessi. E l’attività sessuale al di fuori del matrimonio legittimo tra uomo e donna non si poteva più chiamare peccato senza esporsi all’ostracismo sociale o incorrere nella presunta giusta punizione attraverso il potere giudiziario, che deve vigilare sul pensare, parlare e agire in modo totalitario, socialmente consentito. In parole povere: non è altro che la dittatura del relativismo.

Rilinger: Ci sono tre gradi di ministero ordinato (diacono, sacerdote e vescovo) ma si tratta di un unico sacramento. Quindi sarebbe davvero una discriminazione, come ha avvertito il vescovo Rudolf Voderholzer a Francoforte, se le donne fossero ammesse solo come diaconi, ma non come sacerdoti o vescovi. In quali problemi ci si imbatte quando si chiede il diaconato per le donne?

Card. Müller: Esiste effettivamente un unico e indivisibile ministero sacramentale nei tre gradi di vescovo, sacerdote e diacono. Pertanto, i suoi elementi essenziali si applicano a tutti e tre i gradi di ordinazione. Questa consapevolezza è radicata nella tradizione di fede della Chiesa, ha prevalso anche di fronte alle obiezioni eretiche ed è quindi maturata fino a una definizione magisteriale che vincola ogni cattolico in coscienza.

Rilinger: L’ultima volta è stato adottato un testo secondo il quale le relazioni sessuali extraconiugali dovrebbero essere considerate positive. Ora è stato adottato un altro testo che dovrebbe facilitare la celebrazione di benedizioni per le relazioni sessuali di ogni tipo, ma anche per i divorziati civili e i risposati che vivono in violazione del loro matrimonio sacramentale indissolubile. Solo due anni fa, proprio queste benedizioni di relazioni sessuali non matrimoniali erano state dichiarate impossibili dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Cosa dice questo atteggiamento della Chiesa in Germania, dei vescovi tedeschi, ma anche di Roma, se non c’è un intervento immediato?

Card. Müller: La Congregazione per la Dottrina della Fede, a nome del Papa, ha chiaramente sottolineato la dottrina cattolica dei due sessi umani. Nella sua ultima intervista (marzo 2023) al quotidiano argentino La Nación, Papa Francesco ha lucidamente distinto tra la cura pastorale per le persone che lottano con l’attrazione erotica per l’altro sesso e la più pericolosa colonizzazione del mondo da parte dell’ideologia gender, completamente antiscientifica, che deve essere imposta a tutti – compresi i Paesi poveri – dalla corrispondente lobby miliardaria. Se un Paese si rifiuta, la lobby minaccia di bloccare gli aiuti allo sviluppo, accettando così deliberatamente la fame e l’impoverimento.

Questo è già evidente nel discorso pseudo-scientifico sull'”uomo biologico”. Come se la sessualità dell’uomo fosse qualcosa di diverso da un fatto biologico, che però, nell’unità corpo-anima dell’uomo, deve essere gestita anche moralmente, in funzione del bene morale, che giunge alla perfezione nell’amore.

La Chiesa cattolica è, infatti, l’unica istituzione al mondo che sostiene incondizionatamente la dignità della persona umana perché, secondo il comandamento di Dio, chiama la nocività del peccato per quello che è e allo stesso tempo impartisce a ogni peccatore la grazia del pentimento e della conversione, presentandogli così la prospettiva di una nuova vita nell’amore di Dio.

Al di là della definizione più originale, e quindi più progressiva e benefica, dell’uomo, che Gesù, il Figlio di Dio, ci ha definitivamente rivelato come volontà del Padre celeste e Creatore del mondo e dell’uomo (cfr. Mt 11,25-27), c’è la definizione di peccato, che è la volontà del Padre celeste. Mt 11,25-27), non c’è realizzazione umana che possa relativizzare la Sua parola: “Non avete letto che Colui che li ha fatti fin dal principio” [la ragione in cui si manifesta il proposito della volontà del Creatore] “li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due diventeranno una cosa sola”? Così non sono più due, ma uno solo” (Mt 19,4-6). “(Mt 19, 4-6).

Anche con i più sofisticati giri di parole, gli esegeti contemporanei non possono nascondere la verità rivelata che la negazione di Dio si traduce nella menzogna sulla giusta relazione tra uomo e donna e che, di conseguenza, i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso contraddicono la disposizione naturale bi-sessuale dell’uomo e costituiscono quindi un grave peccato (cfr. Rm 1,18-32; 1 Cor 6,9s). Né le bufere dei media mainstream né le multe e le pene detentive inflitte ai fedeli cristiani nelle dittature ideologiche sono in grado di cambiare questo stato di cose, anche se le leggi in materia vogliono essere formalmente democratiche in apparenza.

Rilinger: Un altro testo chiedeva di facilitare la predicazione laica, il battesimo laico e l’assistenza laica nelle cerimonie matrimoniali. A parte il fatto che, nella migliore delle ipotesi, ciò avviene già in alcune diocesi tedesche, che bisogno c’è di diaconi permanenti?

Card. Müller: Queste opzioni hanno la loro ragione non nella mancanza di sacerdoti e diaconi in Europa o in una speciale emergenza di salvezza in pericolo, ma nella smania dei laici a tempo pieno nel ministero pastorale di esercitare funzioni sacerdotali per aumentare il proprio prestigio sociale. Il ministro effettivo del battesimo è il vescovo o il sacerdote e anche, se nessuno dei due può essere presente, il diacono.

Un laico può amministrare un battesimo di emergenza solo in caso di necessità, quando è in gioco la salvezza individuale dell’anima del candidato al battesimo – ma non il battesimo solenne nella comunità di massa visibile. I laici, incaricati e formati teologicamente da un vescovo, possono pronunciare una parola spirituale in funzioni non eucaristiche e quindi partecipare alla predicazione sulla base del sacerdozio comune, se hanno una documentazione qualificante.

Nella teologia occidentale – che andrebbe approfondita – sono gli sposi ad amministrare reciprocamente il sacramento del matrimonio. Il vescovo o il sacerdote, in quanto rappresentante di Cristo e agente della Chiesa, conferma l’alleanza matrimoniale a loro nome. Già all’inizio del II secolo d.C., Ignazio di Antiochia scrive al suo fratello episcopale Policarpo di Smirne: “Ma gli uomini e le donne che si sposano devono formare la loro unione con l’approvazione del vescovo, affinché il loro matrimonio sia secondo Dio” [cfr. 1 Cor 7,39: “matrimonio nel Signore”] “e non secondo la propria concupiscenza. Tutto sia fatto ad onore di Dio”. (Cap. 5). Spingere i sacerdoti fuori dalla liturgia del matrimonio è quindi un passo nella direzione sbagliata.

Rilinger: Durante la conferenza stampa a conclusione del “Cammino sinodale”, il vescovo Georg Bätzing ha detto agli oppositori delle riforme: “Cosa vi stiamo togliendo con le decisioni che stiamo prendendo?”. E ha continuato: “Andate avanti e vivete ciò che è importante per voi, e noi non ve lo stiamo togliendo”. Come risponderebbe a questo, parlando per così dire a nome dei cattolici comuni?

Card. Müller: Questo è puro cinismo sulla falsariga dello slogan “Fermate i ladri!”. I cattolici fedeli non si lasceranno diffamare come oppositori delle “riforme”, certamente non da vescovi che – in completa contraddizione con l’ideale episcopale del Vaticano II – non dovrebbero schiaffeggiare gli altri con la loro propaganda anticattolica. I cattolici fedeli sono guidati dalla parola dell’apostolo sulla riforma della mente in Cristo: “Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, per provare qual è la volontà di Dio, ciò che è buono, gradito e perfetto”. (Rm 12,2).

Le risoluzioni del “Cammino sinodale” privano i fedeli cattolici della “verità del Vangelo” (Gal 2,5), per poi sostituirla con il pastone di lenticchie a buon mercato di un’ideologia sessuofobica, vero centro di gravità del “Cammino sinodale” tedesco, una sorta di materialismo nichilista che si fa beffe di Dio che ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza come maschio e femmina.

Rilinger: Come spiega il fatto che in ogni caso più di due terzi dei vescovi hanno votato a favore di testi che evidentemente contraddicono gli insegnamenti tradizionali della Chiesa? Come può un vescovo votare a favore o astenersi – un’astensione è stata conteggiata come un voto non espresso – se vede solo alcuni passaggi positivi nei testi, ma ne considera altri problematici? Alcuni vescovi hanno infatti dichiarato che faranno esattamente questo.

Il card. Müller: Si tratta di una grave violazione e di un abuso imperdonabile dell’autorità episcopale, proprio come la maggioranza dei vescovi impose con la forza l’eresia ariana, cioè la negazione della natura divina di Cristo, nell’Impero Romano d’Oriente, o come i vescovi donatisti, che avevano sviluppato una teologia sacramentale che si discostava da Roma, superarono i vescovi cattolici in Nord Africa al tempo di Sant’Agostino. A loro difesa, non possono invocare l’ignoranza, il timore di persecuzioni da parte di dittature anticlericali o la seduzione di una propaganda che fa il lavaggio del cervello. Devono conoscere l’insegnamento antropologico del Vaticano II sul matrimonio, la famiglia e la sessualità, in particolare anche sull’unità di corpo e anima nella persona umana (con autocoscienza e libertà). Sono stati anche pubblicamente richiamati sui loro gravi errori dal Papa stesso, dal cardinale Luis Ladaria, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e dal cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi.

Rilinger: I vescovi che hanno votato contro le riforme approvate sono ora sottoposti a forti pressioni. A questa pressione contribuiscono anche i riformatori, come si può dedurre dalle dichiarazioni di Bätzing alla conferenza stampa. Lei stesso è stato vescovo di Ratisbona. Quali raccomandazioni ha per i suoi confratelli? Come procederebbe in questa situazione?

Card. Müller: Negli ultimi anni è stato messo in scena questo gioco di dittatura mediatica, che già di per sé dimostra l’empietà di questi operatori della campagna, che arriva fino alle istituzioni pagate dai vescovi. Questa empietà si tradisce nelle agitazioni disumane e poco cristiane contro rappresentanti rispettabili e competenti, siano essi vescovi, sacerdoti o laici, sempre secondo il principio: se non ci sono argomenti, prova con l’insulto personale.

Rilinger: I sacramenti sono ancora validi, anche se un sacerdote o un vescovo appoggiano pienamente le risoluzioni del “Cammino sinodale”. Ma è consigliabile che i fedeli ricevano regolarmente i sacramenti da questo clero, o forse dovrebbero essere disposti a viaggiare di più, per ricevere la Santa Comunione la domenica in un altro luogo, per esempio?

Card. Müller: Sì, i sacramenti sono validi anche se sono amministrati da un vescovo scismatico o eretico – ma solo se intende semplicemente fare ciò che la Chiesa intende per questi sacramenti. Ma bisogna anche evitare queste persone che portano sulla cattiva strada tante pecorelle di Cristo a loro affidate. Tra l’altro, anche molti Padri della Chiesa sono stati duramente perseguitati dagli eretici, come Atanasio il Grande, Giovanni Crisostomo, Papa Martino I e altri.

La cosiddetta benedizione delle coppie omosessuali è una frode di facciata. L’apparenza del gesto della benedizione non corrisponde ad alcuna realtà della grazia di aiuto comunicata da Dio. È un grave peccato invocare il nome di Dio per giustificare la frivola trasgressione dei comandamenti di Dio (che ci salvano sempre dalla calamità del peccato) con l’amore di Dio. “Perché questo è l’amore di Dio: osservare i suoi comandamenti. E i suoi comandamenti non sono gravosi. Perché chiunque è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che vince il mondo, la nostra fede”. (1Gv 5, 3-4)

Rilinger: Nell’ambito delle ramificazioni del “cammino sinodale” – proprio come in un partito politico – è stato deciso a maggioranza ciò che i cattolici tedeschi devono credere e ciò che i cattolici di tutto il mondo devono credere. È compatibile con la Bibbia, nonché con gli insegnamenti e la tradizione della Chiesa, che le decisioni di fede siano determinate in modo vincolante da un voto di maggioranza secondo direttive politiche, soprattutto quando gran parte dei membri è teologicamente non istruita o istruita solo in modo rudimentale?

Card. Müller: Questa assemblea, che si definisce presuntuosamente “Cammino sinodale”, anche se non c’è stato il minimo segno di una discussione aperta e guidata dalla Parola di Dio, non ha alcun fondamento nella costituzione sacramentale della Chiesa. È solo un forum per lo scambio di opinioni, per quanto infruttuoso. Il “Cammino sinodale” non è affatto (come è stato affermato nella più completa ignoranza teologica) il sovrano della Chiesa nazionale tedesca al posto di Dio, che può dare ai vescovi l’ordine di abbandonare le verità rivelate a favore di una visione del mondo materialista o addirittura di opporsi diametralmente ad esse.

Ai vescovi che hanno accettato questi testi non biblici o si sono vigliaccamente astenuti dal votare, in piena contraddizione con la loro missione divina, cioè presentare e difendere la fede cattolica in tutta la sua verità e pienezza, si applica la parola dell’evangelista secondo cui “molti anche tra le autorità credettero in lui”, ma non lo confessarono apertamente, solo per paura di essere espulsi dalla sinagoga [oggi: il politicamente corretto della barbarie da salotto]: “perché amavano più la lode degli uomini che la lode di Dio”. (Gv 12,42-43).

Rilinger: Il “Cammino sinodale” pretende di rappresentare i cattolici tedeschi in modo giuridicamente vincolante, suggerendo di avere diritto a questa legittimità. Può un organismo extraecclesiastico non legittimato democraticamente prendere decisioni per tutti i cattolici tedeschi?

Card. Müller: Il “Cammino sinodale tedesco” non fa parte della costituzione sacramentale della Chiesa e non è altro che un organo informale. Non si può parlare di una rappresentanza giuridicamente vincolante dei cattolici. I membri di questo organismo, inviati dalla ZdK o nominati dai vescovi, non rappresentano la Chiesa né presso lo Stato, né presso la società, né presso la storia, e certamente non presso i cattolici nella loro fedele obbedienza a Dio. Non rappresentano nessuno se non se stessi. Anche se fossero stati delegati a questo organismo come rappresentanti dalla maggioranza dei cattolici tedeschi in una sorta di elezione generale e libera, non avrebbero avuto alcuna autorità che potesse vincolare i singoli cattolici tedeschi o la loro totalità nella loro coscienza di fede. Anche la maggioranza numerica dei vescovi non può obbligare nessuno all’obbedienza verso affermazioni contrarie alla fede o ordini contrari alla morale.

A differenza degli apostoli, i vescovi non sono portatori infallibili della Rivelazione, che è stata completata alla fine dell’era apostolica ed è disponibile nella sua interezza nella Sacra Scrittura e nella Tradizione apostolica. Essi godono dell’infallibilità (come interpretazione autentica del depositum fidei) nella loro interezza, sotto la guida del Romano Pontefice, solo se si attengono all'”insegnamento degli apostoli” (At 2,42) (Vaticano II, Dei verbum 7-10).

Rilinger: Il Comitato centrale dei cattolici (ZdK) pretende di rappresentare gli interessi del laicato cattolico nella sua interezza, anche se i membri dello ZdK non sono stati eletti in questo organismo dai cattolici tedeschi. La ZdK può quindi essere vista solo come una parvenza di rappresentanza. Questo organismo ha quindi la legittimità di rappresentare gli interessi dell’intero laicato cattolico tedesco?

Card. Müller: L’arrogante pretesa di rappresentare gli interessi dei cattolici è di per sé indice dell’orrendo analfabetismo teologico degli autori di questi mostruosi testi “sinodali”. A chi si rivolgeranno i membri battezzati del Corpo di Cristo per dichiarare e far valere i loro interessi, se hanno a cuore la salvezza del mondo in Cristo, piuttosto che la loro brama di potere puramente mondano?

Per inciso, la Chiesa pellegrina non ha alcun interesse mondano (Vaticano II, Lumen gentium 8). “Ispirata da nessuna ambizione terrena, la Chiesa non cerca che un unico obiettivo: portare avanti l’opera di Cristo sotto la guida dello Spirito amico. E Cristo è entrato in questo mondo per dare testimonianza alla verità, per soccorrere e non per giudicare, per servire e non per essere servito”. (Vaticano II, Gaudium et spes 3).

Rilinger: Eminenza, la ringraziamo per le sue argomentazioni, che si fondano sulla dogmatica della Chiesa cattolica romana e tengono quindi conto della lunga tradizione teologica della Chiesa romana.

 

Nota dell’editore (cioè del Catholic World Report, ndr): Questo saggio è stato pubblicato per la prima volta in tedesco su kath.net e viene qui (cioè su Catholic World Report, ndr) pubblicato per gentile concessione del signor Rilinger. Il saggio è stato tradotto da Frank Nitsche-Robinson.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

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