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di Sabino Paciolla

 

L’articolo di Donald DeMarco, pubblicato su Crisis Magazine, che invito a leggere per intero, denuncia quella che l’autore definisce una crescente pressione ideologica contro chi difende posizioni tradizionali su fede, sesso e identità, sostenendo che dire la verità sia diventato oggi un atto rischioso.

Il pezzo si apre citando Flannery O’Connor, secondo cui la verità “renderà strano” chi la professa, e collega questa idea alla recente decisione della Loyola University Maryland, una università cattolica e gesuita che si trova a Baltimora, nel Maryland (USA), fondata nel 1852, di rimuovere il nome della scrittrice da uno studentato dopo le proteste studentesche, nonostante l’opposizione di oltre 80 accademici e scrittori, che hanno firmato una lettera di protesta.

La decisione è stata presa nell’estate del 2020 dal presidente dell’università, il sacerdote gesuita Brian Linnane, a seguito di una petizione online firmata da oltre mille studenti che accusavano la scrittrice cattolica di razzismo in relazione al contenuto di alcune sue lettere private scritte negli anni ‘40.

La decisione ha sollevato forti polemiche nel mondo culturale: oltre 200 intellettuali, tra cui la nota scrittrice afroamericana Alice Walker, hanno firmato una lettera di protesta. Molti studiosi hanno difeso la O’Connor evidenziando come le sue opere letterarie abbiano in realtà messo a nudo e condannato il razzismo del Sud degli Stati Uniti e come la scrittrice avesse vissuto una profonda evoluzione spirituale e personale nel corso della sua vita. Ma tutto questo non è servito a nulla. 

L’autore dell’articolo su Crisis prosegue elencando episodi che, a suo giudizio, dimostrano come sostenere posizioni non allineate al pensiero dominante su temi LGBTQ+ comporti conseguenze concrete: la multa di 750.000 dollari inflitta a un ex membro di un consiglio scolastico della Columbia Britannica per dichiarazioni critiche verso la “coalizione LGBTQ+”, e la cancellazione di uno spettacolo del comico John Cleese nella stessa provincia canadese per il timore di sanzioni.

Il caso centrale dell’articolo riguarda una nuova legge dello Stato di New York che vieta camere e bagni separati per sesso nelle strutture di assistenza a lungo termine e obbliga il personale sanitario a usare i pronomi scelti dai pazienti. La norma coinvolge direttamente le Suore Domenicane di Hawthorne, la cui casa di riposo opera da quasi 125 anni. La Madre Superiora, citata nell’articolo, respinge la norma definendola una distorsione della realtà e ribadisce l’adesione della congregazione alla legge naturale, secondo cui uomo e donna restano categorie distinte e non modificabili.

Approvata dall’Assemblea di New York con 144 voti favorevoli contro 2, la legge è stata difesa dalla governatrice Kathy Hochul come strumento anti-discriminatorio. L’autore contrappone a questa posizione una precedente dichiarazione della governatrice rivolta ai repubblicani dello Stato, invitati provocatoriamente a trasferirsi in Florida, «Salite su un autobus e andate in Florida, dove appartenete, ok? Voi non siete newyorkesi», aveva detto, usandola come prova di un presunto doppio standard nel trattamento delle diverse sensibilità politiche e religiose.

Un secondo asse dell’articolo riguarda la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti nel caso United States v. Skrmetti (18 giugno 2025), che ha confermato con 6 voti a 3 la legittimità del divieto, in vigore in Tennessee e in altri 25 Stati, di somministrare bloccanti della pubertà e terapie ormonali a minori transgender. Il presidente della Corte, John Roberts, autore della sentenza, ha sostenuto che sia ragionevole concedere ai minori più tempo per comprendere la propria identità sessuale prima di intraprendere trattamenti irreversibili. La decisione è stata accolta con favore da esponenti repubblicani come i senatori Tom Cotton e Mike Lee e dalla procuratrice generale Pam Bondi.

L’articolo si chiude con riferimenti allo scrittore Marion Montgomery e al columnist William Murchison, entrambi critici verso l’idea di un’identità personale interamente autodeterminata, e con una citazione di San Tommaso d’Aquino sul primato della realtà rispetto alle opinioni. 

«Per san Tommaso d’Aquino, “lo scopo dello studio della filosofia non è imparare ciò che altri hanno pensato, ma imparare come stanno le cose nella realtà”. Seguendo la verità delle cose, scopriamo un percorso verso una vita migliore. Tutto il resto è confusione e tumulto», scrive Donald DeMarco.

La conclusione dell’autore è un invito a recuperare un pensiero che ponga la verità al di sopra di interessi personali o politici.

 

 

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