“No, non può passare come acqua sulle pietre la denuncia di ieri della Verità. Su qualunque specchio decidano di arrampicarsi, il governo e le autorità sanitarie non riusciranno a giustificare quel che giustificabile non è, e cioè l’inserimento nel computo dei morti per Covid di tutti coloro che siano stati positivi al Coronavirus anche diverso tempo prima, e che nel frattempo si siano negativizzati. Si tratta di una distorsione enorme, come se nel gioco del calcio qualcuno usasse i piedi per battere un fallo laterale: i tifosi insorgerebbero, a maggior ragione dinanzi all’eventuale silenzio dell’arbitro.”

Un interessante articolo di Daniele Capezzone pubblicato sul suo blog 

 

 

No, non può passare come acqua sulle pietre la denuncia di ieri della Verità. Su qualunque specchio decidano di arrampicarsi, il governo e le autorità sanitarie non riusciranno a giustificare quel che giustificabile non è, e cioè l’inserimento nel computo dei morti per Covid di tutti coloro che siano stati positivi al Coronavirus anche diverso tempo prima, e che nel frattempo si siano negativizzati. Si tratta di una distorsione enorme, come se nel gioco del calcio qualcuno usasse i piedi per battere un fallo laterale: i tifosi insorgerebbero, a maggior ragione dinanzi all’eventuale silenzio dell’arbitro.

In un paese minimamente normale, almeno sui dati, sulle modalità della relativa raccolta ed elaborazione, si dovrebbe essere tutti concordi, per poi – com’è naturale in una società aperta – dividersi sulla loro interpretazione e sulle azioni politiche da intraprendere. Ma “due più due” dovrebbe fare “quattro”, per tutti. Se invece ogni sera, nel momento della diffusione del bollettino, dobbiamo avere il fondato timore di un “racconto costruito”, di numeri “curvati” su un’esigenza politica, di cifre raccolte e aggiustate per tenere tesa la corda della paura, cambia tutto. E nessuno si fiderà più di nulla, meno che mai dello stato. Poi non ci si sorprenda se sono così pochi gli italiani disposti a scaricare l’app Immuni: se temo che le autorità pubbliche giochino con i numeri e con i dati personali, perché dovrei offrire volontariamente altri dati ultrasensibili?

A maggior ragione, la cosa indigna visto che ora al governo ci sono i fautori della mitica trasparenza, coloro che per anni ci hanno fatto la lezioncina col ditino alzato sulla necessaria openness del sistema, sullo stato da trasformare in una casa di vetro, sul diritto del cittadino a essere integralmente e correttamente informato. Curioso doppio standard, quello di questi signori: campioncini pro trasparenza quando erano all’opposizione, e invece spacciatori di dati per lo meno discutibili, se non farlocchi, ora che stanno al governo.

La cosa è ancora più grave se ne consideriamo il risvolto strettamente sanitario. A che serve affastellare una valanga di cifre se confondiamo sintomatici e asintomatici? A che serve se mettiamo nel calderone perfino chi, pur essendo stato positivo per qualche tempo, è morto per altre ragioni? Quale riverbero negativo ci sarà – anche in termini di studio e di impostazione delle politiche sanitarie pure rispetto ad altre patologie, da quelle cardiologiche a quelle oncologiche – se finiremo per sottostimare i dati sulla mortalità riferibili ad altre cause, visto che stiamo mettendo molto più del dovuto sul conto del Covid?

E’ più che mai necessario un atto di lealtà e di rispetto verso l’opinione pubblica. Sin dall’inizio della pandemia, questo giornale ha fatto ciò che accade nelle grandi democrazie occidentali: concentrare il proprio scrutinio critico ed esercitare una fisiologica attività di controllo su chi è al potere. E invece la sensazione è che altrove, a cominciare da alcune sedi istituzionali, il gioco sia avvenuto in direzione opposta: puntare il dito sui cittadini, in qualche caso addirittura criminalizzarli, per meglio deviare l’attenzione dai doveri a cui era ed è chiamato il governo insieme alle autorità sanitarie. Solo così si spiegano le campagne prima contro i runner, poi perfino contro chi portava a spasso il cane troppo a lungo, adesso contro i giovani o contro chi è stato in vacanza. Fermo restando che possano esserci state disattenzioni o superficialità anche da parte di qualche cittadino, infinitamente più grave è la posizione di uno stato che – da febbraio a oggi – non ha avuto né una convincente strategia sanitaria né una efficace strategia economica. Che si presenta all’appuntamento decisivo della riapertura delle scuole nel caos più assoluto. E che adesso, per sovrammercato, fa anche il pusher di dati discutibili, pasticciati, se non addirittura consapevolmente alterati ed esagerati.

A questo punto, non è eccessivo, ma è il minimo chiedere a governo e autorità sanitarie – anche prendendosi il tempo che sarà necessario – di riconteggiare tutti i dati, dall’inizio della pandemia a oggi. Per un verso, ed è la cernita fondamentale, includendo (tra i ricoverati e tra i morti) solo coloro che si siano trovati nell’una o purtroppo nell’altra condizione a causa del Covid, e non per altre circostanze. Lo ripetiamo ancora più chiaramente: se Tizio è morto per tumore o per crisi cardiaca, sia rispettivamente conteggiato tra i malati oncologici o tra quelli cardiopatici, senza che la casella del Coronavirus risulti artificialmente pompata e dopata. Per altro verso, e si tratta di un dato essenziale specie nella nuova fase alla quale andiamo incontro, e cioè quella di una convivenza – auspicabilmente – con un virus a più bassa intensità, sia operata una distinzione sempre più chiara tra chi ha i sintomi e chi non li ha. Se fosse ufficializzato che 9 su 10 degli attuali contagiati non hanno e non avranno alcun sintomo o malessere, si tratterebbe di un’informazione essenziale. I cittadini, cioè – è il caso di ricordarlo – i contribuenti grazie alle cui tasse sono pagati ministri, parlamentari e comitati vari, hanno diritto a sapere. Non sono bambini da minacciare, da terrorizzare, o peggio da imbrogliare.

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